# Martes AI > Martes AI porta l'intelligenza artificiale dentro il lavoro quotidiano delle aziende > italiane: prima forma le persone, poi costruisce e mantiene le soluzioni che ne nascono. > Oltre 850 figure chiave formate in piu' di 65 aziende italiane. Oltre 75 soluzioni AI in produzione. Testo completo di pagine e guide, in un file solo: [llms-full.txt](https://www.martes-ai.com/llms-full.txt) ## Chi siamo Martes AI S.R.L. Sede legale: Via Aurelia 325, 00165 Roma. Sede operativa: Via Innocenzo XI 45, 00165 Roma. P.IVA 18331241002. Societa' italiana di formazione aziendale sull'intelligenza artificiale e di AI engineering. Il lavoro si articola su tre binari: **formazione aziendale** (la porta di ingresso e il grosso dell'attivita'), **prodotti in abbonamento** e **engineering as a service**. ## Formazione aziendale Due giornate in sede, in cui il team lavora al computer sui propri file. Non e' un corso di slide: le slide occupano circa un'ora. Il metodo ha quattro fasi: 1. **Assessment**, dieci minuti a testa, compilato da tutta la squadra due settimane prima. Fa emergere chi e' gia' avanti, chi fara' resistenza e perche', su quali software si lavora davvero, e quante ore a settimana ognuno passa su attivita' ripetitive. Quest'ultimo dato e' la baseline con cui si misurera' il ritorno. 2. **Giorno 1**: ogni persona costruisce il proprio secondo cervello, collegato ai software su cui lavora. E' il cervello che intervista la persona, quindi da una stanza di quindici escono quindici cervelli diversi. E' una cartella sul computer, non un corso su uno strumento: continua a funzionare anche se cambia il modello di riferimento. 3. **Giorno 2**: si costruiscono le automazioni sulle attivita' ripetitive dichiarate nell'assessment (riunioni, offerte, report di sede). A fine giornata girano sulla casella e sui file di chi le ha costruite. 4. **Training continuo e KPI**: dopo due o tre settimane si rifa' il conto delle ore sulle stesse persone e sulle stesse attivita'. La differenza e' il ritorno della formazione. **Finanziamento**: la formazione e' spesso finanziabile almeno in parte tramite fondi interprofessionali, voucher e bandi regionali. Non e' automatico e dipende dalla situazione della singola azienda. Pagina: https://www.martes-ai.com/formazione-aziendale/ ## Prodotti in abbonamento - **Prisma**: i dipendenti parlano all'AI. Vocali, foto e messaggi WhatsApp diventano rapportini, task e ticket strutturati in dashboard. https://www.martes-ai.com/prisma/ - **Ambra** (da 149 euro/mese): l'AI parla ai clienti. Riattiva i contatti dormienti su WhatsApp e via email, gestisce le conversazioni e prenota appuntamenti, con human in the loop. https://www.martes-ai.com/ambra/ - **Company Brain** (su progetto, a sprint): documenti, mail e numeri dell'azienda in un posto solo, interrogabili in linguaggio naturale; sui numeri i calcoli li fa un database. Installato sul cloud del cliente (AWS o Azure) in Europa, permessi per reparto. https://www.martes-ai.com/company-brain/ ## Engineering as a Service Ingegneri AI a pacchetti di ore mensili per costruire e mantenere soluzioni su misura, senza assunzioni interne. Si entra dopo la formazione oppure con un progetto diretto. Sui progetti custom si parte da un prototipo funzionante in dieci-quattordici giorni. https://www.martes-ai.com/engineering-as-a-service/ ## Sicurezza e trattamento dei dati Nella formazione i dati sensibili non entrano nel perimetro: si lavora su Claude Team senza caricare documenti riservati, e quel piano non addestra i modelli sui contenuti dell'organizzazione. Il Company Brain e' software di Martes AI concesso in licenza d'uso: resta installato e operativo sull'infrastruttura del cliente, in una regione europea e con le sue chiavi. Il contenuto (documenti, concetti, dati) e' del cliente ed e' esportabile. Governance e informative privacy sono seguite da uno studio legale partner. https://www.martes-ai.com/sicurezza-dati/ ## Formazione individuale - **Corso Claude Code + Cowork** (549 euro): il corso registrato, da seguire quando si vuole. https://www.martes-ai.com/corso-claude/ - **Claude Code Mastermind** (1.199 euro, 1.000 con il corso): una giornata negli uffici di Roma, otto posti per sessione. - **Risorse gratuite**: https://www.martes-ai.com/templates/ - **Assessment AI gratuito**: otto domande in tre minuti, restituisce un documento con le ore all'anno perse in lavoro ripetitivo, il livello di maturita', quali software collegare per primi e un piano a 90 giorni. https://guida.riccardobelli.ai/ ## Pagine principali - [Home](https://www.martes-ai.com/) - [Formazione aziendale](https://www.martes-ai.com/formazione-aziendale/): due giornate in sede, assessment, training continuo e KPI - [Prodotti](https://www.martes-ai.com/products/): Ambra, Company Brain, Prisma - [Engineering as a Service](https://www.martes-ai.com/engineering-as-a-service/): ingegneri AI a pacchetti di ore mensili - [Company Brain](https://www.martes-ai.com/company-brain/): documenti, mail e numeri dell'azienda interrogabili in linguaggio naturale - [Ambra](https://www.martes-ai.com/ambra/): riattivazione dei contatti dormienti su WhatsApp e via email - [Sicurezza e dati](https://www.martes-ai.com/sicurezza-dati/) - [Casi studio](https://www.martes-ai.com/casi-studio/) - [Guide](https://www.martes-ai.com/guide/) - [Blog](https://www.martes-ai.com/blog/) - [Chi siamo](https://www.martes-ai.com/chi-siamo/) - [Contatti](https://www.martes-ai.com/contatti/) ## Formazione - [Formazione su Claude, Cowork e Claude Code per aziende](https://www.martes-ai.com/formazione-claude-aziende/) - [Formazione AI per grandi aziende ed enterprise](https://www.martes-ai.com/formazione-ai-enterprise/) - [Formazione AI per PMI, finanziabile coi fondi interprofessionali](https://www.martes-ai.com/formazione-ai-pmi/) - [Corso Claude Code + Cowork](https://www.martes-ai.com/corso-claude/): il corso registrato, 549 euro ## Sviluppo e Company Brain - [Sviluppo di agenti AI su misura](https://www.martes-ai.com/sviluppo-agenti-ai/) - [Sviluppo di applicazioni agentiche](https://www.martes-ai.com/sviluppo-applicazioni-agentiche/) - [Sviluppo AI su misura, software e integrazioni](https://www.martes-ai.com/sviluppo-ai-su-misura/) - [Agenti AI per enterprise](https://www.martes-ai.com/agenti-ai-enterprise/) - [Agenti AI per PMI](https://www.martes-ai.com/agenti-ai-pmi/) - [Assistente AI aziendale sui documenti e sui dati](https://www.martes-ai.com/assistente-ai-aziendale/) ## Guide 37 guide per chi deve decidere. Indice: [Guide AI per le aziende](https://www.martes-ai.com/guide/) ### Normativa e dati - [Formazione AI obbligatoria: cosa impone l'AI Act alle aziende](https://www.martes-ai.com/guide/ai-act-formazione-obbligatoria-aziende/) - [AI Act per le PMI: cosa devi fare davvero](https://www.martes-ai.com/guide/ai-act-cosa-deve-fare-una-pmi/) - [Intelligenza artificiale e GDPR: cosa puoi mettere dentro ChatGPT](https://www.martes-ai.com/guide/intelligenza-artificiale-e-gdpr-in-azienda/) - [Shadow AI: cosa fare quando i dipendenti la usano gia'](https://www.martes-ai.com/guide/shadow-ai-in-azienda/) - [Checklist AI Act per le aziende: i controlli e la prova da conservare](https://www.martes-ai.com/guide/ai-act-checklist-compliance-aziende/) - [Classificazione del rischio nell'AI Act, caso per caso](https://www.martes-ai.com/guide/classificazione-rischio-ai-act/) ### Scegliere e comprare - [Come scegliere un corso di AI per la tua azienda](https://www.martes-ai.com/guide/come-scegliere-corso-ai-aziende/) - [Quanto costa la formazione AI per un'azienda](https://www.martes-ai.com/guide/quanto-costa-formazione-ai-aziende/) - [Formazione AI finanziata coi fondi interprofessionali](https://www.martes-ai.com/guide/formazione-ai-finanziata-fondi-interprofessionali/) - [Formazione AI interna o fornitore esterno](https://www.martes-ai.com/guide/corso-ai-interno-o-fornitore-esterno/) - [Quanto costa un agente AI su misura](https://www.martes-ai.com/guide/quanto-costa-un-agente-ai-su-misura/) - [Chi fa formazione AI per le aziende in Italia](https://www.martes-ai.com/guide/migliori-aziende-formazione-ai-italia/) - [Chi sviluppa agenti AI per le aziende in Italia](https://www.martes-ai.com/guide/migliori-aziende-agenti-ai-italia/) - [Consulenza AI in Italia: le categorie di fornitore](https://www.martes-ai.com/guide/migliori-aziende-consulenza-ai-italia/) - [Corsi di intelligenza artificiale per aziende: i cinque formati](https://www.martes-ai.com/guide/migliori-corsi-intelligenza-artificiale-aziende/) - [ChatGPT o Claude per aziende: come si sceglie](https://www.martes-ai.com/guide/chatgpt-o-claude-per-aziende/) - [Microsoft Copilot o Claude in azienda: come si sceglie](https://www.martes-ai.com/guide/microsoft-copilot-o-claude-in-azienda/) ### Adozione e metodo - [AI adoption in azienda: far usare davvero l'AI al team](https://www.martes-ai.com/guide/ai-adoption-aziende/) - [Automazione dei processi con l'AI: quale