C’è una voce nella busta paga di ogni tuo dipendente che finanzia la sua formazione, e in molte aziende nessuno la usa.
Non è un incentivo da richiedere, non è un bando da vincere. Sono soldi che stai già versando, che hanno il tuo nome sopra, e che hanno una data di scadenza.
Come funziona, in due paragrafi
Ogni azienda italiana versa all’INPS un contributo obbligatorio pari allo 0,30% delle retribuzioni, destinato alla formazione. È dovuto comunque, che tu faccia formazione o no.
Se l’azienda aderisce a un fondo interprofessionale, quella quota viene girata al fondo invece di restare all’INPS. Su Fondimpresa, il fondo più diffuso fra le imprese industriali, il 70% di quanto versi finisce in un conto intestato alla tua azienda, il Conto Formazione, che gestisci tu online. La percentuale può salire all’80% su richiesta, dall’Area Riservata, e la scelta è revocabile.
Il resto alimenta il Conto di Sistema, il conto collettivo che finanzia iniziative rivolte soprattutto alle PMI, a cui si accede tramite avvisi.
Il dettaglio che fa la differenza
Le risorse del Conto Formazione vanno utilizzate entro i due anni successivi all’anno in cui sono state accreditate.
Quello che non usi non resta lì ad accumularsi. Viene trasferito al Conto di Sistema, e da quel momento finanzia la formazione di altre imprese.
Non è una sanzione e non è un cattivo meccanismo: il fondo è nato per far circolare le risorse e non per farle dormire. Ma la conseguenza pratica è che molte aziende ogni anno regalano soldi propri, senza accorgersene, perché nessuno ha guardato il saldo.
La prima cosa da fare è guardarlo. Si vede dall’area riservata del fondo, e spesso è una cifra che sorprende chi non ci aveva mai messo gli occhi.
E la formazione sull’AI rientra?
Sì. I fondi interprofessionali finanziano la formazione del personale e non hanno un elenco chiuso di argomenti ammessi: non esiste una regola che escluda l’intelligenza artificiale, così come non ne esiste una che escluda le lingue o la sicurezza.
Quello che conta non è il tema, sono i requisiti formali: durata minima del percorso, documentazione di quello che è stato svolto, registro delle presenze, modalità di erogazione conformi, e in alcuni casi requisiti sul soggetto che eroga.
C’è un incastro utile da notare: la documentazione che i fondi chiedono è la stessa che serve a dimostrare l’adempimento dell’articolo 4 dell’AI Act, cioè programma, registro delle presenze, materiali e attestati. Un percorso impostato bene copre le due cose insieme senza lavoro aggiuntivo. Ne parliamo nella guida sull’obbligo di formazione dell’AI Act.
I canali, in ordine di velocità
Il conto aziendale. Il più rapido, perché è denaro già tuo e la pratica si gestisce online in autonomia. È la strada da provare per prima.
Gli avvisi del fondo. Bandi periodici, spesso rivolti alle PMI o a temi specifici come la digitalizzazione. Coprono anche aziende con un conto piccolo, ma hanno finestre di apertura e tempi di valutazione.
Bandi regionali e camerali. Cambiano molto da regione a regione e vanno guardati caso per caso. In diverse regioni ci sono voucher dedicati alla digitalizzazione che coprono formazione sull’AI.
Se la tua azienda non aderisce a nessun fondo, l’adesione si fa con una comunicazione in fase di denuncia contributiva e non ha costi aggiuntivi: il contributo lo stai già versando comunque.
Gli errori che vediamo più spesso
Aprire la pratica dopo aver fissato le date. È l’errore più comune e il più costoso. I finanziamenti chiedono che il percorso sia presentato prima dell’avvio, quindi la verifica va fatta all’inizio della conversazione col fornitore, non alla fine.
Dare per scontato che il fornitore sia idoneo. Alcuni canali pongono requisiti al soggetto erogatore. Va chiesto subito, perché scoprirlo dopo significa rifare tutto o rinunciare al finanziamento.
Costruire il percorso attorno al finanziamento. È la trappola peggiore, e produce corsi pensati per essere rendicontabili invece che utili. Il finanziamento deve abbassare il costo di quello che avresti fatto comunque, non decidere cosa fai.
Guardare il saldo una volta sola. Le risorse si accreditano nel tempo e scadono a scaglioni. Metterlo in calendario una volta l’anno costa cinque minuti.
Come si mette in fila
Prima guardi il saldo del conto e la scadenza. Poi decidi che formazione serve davvero, ragionando sul problema e non sul budget disponibile. Solo a quel punto verifichi quale canale la copre e in che misura, e imposti i tempi di conseguenza.
In quest’ordine il finanziamento diventa quello che deve essere: uno sconto su una cosa giusta. Nell’ordine inverso diventa il motivo per cui in aula si fa un corso che non serviva a nessuno.
Se stai ancora valutando cosa chiedere a un fornitore, le otto domande da fare prima di firmare e cosa sposta il prezzo coprono il resto della conversazione.
Se sei una piccola o media impresa, la pagina sulla formazione AI per PMI mostra come si costruiscono due giornate per tutto il team finanziabili coi fondi.