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Automazione dei processi con l'AI: quale scegliere per primo e come non sbagliarlo

Il processo giusto da automatizzare per primo non è il più costoso né il più fastidioso. È quello che soddisfa quattro condizioni insieme, e di solito nessuno lo aveva in cima alla lista.

“Da cosa cominciamo” è la domanda che segue immediatamente “vogliamo automatizzare qualcosa con l’AI”, e la risposta sbagliata fa perdere mesi.

La scelta sbagliata più comune è partire dal processo che costa di più. Sembra razionale e quasi sempre non lo è: il processo più costoso è anche il più complesso, il più presidiato e quello dove un fallimento fa più rumore.

Il primo processo non deve essere il più prezioso. Deve essere quello che riesce.

Le quattro condizioni del primo processo

Vanno soddisfatte tutte e quattro insieme. Se ne manca una, il candidato scende in fondo alla lista.

  1. 01

    Si ripete spesso e in modo simile

    Non identico: simile. Se succede ogni giorno, il ritorno arriva in fretta e si accumulano abbastanza casi da capire se funziona.

  2. 02

    Ha un ingresso e un'uscita chiari

    "Arriva questo documento, deve finire lì dentro in questo formato". Se non sai dire dove comincia e dove finisce, non sei pronto ad automatizzarlo: sei pronto a capirlo.

  3. 03

    Un errore si vede e si corregge

    Se un errore passa inosservato per settimane, quel processo non è il primo. Serve che chi lo usa se ne accorga subito.

  4. 04

    La persona che lo fa è disponibile a starci dentro

    La condizione che nessuno mette nelle liste e che affonda più progetti. Senza, l'automazione viene costruita su una descrizione invece che sulla realtà.

Dove cercare i candidati

Non nei diagrammi di processo. Nelle risposte delle persone a una domanda sola: quante ore a settimana passi a fare cose che potrebbe fare chiunque al posto tuo?

Le risposte che tornano più spesso, in aziende di ogni dimensione:

  • ricopiare dati da un sistema a un altro
  • leggere documenti per estrarne quattro campi
  • scrivere la stessa email con piccole variazioni
  • cercare informazioni sparse in più posti per rispondere a una domanda
  • preparare lo stesso report ogni settimana

Sono cinque famiglie, e in quasi ogni ufficio almeno tre sono presenti.

La differenza con l’automazione che conosci già

Molte aziende hanno provato l’automazione tradizionale e ne sono uscite deluse. Vale la pena capire perché, perché cambia cosa aspettarsi.

L’automazione classica esegue passi fissi: prendi il valore in quella posizione, mettilo in quell’altra. Funziona benissimo finché tutto resta al suo posto, e si rompe appena un fornitore cambia il layout della fattura.

Un modello linguistico interpreta: capisce che quel numero è l’imponibile anche se ha cambiato posizione. Regge la variazione, che è esattamente il punto dove l’automazione tradizionale falliva.

Il rovescio della medaglia: essendo interpretazione, non è deterministica. Ogni tanto sbaglia, quindi serve un modo per accorgersene. Le due tecnologie non si sostituiscono, si usano dove ciascuna è forte.

Come si imposta, in pratica

Prima si misura. Quante volte succede, quanto tempo prende, quanti casi finiscono in eccezione. Senza questi tre numeri, dopo non potrai dire se è servito.

Poi si costruisce sul caso normale, quello che copre la maggior parte dei volumi. Non sui casi strani: quelli si affrontano dopo, e alcuni resteranno a mano per sempre, il che va benissimo.

Si parte in affiancamento. Per le prime settimane l’automazione propone e la persona conferma. Serve a misurare quanto spesso ha ragione, con dati veri e non con una prova di laboratorio.

Si alza l’automatismo solo con i numeri in mano. E si tiene sempre una soglia: sotto una certa confidenza, o sopra un certo importo, passa comunque a una persona.

Si decide chi la mantiene. Prima di considerarla finita, non dopo.

Quando conviene dire di no

Tre casi in cui automatizzare costa più di quanto rende, e vanno detti prima.

Il processo cambia ogni mese. Passerai più tempo ad aggiornare l’automazione di quanto ne risparmi.

Le eccezioni sono più della metà. Se il caso normale copre il quaranta per cento dei volumi, stai automatizzando la minoranza del lavoro e tenendo a mano il resto, con in più il costo di gestire due strade.

Toglie già poco tempo. Un’ora al mese non giustifica il lavoro di impianto e di manutenzione, per quanto sia fastidiosa.

L’errore più costoso in assoluto

Automatizzare un processo rotto.

Se il processo ha un passaggio che esiste solo perché due anni fa qualcuno ha sbagliato una volta, l’automazione lo cristallizza per sempre. Prima di automatizzare vale la pena chiedersi se quel passaggio serve ancora: capita spesso che il vero guadagno sia toglierlo, e a quel punto non c’è niente da automatizzare.

È anche il momento in cui l’esercizio ripaga di più, perché nessuno guarda un processo con attenzione se non quando deve spiegarlo a una macchina.

I quattro livelli di complessità e cosa serve prima di un preventivo stanno nella guida su quale agente AI serve alla tua azienda. Il metodo per misurare il ritorno è qui.

Quando il processo ha troppi passaggi per un agente solo, servono applicazioni agentiche: più agenti con un compito ciascuno.

Domande frequenti

Che differenza c'è fra RPA e automazione con AI?

L'RPA esegue passi fissi e si rompe quando qualcosa cambia posizione o formato. Un modello linguistico interpreta, quindi regge le variazioni. La conseguenza pratica è che l'AI funziona dove l'RPA falliva, cioè sui documenti che arrivano sempre un po' diversi.

Devo mappare tutti i processi prima di cominciare?

No, ed è il consiglio che blocca più aziende. La mappatura completa prende mesi e invecchia mentre la fai. Serve conoscere bene il processo che automatizzi per primo, non tutti.

Meglio automatizzare il processo più costoso?

Quasi mai per primo. Il processo più costoso è anche il più complesso e il più presidiato, quindi è quello dove un fallimento fa più rumore. Il primo deve essere quello che riesce, perché serve a costruire fiducia.

Chi deve costruire l'automazione?

Idealmente chi fa quel lavoro, con qualcuno che lo affianca. Un'automazione costruita da fuori e consegnata funziona finché non cambia qualcosa, e a quel punto nessuno dentro sa metterci mano.

Quando conviene fermarsi e non automatizzare?

Quando il processo cambia ogni mese, quando i casi eccezionali sono più della metà, e quando il tempo che toglie è già piccolo. In quei tre casi l'automazione costa più di quello che rende, e va detto prima.

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