scegliere per primo](https://www.martes-ai.com/guide/automazione-processi-con-ai-guida/) - [Come misurare il ritorno dell'AI in azienda](https://www.martes-ai.com/guide/come-misurare-roi-ai-azienda/) - [Integrare l'AI nei software che gia' usi](https://www.martes-ai.com/guide/integrare-ai-nei-software-che-gia-usi/) - [Agenti AI in azienda: i quattro livelli](https://www.martes-ai.com/guide/sviluppo-agenti-ai-per-aziende/) - [Agenti AI: cosa sono e come si usano in azienda](https://www.martes-ai.com/guide/agenti-ai-cosa-sono/) - [Claude Cowork in azienda: come si introduce al team](https://www.martes-ai.com/guide/claude-cowork-in-azienda/) - [Claude Team: cos'e' il piano aziendale e come si attiva](https://www.martes-ai.com/guide/claude-team-piano-aziendale/) - [Claude Enterprise: quando serve e cosa chiedere prima di firmare](https://www.martes-ai.com/guide/claude-enterprise-quando-serve/) - [Claude Code in azienda: cos'e', chi lo usa e come si introduce al team](https://www.martes-ai.com/guide/claude-code-in-azienda/) ### Per reparto - [AI per HR e recruiting](https://www.martes-ai.com/guide/ai-per-hr-e-recruiting/) - [AI per amministrazione e finance](https://www.martes-ai.com/guide/ai-per-amministrazione-e-finance/) - [AI per l'ufficio acquisti](https://www.martes-ai.com/guide/ai-per-ufficio-acquisti/) - [AI per il commerciale](https://www.martes-ai.com/guide/ai-per-il-commerciale/) - [AI per la logistica e i trasporti](https://www.martes-ai.com/guide/ai-per-la-logistica/) - [AI per studi professionali](https://www.martes-ai.com/guide/ai-per-studi-professionali/) - [Intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione](https://www.martes-ai.com/guide/intelligenza-artificiale-pubblica-amministrazione/) ### Company Brain - [Company Brain: cos'e' e quando serve](https://www.martes-ai.com/guide/company-brain-cosa-e/) - [Company Brain o chatbot aziendale](https://www.martes-ai.com/guide/company-brain-vs-chatbot-aziendale/) - [Secondo cervello: come si costruisce quello di una persona](https://www.martes-ai.com/guide/secondo-cervello-aziendale-come-costruirlo/) ## Casi studio - [Metodo ABF: 500.000 euro fra costi evitati e valore, secondo il fondatore](https://www.martes-ai.com/casi-studio/formazione-ai-metodo-abf-tartufoli/) - [Truck Italia: formazione AI del management, gruppo da 126 milioni](https://www.martes-ai.com/casi-studio/formazione-ai-management-truck-italia/) - [Farvima Medicinali: formazione AI ai 16 manager](https://www.martes-ai.com/casi-studio/formazione-ai-management-farvima-medicinali/) - [AdSP del Mare di Sardegna: formazione AI a 100 persone e 34 AI Champion](https://www.martes-ai.com/casi-studio/formazione-ai-adsp-mare-di-sardegna/) - [ADR Center: formazione AI al management](https://www.martes-ai.com/casi-studio/formazione-ai-management-adr-center/) - [Kerberos Energy: l'agente che gestisce 800 preventivi l'anno](https://www.martes-ai.com/casi-studio/agente-email-intelligente-kerberos-energy/) - [Swiss Natural Med: ricerca scientifica, 300.000 euro risparmiati l'anno](https://www.martes-ai.com/casi-studio/automazione-ricerca-scientifica-swiss-natural-med/) - [Better Bookings: il Company Brain, 60.000 euro risparmiati l'anno](https://www.martes-ai.com/casi-studio/company-brain-better-bookings/) - [WeTravel Group: agente AI su WhatsApp per Bluvacanze](https://www.martes-ai.com/casi-studio/50-clienti-in-piu-al-mese-agenzia-di-viaggio-wetravel-group/) - [Fantozzi & Associati: da LinkedIn a tre call qualificate in otto giorni](https://www.martes-ai.com/casi-studio/generazione-di-lead-qualificati-via-linkedin/) - [Clinica Oculistica Santa Lucia: automazione AI](https://www.martes-ai.com/casi-studio/automazione-ai-clinica-oculistica-santa-lucia/) - [Studio Longhitano: F24 su WhatsApp](https://www.martes-ai.com/casi-studio/f24-whatsapp-studio-longhitano/) - [BuildUp FM: rendicontazione su WhatsApp con Prisma](https://www.martes-ai.com/casi-studio/rendicontazione-whatsapp-buildup-fm/) - [Afrocarbon: task e rendicontazione via WhatsApp con Prisma](https://www.martes-ai.com/casi-studio/prisma-task-management-afrocarbon-neutralia/) - [Monni Srl: rendicontazione operativa con agente WhatsApp](https://www.martes-ai.com/casi-studio/automazione-rendicontazione-monni-srl/) - [Digital Turnover: dati, contenuti e post gestiti da un agente AI](https://www.martes-ai.com/casi-studio/digital-turnover-automazione-content-intelligence/) - [Shape Up: agente AI per una newsletter scientifica](https://www.martes-ai.com/casi-studio/agente-ai-newsletter-scientifica-shape-up/) - [E-commerce: supporto clienti AI e tracciamento ordini](https://www.martes-ai.com/casi-studio/supporto-clienti-ai-e-tracciamento-ordini-dinamico-per-un-ecommerce/) ## Contatti - Email: contact@martes-ai.com - [Prenota una call](https://www.martes-ai.com/contatti/) - [Risorse gratuite](https://www.martes-ai.com/templates/) - [Assessment AI gratuito](https://guida.riccardobelli.ai/) - [YouTube](https://www.youtube.com/@riccardobellicontarini) - [LinkedIn](https://www.linkedin.com/company/martes-ai) # Pagine per argomento, testo completo ## Formazione su Claude per aziende https://www.martes-ai.com/formazione-claude-aziende/ Formazione su Claude per le aziende, in sede e al computer: il team impara Claude, Cowork e Claude Code sulle proprie attività e torna alla scrivania con strumenti già costruiti. Oltre 850 figure chiave formate. Durata: Due giornate intere in sede, ognuno al proprio computer. Prima: Un assessment di dieci minuti a persona, due settimane prima. Dopo: Training continuo: corsi registrati sempre disponibili e coaching uno a uno e di gruppo. Dove: In presenza nella sede dell'azienda, in tutta Italia. Martes AI ha sede a Roma. Strumenti: Claude, Cowork e Claude Code, su piano aziendale. Finanziamento: Finanziabile con i fondi interprofessionali. Per chi e': Per le aziende che hanno scelto Claude e vogliono vederlo nel lavoro di tutti i giorni. - Chi usa Claude ogni giorno: Direzione, amministrazione, HR, commerciale: Claude e Cowork su documenti, posta, fogli di calcolo e procedure. - Chi sviluppa: IT e sviluppatori: Claude Code e Cowork, skill, server MCP e automazioni collegate ai sistemi dell'azienda. - Il management: Chi decide dove l'AI entra nei processi: priorità, regole d'uso, cosa si misura. - Chi sta attivando Claude Team: La formazione accompagna il rilascio al team: progetti condivisi, connettori, regole su cosa si carica e cosa no. Metodo: assessment del team, due giornate in sede al computer, training continuo, KPI sulle ore recuperate. Cosa include: Non un attestato: strumenti che funzionano il lunedì dopo. - Un secondo cervello per persona: Progetti e istruzioni di Claude impostati sul lavoro di ognuno. - Skill sulle attività ripetitive: Due o tre per partecipante, costruite in aula sui processi dell'azienda. - Regole d'uso chiare: Cosa si può caricare, quali dati restano fuori, come si usano i connettori. - Una mappa delle priorità: Dove l'automazione vale di più, emersa dal confronto fra reparti. - La misura del ritorno: Le ore dichiarate prima e dopo, sulle stesse attività. - Un linguaggio comune: Reparti e sedi che parlano di AI allo stesso modo. Casi: - Metodo ABF: 500.000 € fra costi evitati e valore entro fine anno, secondo il fondatore. Software passato da 5-6.000 € al mese a meno di 1.000. L'app per le clienti pronta in due settimane. https://www.martes-ai.com/casi-studio/formazione-ai-metodo-abf-tartufoli/ - Truck Italia: 126 mln € di fatturato: tutto il management formato in due giornate. Un vocabolario comune sull'AI fra reparti che prima non ne parlavano. Poi una lista di casi d'uso da mettere in priorità. https://www.martes-ai.com/casi-studio/formazione-ai-management-truck-italia/ Domande frequenti: D: Serve avere già Claude Team o Claude Enterprise? R: No: si può partire dal piano che l'azienda ha già oppure attivarne uno. Per un team consigliamo un piano aziendale. Con Claude Team l'amministratore controlla accessi e connettori. I contenuti dell'azienda non vengono usati per addestrare i modelli, a parte i feedback espliciti con il pollice, che si possono disattivare. D: Che differenza c’è con il corso Claude online? R: Il corso online è individuale e on demand, per chi impara da solo. La formazione aziendale si fa in sede con il team, parte da un assessment e lavora sui processi dell'azienda. D: Il percorso è diverso per chi sviluppa? R: Lo decide l'assessment, in base a chi c'è in aula. Chi lavora su documenti, posta e analisi usa Claude e Cowork. Chi sviluppa lavora su Claude Code e Cowork: skill, server MCP e automazioni collegate ai sistemi interni. D: I dati dell’azienda sono al sicuro durante la formazione? R: In formazione i dati sensibili non entrano: si lavora su Claude Team senza caricare documenti riservati. Le regole su cosa si può caricare fanno parte del percorso. D: Quanto costa? R: Dipende dal numero di persone e dalla struttura dell'azienda. Il preventivo arriva dopo una