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Come scegliere un corso di AI per la tua azienda: 8 domande da fare prima di firmare

Il mercato della formazione sull'intelligenza artificiale in Italia è pieno di proposte che si somigliano tutte. Queste sono le domande che separano un percorso che lascia qualcosa da due giornate di slide.

Se stai cercando un corso di intelligenza artificiale per la tua azienda, avrai già notato che le proposte si somigliano tutte: stesse parole, stessi loghi dei tool, stessa promessa di trasformazione. La differenza fra un percorso che lascia qualcosa e due giornate di slide dimenticate non si vede dalla brochure.

Si vede dalle risposte a queste otto domande. Valgono per noi come per chiunque altro, ed è il motivo per cui le pubblichiamo.

1. Cosa fate prima del corso?

Questa è la domanda che separa più in fretta.

Un fornitore che arriva il primo giorno senza sapere niente dell’azienda terrà lo stesso corso che ha tenuto la settimana prima da un’altra parte. Le slide funzionano ovunque proprio perché non parlano di nessuno.

Quello che dovrebbe succedere prima è una ricognizione: su quali software lavorano davvero le persone, quante ore a settimana passano su attività ripetitive, chi in azienda sta già usando l’AI di nascosto con account personali. Sono dieci minuti a testa e cambiano tutto il resto, perché dicono su cosa esercitarsi in aula.

C’è un secondo motivo, meno ovvio: quella ricognizione è anche la fotografia di partenza contro cui misurerai il risultato. Senza, a fine percorso nessuno potrà dire se è servito.

2. Durante il corso, su quali file si lavora?

La risposta giusta è: sui loro.

Un esercizio costruito dal formatore funziona sempre, perché è stato costruito per funzionare. Il file vero dell’azienda invece è sporco, ha la colonna con le note scritte a mano e il formato che cambia da un mese all’altro, ed è esattamente lì che le persone si bloccheranno il lunedì dopo.

Se in aula non si apre mai un documento aziendale, quello che hai comprato è una dimostrazione, non una formazione.

3. Quanto dura la parte in cui le persone guardano lo schermo?

Domanda scomoda e molto rivelatrice. Nella maggior parte dei corsi di AI la risposta onesta sarebbe “quasi tutto il tempo”.

Un ordine di grandezza sensato: su una giornata, la parte di spiegazione frontale non dovrebbe superare l’ora. Il resto sono persone che lavorano al proprio computer con qualcuno che passa dietro le spalle.

4. Chi tiene il corso fa questo mestiere, o fa solo formazione?

Il mercato italiano della formazione AI si è riempito di formatori certificati da associazioni nate l’anno scorso. Vale la pena guardare cosa chiede quella certificazione: in diversi casi basta aver frequentato un corso sull’AI e pagare una quota annuale.

La domanda utile non è se il formatore è certificato. È cosa ha costruito negli ultimi sei mesi. Chi passa le giornate a implementare sa dove le cose si rompono, e in aula quella differenza si sente nei primi venti minuti.

5. Cosa resta in azienda quando ve ne andate?

Ci sono tre risposte possibili e non si equivalgono.

La prima è “le slide e la registrazione”. È la più comune ed è quella che invecchia peggio: fra sei mesi metà degli strumenti citati avrà cambiato nome o interfaccia.

La seconda è “le automazioni che abbiamo costruito noi”. Meglio, ma crea dipendenza: quando vanno aggiornate, chiami di nuovo il fornitore.

La terza è la competenza di costruirle, più il setup di partenza già configurato sui software che l’azienda usa. Costa più fatica in aula e regge negli anni, perché non è legata a un singolo strumento.

6. Come misurate il risultato?

Se la risposta contiene la parola “soddisfazione”, stai comprando un questionario di gradimento.

La misura che conta è un numero preso prima e ripreso dopo, sulla stessa domanda. Le ore a settimana su attività ripetitive funzionano bene perché le persone le sanno stimare, e perché la differenza si vede entro sessanta giorni.

Diffida dei numeri di efficienza dichiarati dal fornitore sui propri casi. Chiedi invece come farebbero a calcolarli sulla tua azienda, prima di cominciare.

7. Cosa succede nei due mesi dopo?

È la domanda che quasi nessuno fa, ed è quella che decide se i soldi erano spesi bene.

Dopo due giornate intense le persone tornano al lavoro arretrato, e senza un punto di riferimento nelle settimane successive l’entusiasmo si spegne dove si era acceso. Che forma abbia quel presidio conta meno del fatto che esista: una chat dove chiedere, un paio di appuntamenti fissati, qualcuno in azienda che ha il mandato di tenere la cosa in vita.

8. Come ci mettete in regola con l’AI Act?

Dal 2 febbraio 2025 l’articolo 4 del Regolamento UE 2024/1689 obbliga chi usa sistemi di intelligenza artificiale a garantire che le persone sappiano usarli. Non ci sono soglie dimensionali: riguarda anche l’azienda da dieci dipendenti.

Un fornitore serio lo sa e ti consegna il pacchetto che serve a dimostrarlo: programma svolto, registro delle presenze, materiali, verifica finale e attestato nominativo. Se lo scopri tu chiedendolo, e dall’altra parte c’è una pausa, hai un’informazione utile.

Ne abbiamo scritto per esteso nella guida sull’obbligo di formazione dell’AI Act.

La domanda dietro le otto domande

Tutte e otto girano attorno alla stessa cosa: il corso è costruito sulla tua azienda o è costruito una volta e venduto a tutti?

La prima costa di più da erogare, e si riconosce prima ancora di firmare, perché il fornitore ti chiede delle cose invece di raccontartene.

Se in azienda avete scelto Claude, la pagina sulla formazione su Claude per aziende mostra come applichiamo questi criteri a Claude, Cowork e Claude Code.

Domande frequenti

Meglio un corso online o in presenza?

Dipende da cosa deve succedere. Se l'obiettivo è che le persone sappiano cosa è un modello linguistico, un corso online registrato basta e costa un decimo. Se l'obiettivo è che il lunedì dopo lavorino diversamente, serve che durante il corso mettano le mani sui loro file, e questo in presenza succede e da remoto quasi mai.

Quante persone alla volta ha senso formare?

Sopra le venti in una sala sola si perde il pezzo pratico: il formatore non riesce a passare fra le postazioni e chi si blocca resta indietro senza dirlo. Se l'azienda è grande conviene dividere in gruppi omogenei per funzione, non per livello di seniority.

Serve che i partecipanti sappiano già usare l'AI?

No, e anzi un gruppo misto funziona meglio di uno omogeneo, a patto che il fornitore lo sappia prima. Chi è già avanti diventa il riferimento interno dopo il corso, ed è la persona su cui conviene investire di più.

Come si capisce se il corso ha funzionato?

Confrontando un numero misurato prima con lo stesso numero misurato dopo. Di solito sono le ore a settimana spese su attività ripetitive, dichiarate dalle persone stesse prima del corso. Se un fornitore non misura niente all'ingresso, a fine percorso non potrà dimostrare nulla e lo sa già.

La formazione sull'AI si può finanziare?

Spesso sì, almeno in parte: i fondi interprofessionali a cui l'azienda già aderisce, i voucher e i bandi regionali coprono percorsi formativi sull'intelligenza artificiale. Va verificato caso per caso, perché cambiano i tempi di presentazione e i requisiti del fornitore.

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