call in cui capiamo team e obiettivi. La formazione si può finanziare con i fondi interprofessionali. ## Formazione AI per grandi aziende https://www.martes-ai.com/formazione-ai-enterprise/ Formazione AI per grandi aziende ed enti: assessment su tutta la squadra, giornate in sede per reparto, regole su dati e strumenti, AI champion e KPI misurati persona per persona. Oltre 850 figure chiave formate. Durata: Due giornate intere in sede, ognuno al proprio computer. Prima: Un assessment di dieci minuti a persona, due settimane prima. Dopo: Training continuo: corsi registrati sempre disponibili e coaching uno a uno e di gruppo. Dove: In presenza nella sede dell'azienda, in tutta Italia. Martes AI ha sede a Roma. Strumenti: Claude, Cowork e Claude Code, su piano aziendale. Finanziamento: Finanziabile con i fondi interprofessionali. Per chi e': Per le organizzazioni dove l'AI è già arrivata come iniziativa personale e adesso deve diventare il modo in cui si lavora. - Più reparti, più sedi: Direzione, amministrazione, commerciale, HR, operations: ognuno con i suoi software e le sue attività ripetitive. - Chi deve rispondere dei dati: IT, sicurezza e compliance vogliono sapere quali strumenti si usano, con quali account e cosa ci finisce dentro. - Il management: Le persone che disegnano le procedure decidono se l'AI resta un giocattolo individuale o cambia il lavoro. - Enti e aziende pubbliche: Organizzazioni fatte di pratiche, documenti e scadenze, dove il lavoro ripetitivo è un costo diretto. Metodo: assessment del team, due giornate in sede al computer, training continuo, KPI sulle ore recuperate. Cosa include: Un programma, non un evento. - Assessment di tutta la squadra: Chi è già avanti, chi farà muro, quali software si usano, quante ore vanno in lavoro ripetitivo. - Giornate in sede per gruppo: Ognuno al proprio computer, sulle attività del proprio reparto. - Regole su dati e strumenti: Account aziendali, controlli amministrativi sui connettori, cosa non si carica. - AI champion: I nomi di chi la usa meglio, su cui poggia l'adozione nel resto dell'azienda. - KPI per persona: Processi automatizzati e ore recuperate, confrontati col punto di partenza. - Casi d'uso da sviluppare: Le soluzioni che il team costruisce da solo e che vale la pena trasformare in strumenti aziendali. Casi: - Truck Italia: 126 mln € di fatturato: tutto il management formato in due giornate. Un vocabolario comune sull'AI fra reparti che prima non ne parlavano. Poi una lista di casi d'uso da mettere in priorità. https://www.martes-ai.com/casi-studio/formazione-ai-management-truck-italia/ Domande frequenti: D: Da quale reparto conviene partire? R: Dal management. Sono le persone che disegnano le procedure: se l'AI entra nel loro lavoro, il resto dell'azienda la segue. Poi si procede per gruppi, con l'assessment che dice dove il ritorno è più alto. D: Come si gestiscono sicurezza e dati? R: In formazione i dati sensibili non entrano: si lavora su piani aziendali come Claude Team senza caricare documenti riservati. Con un piano aziendale ci sono accesso centralizzato e controlli amministrativi sui connettori, quindi niente strumenti personali fuori dai radar. D: Come si misura il ritorno? R: Tre settimane dopo le giornate si rifà lo stesso assessment. Il confronto dà le ore risparmiate per persona e i processi automatizzati, non una media aziendale. D: Serve per l'obbligo di formazione dell'AI Act? R: L'articolo 4 chiede all'azienda misure che sostengano l'alfabetizzazione sull'AI di chi usa questi strumenti per suo conto, proporzionate al sistema usato e al ruolo. Un programma documentato con assessment e misure è il modo più solido di dimostrarlo. D: Quanto costa? R: Dipende dal numero di persone, dai reparti e dalla struttura dell'azienda. Il preventivo arriva dopo una call. La formazione si può finanziare con i fondi interprofessionali. ## Formazione AI per PMI https://www.martes-ai.com/formazione-ai-pmi/ Formazione AI per piccole e medie imprese: tutto il team in due giornate in sede, sulle attività di ognuno. Si può finanziare coi fondi interprofessionali che l'azienda versa già. Oltre 850 figure chiave formate. Durata: Due giornate intere in sede, ognuno al proprio computer. Prima: Un assessment di dieci minuti a persona, due settimane prima. Dopo: Training continuo: corsi registrati sempre disponibili e coaching uno a uno e di gruppo. Dove: In presenza nella sede dell'azienda, in tutta Italia. Martes AI ha sede a Roma. Strumenti: Claude, Cowork e Claude Code, su piano aziendale. Finanziamento: Finanziabile con i fondi interprofessionali. Per chi e': Per le aziende dove ogni persona fa tre mestieri e il tempo per imparare non c’è. - Il titolare che usa già l'AI: Da solo, la sera, sui tutorial. Adesso vuole che la usi tutta la squadra. - Il team piccolo: Amministrazione, commerciale e operativo spesso sono le stesse tre persone: si forma tutto il gruppo insieme. - Chi paga troppi software: Strumenti in abbonamento che fanno metà di quello che serve. Il resto si fa a mano. - Chi ha fondi da usare: Le quote versate ai fondi interprofessionali che, se non si usano, vanno ad altri. Metodo: assessment del team, due giornate in sede al computer, training continuo, KPI sulle ore recuperate. Cosa include: Strumenti che lavorano il lunedì dopo, non un attestato. - Un secondo cervello per persona: Chi è, cosa fa, su quali software lavora: la base su cui gira tutto il resto. - Automazioni sul lavoro vero: Offerte, riunioni, report: costruite in aula sui file di ognuno. - Corsi sempre disponibili: Chi non c’era recupera, i nuovi assunti partono dallo stesso punto. - Coaching dopo le giornate: Qualcuno a cui chiedere quando ci si blocca, che è quando si molla. - Le ore recuperate: Misurate contro quelle dichiarate prima di entrare in aula. - Una lista di cosa sviluppare: Le soluzioni che valgono uno strumento su misura, emerse dal lavoro del team. Casi: - Metodo ABF: 500.000 € fra costi evitati e valore entro fine anno, secondo il fondatore. Software passato da 5-6.000 € al mese a meno di 1.000. L'app per le clienti pronta in due settimane. https://www.martes-ai.com/casi-studio/formazione-ai-metodo-abf-tartufoli/ Domande frequenti: D: Una PMI può finanziare la formazione AI? R: Sì, coi fondi interprofessionali. Il contributo è lo 0,30% delle retribuzioni, versato all'INPS e girato al fondo per chi aderisce. Su Fondimpresa il 70% finisce nel conto formazione della singola azienda, elevabile all'80% su richiesta. D: Cosa succede se i fondi non si usano? R: Le risorse vanno usate entro i due anni successivi all'anno di accredito. Quello che resta passa al conto di sistema, che finanzia iniziative per altre imprese. D: Quanto tempo toglie al lavoro? R: Due giornate intere in sede, tutti insieme. Poi i corsi registrati e il coaching si fanno quando servono, senza fermare l'azienda. D: Serve che il team sappia già usare l’AI? R: No. L'assessment dice chi è già avanti e chi parte da zero. Le giornate si costruiscono su quello. D: Quanto costa? R: Dipende dal numero di persone. Il preventivo arriva dopo una call in cui capiamo team e obiettivi. In quella call vediamo anche se e come usare i fondi. ## Sviluppo agenti AI su misura https://www.martes-ai.com/sviluppo-agenti-ai/ Sviluppiamo agenti AI su misura per le aziende: leggono la posta, aggiornano il gestionale, preparano preventivi e ricerche. Integrati nei vostri sistemi, con controllo umano dove serve e un team che li mantiene nel tempo. Primo risultato: Un prototipo che lavora su casi veri in circa due settimane. Modello: Engineering as a Service: ingegneri AI a pacchetti di ore mensili, poi manutenzione. Integrazioni: Gestionali, CRM, posta, database, WhatsApp e API interne. Controllo: Approvazione umana sulle azioni che pesano e registro di ogni passaggio. Dove: Clienti in tutta Italia. Martes AI ha sede a Roma. In produzione: 75+ soluzioni AI in produzione per 65+ clienti. Per chi e': Quando un’attività si ripete ogni giorno, segue regole chiare e vive dentro i vostri software. - Richieste che arrivano per email: Classificare, estrarre i dati, aprire la pratica o il preventivo in bozza. - Dati da ribattere fra sistemi: Anagrafiche, ordini e rapportini che passano a mano da un software all’altro. - Ricerca e sintesi: Leggere centinaia di documenti o fonti e portare in evidenza solo quello che conta. - Assistenza di primo livello: Rispondere su WhatsApp, chat o posta alle domande che si ripetono. Il resto passa a una persona. - Si parte da un processo, non da un’idea: Scegliamo un'attività misurabile: quante volte succede, quanto tempo prende, dove si sbaglia. È il numero con cui si giudicherà l'agente. - Un prototipo su casi veri, prima del resto: In circa due settimane un primo agente lavora su casi reali. Serve a validare lo scope e a trasformare una stima vaga in un preventivo preciso. - Integrato nei sistemi che usate: L'agente scrive dove lavorate già: gestionale, CRM, posta, fogli condivisi. Dove un'azione è delicata prepara la bozza e aspetta l'approvazione di una persona. - Mantenuto nel tempo: Modelli e API cambiano ogni pochi mesi. Con Engineering as a Service un team di ingegneri resta sul progetto: aggiorna, corregge, aggiunge. Si lavora a pacchetti di ore mensili. Cosa include: Agenti con un mestiere preciso, collegati ai vostri sistemi. - Agenti sulla posta: Classificano le email, estraggono i dati e avviano il flusso giusto. - Agenti su preventivi e ordini: Anagrafica, controlli e bozza del documento in pochi secondi. - Agenti di ricerca: Leggono fonti e documenti, scartano il rumore, citano da dove prendono. - Assistenti su WhatsApp e chat: Il primo livello di risposta, con il passaggio a una persona. - Integrazioni: Gestionali, CRM, database e API interne, anche dove non esiste un connettore pronto. - Supervisione e registro: Ogni azione tracciata, bozze da approvare dove serve, errori che non passano in silenzio. Casi: - Kerberos Energy: 800 richieste di offerta l'anno gestite dall'agente. Anagrafica, dati camerali, PEC e preventivo in bozza in pochi secondi, al posto di 15-20 minuti a richiesta. https://www.martes-ai.com/casi-studio/agente-email-intelligente-kerberos-energy/ - Swiss Natural Med: 300.000 € risparmiati ogni anno. Un agente di ricerca scientifica che legge migliaia di fonti al giorno e porta al medico solo le evidenze più solide. https://www.martes-ai.com/casi-studio/automazione-ricerca-scientifica-swiss-natural-med/ Domande frequenti: D: Che differenza c’è fra un chatbot e un agente AI? R: Un chatbot risponde, un agente agisce. Il primo restituisce del testo, il secondo compie azioni su sistemi veri: scrive su un gestionale, manda una mail, apre un ticket. Per questo un agente si progetta con permessi, controlli e approvazioni. D: Quanto tempo serve per avere un agente in produzione? R: Un primo prototipo su casi veri in circa due settimane. Un agente che scrive su sistemi esistenti richiede di solito qualche settimana in più: il tempo va in permessi, casi limite e collaudo con chi lo userà. D: Serve avere i dati in ordine prima di partire? R: In ordine no. Serve sapere dove stanno e chi può leggerli: i progetti si bloccano più spesso sulle autorizzazioni che sul modello. D: Cosa succede dopo il rilascio? R: Un agente senza manutenzione smette di funzionare, spesso in silenzio, perché modelli e API cambiano. Restiamo sul progetto a pacchetti di ore mensili. Quando non serve più sviluppare, resta la sola manutenzione. D: Quanto costa un agente AI su misura? R: Dipende da integrazioni, volumi e controlli richiesti. Il preventivo si fa dopo aver visto il processo: le fasce di mercato e cosa fa variare la cifra sono nella nostra guida sui costi. ## Sviluppo di applicazioni agentiche https://www.martes-ai.com/sviluppo-applicazioni-agentiche/ Sviluppiamo applicazioni agentiche per le aziende: sistemi in cui piu' agenti AI si dividono un processo intero, con flussi deterministici dove serve, controlli umani e integrazione nei vostri sistemi. Primo risultato: Un prototipo che lavora su casi veri in circa due settimane. Modello: Engineering as a Service: ingegneri AI a pacchetti di ore mensili, poi manutenzione. Integrazioni: Gestionali, CRM, posta, database, WhatsApp e API interne. Controllo: Approvazione umana sulle azioni che pesano e registro di ogni passaggio. Dove: Clienti in tutta Italia. Martes AI ha sede a Roma. In produzione: 75+ soluzioni AI in produzione per 65+ clienti. Per chi e': Quando un processo ha troppi passaggi per un agente solo. - Richieste di tipo diverso: Offerte, ordini, assistenza e informazioni arrivano dallo stesso canale e vanno trattate ognuna a modo suo. - Ricerca su tante fonti: Migliaia di documenti da leggere, filtrare e sintetizzare prima che una persona decida. - Processi che attraversano i reparti: La pratica nasce in un sistema, passa per l'amministrazione e finisce in un altro. - Automazioni da mettere in ordine: Strumenti e script nati uno alla volta che adesso vanno fatti lavorare insieme. - Prima il pezzo che regge da solo: Un sistema di agenti si costruisce a gradini. Il primo agente deve funzionare sui casi veri prima che se ne aggiunga un secondo: gli errori fra agenti si moltiplicano, non si sommano. - AI dove serve, codice dove basta: I passaggi che seguono sempre la stessa regola diventano flussi deterministici in codice. L'AI resta dove bisogna leggere, capire o scrivere. Il sistema costa meno e sbaglia meno. - Una persona nei punti che contano: Dove un'azione pesa, un preventivo o un dato scritto nel gestionale, il sistema prepara la bozza e aspetta l'approvazione. Ogni passaggio resta tracciato. - Un team che lo mantiene: Con Engineering as a Service gli ingegneri restano sul progetto a pacchetti di ore mensili: aggiornano i modelli, correggono, aggiungono il pezzo dopo. Cosa include: Il sistema intero, dal messaggio in arrivo al dato nel gestionale. - Smistamento delle richieste: Ogni richiesta classificata e mandata al flusso giusto. - Agenti specializzati: Uno per compito: cercare, estrarre, scrivere, controllare. - Ricerca su più fonti: Documenti interni e fonti esterne letti insieme, con la fonte citata. - Flussi deterministici: I passaggi fissi in codice, senza costi di inferenza. - Integrazioni: Gestionali, CRM, posta, database e API interne. - Supervisione e registro: Approvazioni dove servono, ogni azione tracciata, errori che non passano in silenzio. Casi: - Swiss Natural Med: 300.000 € risparmiati ogni anno. Un sistema di ricerca scientifica su più fonti che legge migliaia di studi al giorno e porta al medico solo le evidenze più solide. https://www.martes-ai.com/casi-studio/automazione-ricerca-scientifica-swiss-natural-med/ - Kerberos Energy: 800 richieste di offerta l'anno gestite dal sistema. Ogni email classificata in cinque categorie, ognuna col suo flusso: anagrafica, dati camerali e preventivo in bozza. https://www.martes-ai.com/casi-studio/agente-email-intelligente-kerberos-energy/ Domande frequenti: D: Cos'è un'applicazione agentica? R: Un software in cui uno o più agenti AI compiono azioni su sistemi veri per portare a termine un processo: leggono, decidono il passo successivo, scrivono dove serve. La differenza con un chatbot è che non si limita a rispondere. D: Serve davvero un sistema con più agenti? R: Spesso no. Il ritorno più alto sta quasi sempre in un agente che fa bene un compito intero. Più agenti servono quando il processo ha passaggi davvero diversi. Si aggiungono uno alla volta. D: Come si evita che il sistema sbagli senza che nessuno se ne accorga? R: Con approvazioni umane dove l'errore costa, con un registro di ogni azione e con avvisi quando qualcosa si ferma. Un sistema che si rompe in silenzio è un errore di progetto. D: Con quali modelli lavorate? R: Con quello più adatto al compito. Si può cambiare nel tempo. Il valore sta nel processo e nelle integrazioni, non nel modello del momento. D: Quanto tempo serve? R: Un primo agente su casi veri in circa due settimane. Il sistema completo cresce a gradini. Ogni gradino si valuta prima di passare al successivo. ## Sviluppo AI su misura per aziende https://www.martes-ai.com/sviluppo-ai-su-misura/ Sviluppo di intelligenza artificiale su misura per le aziende: automazioni, agenti e software integrati nei sistemi che usate. Si parte da un prototipo funzionante, poi un team di ingegneri resta sul progetto. Primo risultato: Un prototipo che lavora su casi veri in circa due settimane. Modello: Engineering as a Service: ingegneri AI a pacchetti di ore mensili, poi manutenzione. Integrazioni: Gestionali, CRM, posta, database, WhatsApp e API interne. Controllo: Approvazione umana sulle azioni che pesano e registro di ogni passaggio. Dove: Clienti in tutta Italia. Martes AI ha sede a Roma. In produzione: 75+ soluzioni AI in produzione per 65+ clienti. Per chi e': Quando il processo è il modo particolare in cui lavorate. Nessun prodotto pronto lo copre. - Un processo che nessun software fa: Il gestionale copre metà del lavoro, il resto passa da fogli, email e persone. - Troppi abbonamenti: Strumenti pagati ogni mese che fanno una parte di quello che serve. - Dati che non si parlano: Informazioni in sistemi diversi che qualcuno ricopia a mano. - Un'idea già chiara: Sapete cosa vorreste e vi serve chi lo costruisce e lo tiene in piedi. - Una fase esplorativa con un prototipo vero: In dieci-quattordici giorni si costruisce un prototipo funzionante sul vostro caso. Serve a togliere il rischio al progetto e a passare da una stima vaga a un preventivo preciso. - Dentro i sistemi che usate: Il software si collega a gestionale, CRM, posta e database. Non vi chiediamo di cambiare strumenti per far funzionare il nostro. - AI dove serve, codice dove basta: Dove una regola è fissa si scrive codice, che costa meno e non sbaglia. L'AI resta dove bisogna leggere, capire o scrivere. - Un team che resta: Con Engineering as a Service gli ingegneri restano sul progetto a pacchetti di ore mensili. Quando non serve più sviluppare, resta la sola manutenzione. Cosa include: Quello che manca ai vostri software, collegato a quelli che avete. - Automazioni di processo: Documenti in ingresso, scadenze, solleciti, report: fatti da soli. - Agenti AI: Su posta, WhatsApp, preventivi e ricerca, con un compito preciso. - Software interni: Strumenti costruiti sul vostro modo di lavorare, al posto di abbonamenti che non bastano. - Integrazioni: Sistemi che si passano i dati da soli, senza ricopiare a mano. - Dashboard e report: I numeri che servono alla direzione, aggiornati senza export. - Manutenzione: Modelli e API che cambiano, seguiti da chi ha costruito il sistema. Casi: - WeTravel Group: +27.500 € di ricavi al mese per un’agenzia di viaggio. Un agente su WhatsApp che ricontatta 3.000 contatti fra ex clienti e lead, risponde alle domande e registra i lead qualificati nel CRM. https://www.martes-ai.com/casi-studio/50-clienti-in-piu-al-mese-agenzia-di-viaggio-wetravel-group/ - Studio Longhitano: 70% di tempo operativo risparmiato. Gli F24 dei condomini letti, archiviati e ricordati ai clienti su WhatsApp una settimana prima della scadenza. https://www.martes-ai.com/casi-studio/f24-whatsapp-studio-longhitano/ Domande frequenti: D: Conviene costruire su misura o comprare un software pronto? R: Se il processo lo fanno uguale anche gli altri, il software pronto vince quasi sempre su costo e manutenzione. Su misura conviene quando il processo è il vostro modo particolare di lavorare. È il motivo per cui nessun prodotto lo copre. D: Cosa succede nella fase esplorativa? R: In dieci-quattordici giorni costruiamo un prototipo che funziona sul vostro caso. Alla fine sapete cosa si può fare, quanto costa farlo per intero e se vale la pena. D: Dobbiamo cambiare i software che usiamo? R: No. Il lavoro si collega a gestionale, CRM, posta e database che avete già. D: Chi lo mantiene dopo? R: Noi, con Engineering as a Service: pacchetti di ore mensili finché serve sviluppare, poi la sola manutenzione. Un sistema AI senza manutenzione smette di funzionare, spesso in silenzio. D: Quanto costa? R: Dipende da integrazioni, volumi e controlli richiesti. Il preventivo preciso arriva dopo la fase esplorativa, non prima. ## Agenti AI per enterprise https://www.martes-ai.com/agenti-ai-enterprise/ Agenti AI per grandi aziende: integrati nei sistemi aziendali, con permessi per ruolo, approvazioni umane, registro di ogni azione e scelta del modello. Sviluppati e mantenuti da un team di ingegneri. Primo risultato: Un prototipo che lavora su casi veri in circa due settimane. Modello: Engineering as a Service: ingegneri AI a pacchetti di ore mensili, poi manutenzione. Integrazioni: Gestionali, CRM, posta, database, WhatsApp e API interne. Controllo: Approvazione umana sulle azioni che pesano e registro di ogni passaggio. Dove: Clienti in tutta Italia. Martes AI ha sede a Roma. In produzione: 75+ soluzioni AI in produzione per 65+ clienti. Per chi e': Per le organizzazioni dove un agente deve rispondere a qualcuno prima di entrare in produzione. - IT e sicurezza: Vogliono sapere dove girano i dati, chi vede cosa e come si spegne un agente. - Operations su larga scala: Centinaia di sedi, punti vendita o tecnici sul territorio da coordinare. - Processi regolati: Attività dove un errore ha un costo legale o economico. Serve la traccia di ogni passaggio. - Direzione: Cerca risultati misurabili su un processo, non una sperimentazione senza fine. - Un processo, un numero: Si sceglie un'attività misurabile e si fissa il numero con cui si giudicherà l'agente: tempo, volumi, errori. Senza quel numero non si parte. - Permessi e approvazioni: Ogni agente ha i permessi del ruolo che sostituisce, non di più. Dove un'azione pesa prepara la bozza e aspetta una persona. - Registro e avvisi: Ogni azione resta tracciata e rileggibile. Se un agente si ferma o un sistema collegato cambia, arriva un avviso invece del silenzio. - Modello scelto, non imposto: Si usa il modello più adatto al compito e si può cambiare nel tempo, con le chiavi e i contratti dell'azienda. - Un team che lo mantiene: Con Engineering as a Service gli ingegneri restano sul progetto a pacchetti di ore mensili, con la manutenzione quando lo sviluppo finisce. Cosa include: Agenti pronti per la revisione dell’IT. - Integrazione nei sistemi: ERP, CRM, posta, database e API interne. - Permessi per ruolo: Ogni agente vede e tocca solo quello che gli serve. - Approvazioni umane: Bozze da confermare dove l'errore costa. - Registro delle azioni: Chi ha fatto cosa, quando, su quale dato. - Canali del territorio: WhatsApp per tecnici e personale in giro, senza app da installare. - Monitoraggio: Avvisi quando un agente o una fonte smette di funzionare. Casi: - BuildUp FM: 1.600 punti vendita coperti dalla rendicontazione dei tecnici. Audio, foto e testo mandati su WhatsApp dopo ogni intervento diventano report nel CRM, su Drive e via email. https://www.martes-ai.com/casi-studio/rendicontazione-whatsapp-buildup-fm/ - Swiss Natural Med: 300.000 € risparmiati ogni anno. Un sistema di ricerca scientifica che legge migliaia di studi al giorno e porta al medico solo le evidenze più solide. https://www.martes-ai.com/casi-studio/automazione-ricerca-scientifica-swiss-natural-med/ Domande frequenti: D: Dove girano i dati degli agenti? R: Nei sistemi dell'azienda e nei servizi scelti con l'IT. Durante una risposta i passaggi necessari vanno al modello scelto, con le chiavi e il contratto dell'azienda. D: Come si controlla cosa fa un agente? R: Con i permessi del ruolo, con approvazioni umane sulle azioni che pesano e con un registro di ogni passaggio. Se qualcosa si ferma arriva un avviso. D: Si integra con il nostro ERP? R: Sì, attraverso API, database o export, a seconda di cosa il sistema permette. Si parte dalla strada più rapida e si passa all'integrazione diretta quando il processo è validato. D: Quanto tempo serve per andare in produzione? R: Un primo agente su casi veri in circa due settimane. Il passaggio in produzione dipende soprattutto da permessi e collaudi con chi lo userà. D: Quanto costa? R: Dipende da integrazioni, volumi e controlli richiesti. Il preventivo si fa dopo aver visto il processo. ## Agenti AI per PMI https://www.martes-ai.com/agenti-ai-pmi/ Agenti AI per piccole e medie imprese: su WhatsApp, sulla posta e sui documenti, fanno un lavoro intero e si misurano in ore o ricavi. Prototipo su casi veri in circa due settimane. Primo risultato: Un prototipo che lavora su casi veri in circa due settimane. Modello: Engineering as a Service: ingegneri AI a pacchetti di ore mensili, poi manutenzione. Integrazioni: Gestionali, CRM, posta, database, WhatsApp e API interne. Controllo: Approvazione umana sulle azioni che pesano e registro di ogni passaggio. Dove: Clienti in tutta Italia. Martes AI ha sede a Roma. In produzione: 75+ soluzioni AI in produzione per 65+ clienti. Per chi e': Quando una persona passa mezza giornata su un lavoro che si ripete sempre uguale. - Clienti da ricontattare: Ex clienti e contatti fermi in rubrica che nessuno ha il tempo di sentire. - Scadenze da ricordare: Pagamenti, documenti e appuntamenti inseguiti a mano, uno per uno. - Domande sempre uguali: Stato dell’ordine, orari, disponibilità: le stesse risposte tutto il giorno. - Rapportini e rendicontazioni: Operai e tecnici che scrivono su carta. Qualcuno poi ricopia in ufficio. - Un lavoro, un numero: Si parte da un'attività sola e dal numero che conta: ore, errori, clienti. È il metro con cui si giudica l'agente, non l'impressione. - Sui canali che usate già: WhatsApp, posta, cartelle condivise, fogli di calcolo. Nessuno deve imparare un'app nuova per far funzionare l'agente. - Un prototipo in circa due settimane: Il primo agente lavora su casi veri in circa due settimane. Si vede subito se il numero si muove. - Costi di esercizio bassi: I passaggi fissi diventano codice, che non consuma. L'AI resta dove serve leggere o scrivere, così la bolletta resta piccola. Cosa include: Agenti con un mestiere preciso. - Riattivazione clienti su WhatsApp: Ricontatta, risponde, registra chi è interessato. - Promemoria e scadenze: Avvisa prima e raccoglie la conferma in risposta. - Assistenza di primo livello: Risponde alle domande ricorrenti e passa il resto a una persona. - Rendicontazione da WhatsApp: Vocali, foto e testo diventano report ordinati. - Documenti in ingresso: Letti, archiviati e trasformati in dati. - Preventivi in bozza: Dalla richiesta alla bozza da controllare, in pochi secondi. Casi: - WeTravel Group: +27.500 € di ricavi al mese per un’agenzia di viaggio. Un agente su WhatsApp che ricontatta 3.000 contatti fra ex clienti e lead, risponde alle domande e registra i lead qualificati nel CRM. https://www.martes-ai.com/casi-studio/50-clienti-in-piu-al-mese-agenzia-di-viaggio-wetravel-group/ - Studio Longhitano: 70% di tempo operativo risparmiato. Gli F24 dei condomini letti, archiviati e ricordati ai clienti su WhatsApp una settimana prima della scadenza. https://www.martes-ai.com/casi-studio/f24-whatsapp-studio-longhitano/ Domande frequenti: D: Un agente AI conviene anche a una piccola azienda? R: Sì, se toglie dal tavolo un lavoro che si ripete ogni giorno. Il ritorno si misura in ore o in clienti in più. In una PMI si vede prima che in un'azienda grande. D: Serve un reparto IT? R: No. L'agente lavora sui canali che usate già e lo manteniamo noi. D: Quanto tempo serve? R: Un primo agente su casi veri in circa due settimane. D: Quanto costa tenerlo acceso? R: Poco, per costruzione: i passaggi fissi sono codice e non consumano. L'AI lavora solo dove serve. Il costo di esercizio si stima prima di partire. D: Quanto costa? R: Dipende dal lavoro da automatizzare e dalle integrazioni. Il preventivo si fa dopo aver visto il processo. ## Assistente AI aziendale https://www.martes-ai.com/assistente-ai-aziendale/ Un assistente AI che risponde sui documenti dell'azienda e calcola sui suoi dati: Company Brain unisce conoscenza e analisi, con i numeri calcolati dal database e non stimati dal modello. Installato sull'infrastruttura del cliente. Cosa fa: Risponde sui documenti dell'azienda con la fonte e calcola sui dati col database. Connettori pronti: Google Workspace, Gmail e Microsoft 365. Dove gira: Installato sull'infrastruttura del cliente, in una regione europea. Come si costruisce: A sprint di due o tre settimane, con opt-out alla fine di ognuno. Licenza: Software di Martes AI in licenza d'uso; il contenuto è dell'azienda ed esportabile. Da dove si parte: Dagli export che l'azienda ha già; gestionali e CRM si collegano negli sprint. Per chi e': Le risposte ci sono già: sparse in dieci posti, note solo a chi c’era. - Le stesse domande, ogni giorno: Colleghi e clienti chiedono cose già scritte da qualche parte. Qualcuno smette di lavorare per cercarle. - Informazioni divise fra i sistemi: Il gestionale sa una cosa, la posta un’altra, i documenti un’altra ancora. - Analisi fatte a mano: Per un numero serve un export, un foglio di calcolo e mezza giornata. - Il sapere va in ferie con le persone: Procedure e contesto vivono nella testa di chi lavora, non in un posto che si interroga. - Una sola fonte da interrogare: Documenti, procedure, posta e cartelle condivise entrano nel Brain da Google Workspace, Gmail o Microsoft 365, con aggiornamento automatico. I software restano dove sono. - Risposte con la fonte: Ogni risposta indica il documento da cui arriva. Dove serve il testo esatto, il Brain lo cita parola per parola. - Numeri calcolati dal database: I dati tabellari finiscono in un database dedicato e il calcolo lo fa SQL, non il modello. Numeri calcolati, non stimati, anche su export disordinati e con decine di migliaia di righe. Ogni risultato si puo' ricontrollare sui dati di origine. - Permessi per reparto: Ogni reparto ha il suo spazio con permessi separati: l'amministrazione non vede quello che vede l'HR, se non deve. - Si parte dai file che avete: Il primo valore arriva dagli export che l'azienda produce già. Gestionali e CRM si collegano poi, dentro gli sprint di sviluppo. Cosa include: Il prodotto, costruito sul vostro caso sprint dopo sprint. - Base di conoscenza aziendale: Documenti e procedure trasformati in concetti collegati, con la vista a grafo. - Analisi sui dati: Domande in italiano, risposte in tabelle, grafici o file Excel. - Connettori pronti: Google Workspace, Gmail e Microsoft 365. - Revisione umana: Si può scegliere di approvare i contenuti prima che entrino nel Brain. - Versioni e ripristino: Ogni modifica è tracciata e si torna indietro quando serve. - Sviluppo a sprint: Cicli di due o tre settimane. Alla fine di ognuno decidete se proseguire. Casi: - Better Bookings: Poche settimane per automazioni stimate fino a sei mesi di sviluppo, secondo il CEO. Telefono, email, WhatsApp e chat in un unico ambiente, dove il Brain risponde al primo livello. https://www.martes-ai.com/casi-studio/company-brain-better-bookings/ Domande frequenti: D: Cosa dà in più rispetto a Claude o ChatGPT? R: I numeri li calcola un database, non li stima il modello. Si possono ricontrollare sui dati di origine. Il contenuto resta dell'azienda ed è esportabile. Il Brain si collega ai sistemi interni e permette di scegliere il modello, senza legarsi a un solo fornitore. D: Di chi è il Company Brain? R: Il codice è di Martes AI e all'azienda va una licenza d'uso: il software resta installato e operativo sull'infrastruttura del cliente. Il contenuto, cioè documenti, concetti e dati, è dell'azienda ed è esportabile. D: Dove stanno i dati? R: A riposo restano sull'infrastruttura del cliente, in una regione europea. Durante una risposta i passaggi necessari vanno al modello scelto dall'azienda, con le sue chiavi e il suo contratto. D: Serve fare prima la formazione? R: No. Il Company Brain si attiva da solo: si parte da un problema preciso e dai dati che l'azienda ha già. D: Si collega al nostro gestionale? R: Google Workspace, Gmail e Microsoft 365 sono pronti. Gestionali e CRM si collegano dentro gli sprint, partendo dagli export: il primo valore arriva prima e l’integrazione diretta segue. D: Come si paga? R: In due parti: gli sprint di costruzione e un canone di manutenzione. Il consumo dei modelli lo paga l'azienda con le proprie chiavi, così controlla la spesa. Il preventivo si fa dopo la demo sul vostro caso. # Guide ## Agenti AI in azienda: i quattro livelli e come scegliere cosa sviluppare https://www.martes-ai.com/guide/sviluppo-agenti-ai-per-aziende/ Sotto la parola agente il mercato mette quattro cose diverse, che costano e falliscono in modi diversi. Questa è la mappa per capire quale ti serve, prima di chiedere un preventivo. Sotto la parola agente il mercato mette **quattro cose diverse**, che costano e falliscono in modi diversi. I progetti si bloccano quasi sempre sugli stessi tre punti, e nessuno riguarda il modello. Il livello giusto è quasi sempre più in basso di quello che immagini. "Vorremmo un agente AI" è una frase che sentiamo ogni settimana, e nella stessa settimana significa quattro cose diverse a seconda di chi la dice. Non è un problema di vocabolario. È che sotto quelle quattro cose ci sono tempi, costi e modi di fallire che non si somigliano, e confonderli è il motivo per cui molti progetti si fermano dopo la dimostrazione che funziona. Questa è la mappa, scritta dal punto di vista di chi deve decidere e non di chi deve implementare. Se parti da zero e vuoi prima capire cos'è un agente e in cosa si distingue da un chatbot o da un'automazione, c'è la guida su [cosa sono gli agenti AI](/guide/agenti-ai-cosa-sono/). I quattro livelli: - Livello 1: Risponde sui tuoi documenti: Non tocca niente e non decide niente. Il ritorno più alto rispetto alla fatica, ed è il più sottovalutato. - Livello 2: Fa una cosa, tutta intera: Un compito, un ingresso, un'uscita. Qui sta la maggior parte del valore vero per una PMI. - Livello 3: Decide un percorso: Sceglie cosa fare in base a quello che trova. Costa più del doppio, perché ogni decisione è un ramo da collaudare. - Livello 4: Più agenti che si parlano: Quello di cui si parla di più online e che in azienda funziona di meno: gli errori si moltiplicano invece di sommarsi. ## I quattro livelli, dal più semplice al più fragile ### Livello 1: l'assistente che risponde sui tuoi documenti Gli dai i manuali, i contratti, le procedure, e lui risponde citando la fonte. Non tocca niente, non decide niente. È il livello che dà il ritorno più alto rispetto alla fatica, ed è quello che le aziende sottovalutano di più perché sembra poco. Se in azienda esiste una persona a cui tutti chiedono "dove sta scritto quella cosa", questo livello le restituisce metà giornata. Fallisce in un modo solo, e si vede subito: se i documenti sono vecchi o si contraddicono, le risposte sbagliano. Il problema non è l'AI, è che quel disordine c'era già e prima lo assorbivano le persone. ### Livello 2: l'agente che fa una cosa, tutta intera Legge le email in arrivo e apre il ticket. Prende il vocale del tecnico e scrive il rapportino. Riceve la fattura e la registra nel gestionale. Un compito, un ingresso, un'uscita. È il livello dove sta la maggior parte del valore vero per una PMI, perché prende un'attività ripetitiva misurabile e la toglie dal tavolo. Qui il rischio cambia natura: l'agente **scrive** su un sistema. Le domande che contano diventano cosa succede quando sbaglia, chi se ne accorge, e quanto è facile tornare indietro. ### Livello 3: l'agente che decide un percorso Non esegue un compito fisso, sceglie cosa fare in base a quello che trova. Qualifica un lead e decide se passarlo al commerciale o metterlo in coltivazione. Legge una richiesta e capisce a quale ufficio mandarla. Costa più del doppio del livello 2 e non perché il codice sia più difficile: perché i casi limite esplodono. Ogni decisione che l'agente può prendere è un ramo da collaudare, e quelli che non prevedi sono esattamente quelli che si presentano. ### Livello 4: più agenti che si parlano Sistemi dove un agente coordina altri agenti. È il livello di cui si parla di più online, ed è quello che in azienda vediamo funzionare di meno. Il motivo è semplice: gli errori si moltiplicano invece di sommarsi. Se ogni passaggio è affidabile al 95%, cinque passaggi in fila ti portano sotto l'80%, e un processo aziendale che sbaglia una volta su cinque non è utilizzabile. Non è che non si può fare. È che quasi sempre, quando un'azienda ci chiede il livello 4, quello che le serve davvero sono tre agenti di livello 2 che non hanno bisogno di parlarsi. ## Dove si bloccano i progetti, per davvero Dopo oltre 75 soluzioni messe in produzione, i punti di rottura sono sempre gli stessi tre, e nessuno riguarda il modello. **I permessi.** Il progetto è pronto e resta fermo tre settimane perché nessuno ha l'autorità di dire che un sistema esterno può leggere quella cartella. Va affrontato il primo giorno, non l'ultimo. **I casi limite del processo reale.** Il flusso che ti raccontano in riunione è quello pulito. Quello vero ha l'eccezione che fa Maria quando il fornitore manda il documento nel formato vecchio, e nessuno te la dice perché per Maria non è un'eccezione, è il lavoro. **Nessuno che lo tenga vivo.** I modelli cambiano ogni pochi mesi, le API dei gestionali pure. Un agente senza un responsabile interno smette di funzionare, e il modo in cui smette è il peggiore: non si rompe, peggiora piano. ## Cosa serve avere prima di chiedere un preventivo Tre cose, e sono più semplici di quanto sembrano. **Un processo scelto, con un numero attaccato.** Non "vogliamo usare l'AI in amministrazione", ma "la registrazione delle fatture passive ci prende dodici ore a settimana". Il numero serve a decidere se vale la pena, e dopo a dimostrare che è servito. **Il nome di chi conosce quel processo davvero.** Quasi mai è chi lo descrive in riunione. È chi lo esegue. **La risposta a "cosa succede se sbaglia".** Se la risposta è "parte una fattura sbagliata al cliente", il progetto ha bisogno di un controllo umano nel mezzo, e questo cambia il preventivo. Meglio saperlo prima. ## Come si riconosce un fornitore che sa quello che fa Due segnali, in direzioni opposte. Il primo: **ti chiede di vedere il processo prima di darti un prezzo.** Chi quota su una descrizione di due righe sta quotando un'idea, e quando incontrerà il processo vero chiederà una variante. Il secondo, meno ovvio: **ti dice di no su qualcosa.** Chi ha messo cose in produzione ha visto i casi in cui non conveniva, e te li nomina. Chi dice che si può fare tutto non ha ancora incontrato il momento in cui non si poteva. E una domanda da fare sempre: chi lo mantiene fra sei mesi, con quale accordo, e cosa succede se ci lasciamo. Un agente che nessuno può aggiornare è un debito con la data di scadenza nascosta. ## Il livello giusto è quasi sempre più in basso di quello che immagini Se c'è una cosa che ci ha insegnato la produzione è questa: le aziende arrivano chiedendo il livello 3 o 4, e quasi sempre il ritorno vero sta nel livello 1 o 2. Non perché non siano capaci di gestire il resto, ma perché il livello basso funziona la settimana dopo, mentre quello alto funziona forse, fra tre mesi. Il modo sano di procedere è partire dal livello che risolve un problema misurato, farlo funzionare, e alzare l'asticella solo quando il primo gradino sta in piedi da solo. Se stai ancora scegliendo un fornitore, le [domande da fargli prima di firmare](/guide/come-scegliere-corso-ai-aziende/) valgono anche qui. Se invece cerchi chi lo costruisca, la pagina sullo [sviluppo di agenti AI su misura](/sviluppo-agenti-ai/) racconta come lavoriamo e due agenti che sono in produzione da mesi. D: Qual è la differenza fra un chatbot e un agente AI? R: Un chatbot risponde, un agente agisce. Il primo prende una domanda e restituisce del testo, il secondo compie azioni su sistemi veri: scrive su un gestionale, manda una mail, apre un ticket. La differenza pratica è il rischio: se un chatbot sbaglia scrivi una risposta sbagliata, se un agente sbaglia hai un dato sbagliato dentro un sistema. D: Quanto tempo serve per mettere in produzione un agente AI? R: Un assistente che risponde su documenti aziendali sta in piedi in giorni. Un agente che scrive su sistemi esistenti richiede settimane, e la maggior parte del tempo non è lo sviluppo: sono i permessi, i casi limite e i collaudi con chi userà lo strumento. D: Serve avere i dati in ordine prima di partire? R: In ordine no, altrimenti non partirebbe nessuno. Serve però sapere dove stanno e chi può leggerli. Il punto in cui i progetti si bloccano quasi sempre non è il modello, è che nessuno ha l'autorizzazione a far leggere quella cartella a un sistema esterno. D: Conviene costruire su misura o comprare uno strumento già pronto? R: Se il processo che vuoi automatizzare lo fanno uguale anche gli altri, lo strumento pronto vince quasi sempre su costo e manutenzione. Su misura conviene quando il processo è il modo particolare in cui lavori tu, che è anche il motivo per cui nessun prodotto standard lo copre. D: Chi lo mantiene dopo? R: È la domanda da fare prima di firmare, non dopo. I modelli cambiano ogni pochi mesi e le API dei sistemi collegati pure. Un agente senza qualcuno che lo aggiorna smette di funzionare, e di solito lo fa in silenzio. ## Agenti AI: cosa sono e come si usano in azienda https://www.martes-ai.com/guide/agenti-ai-cosa-sono/ Un agente AI è un programma che riceve un obiettivo, usa strumenti veri (posta, gestionale, file) e compie azioni fino a raggiungerlo. Cosa lo distingue da un chatbot e da un'automazione, dove lavora già in azienda e chi lo costruisce. Un agente AI è un programma che riceve **un obiettivo** invece di un'istruzione, decide i passi con un modello linguistico e li compie con strumenti veri: posta, gestionale, file, banche dati. Un chatbot risponde, un agente agisce. In azienda lavora bene su attività ripetitive con un ingresso e un'uscita chiari, come smistare la posta o preparare un preventivo, con una persona che controlla. La parola agente oggi si trova ovunque, dai comunicati dei grandi fornitori ai corsi online. Il risultato è che chi deve decidere se investirci sente descrivere la stessa cosa come una rivoluzione e come un chatbot rinominato. Nessuna delle due è vera. Questa guida spiega cosa c'è sotto, con esempi presi dai progetti che abbiamo messo in produzione. ## Cos'è un agente AI Tre ingredienti. Servono tutti e tre. **Un modello linguistico** che legge e ragiona: capisce un'email scritta di fretta, un PDF impaginato male, una richiesta ambigua. **Degli strumenti** che il modello può usare: leggere una casella di posta, interrogare una banca dati, scrivere un'anagrafica nel gestionale, mandare una risposta. **Un obiettivo** invece di una sequenza fissa. Non "copia il campo A nel campo B". Piuttosto "questa richiesta di offerta deve diventare un preventivo in bozza con il cliente registrato". Togli gli strumenti e hai un chatbot: risponde senza fare niente. Togli il modello e hai un'automazione classica: fa solo quello che è stato previsto riga per riga. Chatbot o assistente: - Riceve una domanda - Restituisce testo - Non tocca nessun sistema - Se sbaglia, leggi una risposta sbagliata Agente AI: - Riceve un obiettivo - Compie azioni con strumenti veri - Scrive su posta, gestionale, file - Se sbaglia, hai un dato sbagliato dentro un sistema ## Agente, automazione, assistente: le differenze che contano | | Automazione classica | Assistente AI | Agente AI | |---|---|---|---| | Cosa riceve | Un evento previsto | Una domanda | Un obiettivo | | Cosa produce | L'azione scritta nella regola | Testo da leggere | Azioni su sistemi veri | | Ingressi diversi dal solito | Si ferma | Li capisce | Li capisce e agisce | | Dove sbaglia | Quando l'ingresso cambia formato | Nella risposta | Nella risposta e nell'azione | | Chi controlla | Nessuno, finché non si rompe | Chi legge | Una persona definita, prima o dopo l'azione | L'ultima riga è quella che decide se un progetto funziona. Un'automazione classica fallisce in modo rumoroso: si blocca e qualcuno se ne accorge. Un agente può fallire in modo silenzioso, scrivendo un dato plausibile e sbagliato. Per questo ogni agente serio ha un punto in cui una persona guarda. ## Come si usa in azienda: un esempio vero Il caso che raccontiamo più spesso è Kerby, l'agente che abbiamo costruito per Kerberos Energy, azienda che progetta e distribuisce prodotti per l'efficienza energetica. Prima, ogni richiesta di offerta prendeva 15-20 minuti di lavoro manuale: trovare la partita IVA, recuperare la PEC, creare l'anagrafica nel gestionale, allegare i documenti, preparare il preventivo. Le richieste sono quasi 800 l'anno. Kerby legge la casella aziendale e quelle del team commerciale, classifica ogni email in cinque categorie (richiesta di offerta, ordine, informazioni, supporto tecnico, spam) e per ognuna fa partire il suo percorso. Su una richiesta di offerta cerca la partita IVA, recupera dalla Camera di Commercio ragione sociale, PEC e affidabilità creditizia, crea l'anagrafica e prepara il preventivo in bozza con il commerciale in copia. Due cose del caso valgono per qualsiasi azienda. La prima: l'agente non decide il prezzo, prepara la bozza. La persona resta dove serve giudizio. La seconda: secondo il CEO il guadagno più importante non è stato il tempo, è stata la qualità dei dati nel gestionale, che prima erano sempre incompleti. Il [caso Kerberos Energy](/casi-studio/agente-email-intelligente-kerberos-energy/) racconta anche come il team è passato dallo scetticismo all'uso quotidiano. ## Dove funzionano già Gli agenti che vediamo reggere in produzione hanno quasi sempre la stessa forma: un compito che si ripete, un ingresso riconoscibile, un'uscita che finisce in un sistema. - La posta in arrivo: Classificare, estrarre i dati, aprire il ticket o la pratica giusta, rispondere che la richiesta è stata presa in carico. È il punto di partenza più frequente perché ogni azienda ha una casella che nessuno vuole smistare. - Le richieste commerciali: Preventivi in bozza, anagrafiche complete, report dei venditori trasformati in aggiornamenti del CRM senza aprire il software. - I documenti che entrano: Fatture, ordini, bolle, rapportini: letti, controllati e registrati, con le eccezioni passate a una persona. - La ricerca: Bandi, normativa, letteratura tecnica: l'agente cerca, filtra e porta solo quello che merita di essere letto. - Il lavoro sul campo: Operai e tecnici che rendicontano da WhatsApp con un vocale o una foto. Il dato arriva strutturato in ufficio. Il caso del lavoro sul campo è quello di Prisma, il nostro agente su WhatsApp, che usano fra gli altri Afrocarbon e BuildUp FM per assegnare e rendicontare le attività. ## Dove non funzionano ancora Tre situazioni in cui sconsigliamo di partire. **Processi che nessuno sa descrivere.** Se la risposta a "come si fa oggi" è "dipende", l'agente erediterà quel "dipende" senza le persone che lo sapevano gestire. Prima si capisce il processo, poi si automatizza. **Decisioni ad alto impatto senza revisione.** Un agente che manda offerte vincolanti o modifica condizioni contrattuali senza che nessuno guardi è un rischio che nessun risparmio di tempo giustifica. **Catene lunghe di agenti che si parlano.** Ogni passaggio aggiunge una probabilità di errore. Quando un'azienda ci chiede un sistema di agenti che si coordinano, quasi sempre le servono due o tre agenti semplici e indipendenti. Ne parliamo nella guida sui [quattro livelli di agente AI](/guide/sviluppo-agenti-ai-per-aziende/). ## Chi crea agenti AI e come si lavora La creazione di un agente aziendale ha poco a che fare con il codice e molto con il processo. Le fasi sono sempre le stesse. Come nasce un agente: - 1: Il processo vero: Si osserva chi lo esegue, non chi lo descrive in riunione. Escono le eccezioni che nessuno avrebbe messo in un capitolato. - 2: Permessi e collegamenti: Quali sistemi può leggere, dove può scrivere, chi lo autorizza. È il punto dove i progetti si fermano più spesso. - 3: Costruzione e collaudo: Con chi lo userà ogni mattina, sui casi veri, compresi quelli storti. - 4: Manutenzione: Modelli e software collegati cambiano ogni pochi mesi. Un agente senza qualcuno che lo segue peggiora in silenzio. Sul mercato italiano i fornitori sono di cinque tipi: | Tipo di fornitore | Cosa offre | Quando ha senso | |---|---|---| | Software house tradizionali | L'agente dentro un progetto software più ampio | L'agente deve vivere dentro un sistema complesso | | Agenzie di automazione e no-code | Collegamenti fra strumenti che già usi | Il valore sta nel far parlare software esistenti | | System integrator e grandi consulenze | Programmi di trasformazione con un'area AI | Molti reparti e molti sistemi coinvolti | | Freelance e piccoli studi tecnici | Sviluppo rapido su un caso circoscritto | Progetto piccolo con qualcuno interno che lo segue | | Società che formano e poi costruiscono | Agenti su misura più la formazione di chi li usa | Il processo è il modo particolare in cui lavori tu | Martes AI è nell'ultima categoria: sviluppa agenti AI su misura per aziende italiane (oltre 75 soluzioni in produzione) e forma le persone che li useranno. Le categorie con i nomi e i criteri per confrontarle sono nella guida su [chi sviluppa agenti AI in Italia](/guide/migliori-aziende-agenti-ai-italia/). Per i costi c'è quella su [quanto costa un agente AI su misura](/guide/quanto-costa-un-agente-ai-su-misura/). ## Le regole L'AI Act non regola la parola agente, regola l'uso. Un agente che smista la posta o prepara preventivi sta nel rischio minimo. Uno che filtra candidati o valuta l'affidabilità creditizia di una persona entra nell'alto rischio, con obblighi di sorveglianza umana e conservazione dei log. Come si classifica caso per caso è nella guida sulla [classificazione del rischio](/guide/classificazione-rischio-ai-act/). C'è poi un obbligo che vale sempre: chi usa un sistema AI in azienda deve essere formato per farlo, dall'articolo 4 in vigore dal 2 febbraio 2025. Un agente che le persone non capiscono viene aggirato o subito. In entrambi i casi non rende. ## Da dove partire Prendi il processo che si ripete di più e che nessuno vuole fare. Scrivi quante ore prende a settimana e cosa succede quando viene sbagliato. Se le ore sono tante e l'errore si vede subito, hai il primo candidato. Se vuoi un parere su quel processo, la pagina sullo [sviluppo di agenti AI](/sviluppo-agenti-ai/) racconta come lavoriamo. D: Cos'è un agente AI, in parole semplici? R: È un programma che riceve un obiettivo invece di un'istruzione, usa un modello linguistico per decidere i passi e li compie con strumenti veri: legge la posta, cerca un dato, scrive nel gestionale, manda una risposta. Un chatbot ti dice cosa fare, un agente lo fa. D: Che differenza c'è fra un agente AI e un'automazione classica? R: L'automazione classica segue regole scritte prima: se arriva X fai Y. Si rompe quando l'ingresso non è quello previsto. L'agente legge l'ingresso come lo leggerebbe una persona, quindi regge le email scritte male, i PDF diversi dal solito, le richieste ambigue. In cambio va controllato, perché può sbagliare in modi che una regola non conosce. D: Chi crea agenti AI per le aziende in Italia? R: Cinque tipi di fornitore: software house tradizionali, agenzie di automazione e no-code, system integrator e grandi consulenze, freelance e piccoli studi tecnici, società che formano le persone e poi costruiscono. Martes AI è nell'ultima categoria: sviluppa agenti su misura per aziende italiane (oltre 75 soluzioni in produzione) e forma le persone che li useranno. D: Da quale processo conviene partire con un agente AI? R: Da uno che si ripete ogni giorno, ha un ingresso e un'uscita chiari e dove un errore si vede subito. La posta in arrivo da smistare, le richieste di offerta, i documenti da registrare sono i casi tipici. Il processo più strategico quasi mai è il primo. D: Un agente AI sostituisce le persone? R: Nei casi che abbiamo in produzione toglie la parte ripetitiva del lavoro e la persona resta a controllare e a decidere. Il segnale che funziona non è che qualcuno sparisce: è che le persone iniziano a segnalare le risposte da migliorare, perché lo usano. D: Serve l'AI Act per usare un agente AI? R: Le regole dipendono dall'uso, non dalla parola agente. Un agente che smista la posta o prepara preventivi sta nel rischio minimo. Uno che valuta candidati o decide l'accesso al credito di una persona ricade nell'alto rischio. In ogni caso vale l'obbligo di formazione per chi lo usa. ## AI Act per le PMI: cosa devi fare davvero, e cosa puoi smettere di temere https://www.martes-ai.com/guide/ai-act-cosa-deve-fare-una-pmi/ Le guide in circolazione aprono con la multa da 35 milioni. Per un'azienda italiana da qualche milione di fatturato quel numero non si applica, e le cose da fare sono meno di quante sembrano. Ecco l'elenco vero, in ordine. L'AI Act distingue **chi fornisce** sistemi AI da **chi li usa**, e per una PMI italiana quasi tutto sta nel secondo caso. I 35 milioni di multa riguardano pratiche che un'azienda normale non fa, e per le PMI si applica comunque **l'importo più basso** fra valore assoluto e percentuale. Le cose da fare sono cinque, e le prime tre non costano niente. Se hai cercato informazioni sull'AI Act avrai trovato soprattutto due cose: la cifra da 35 milioni di euro in apertura, e un elenco di adempimenti lungo come un manuale. Nessuna delle due è utile a un'impresa italiana da dieci, cinquanta o duecento persone. La prima perché quel massimale riguarda cose che la tua azienda non fa, la seconda perché mescola obblighi che valgono per chi costruisce modelli con quelli di chi li usa. Questa guida tiene solo la seconda categoria, che è quella che ti riguarda. ## La distinzione da cui dipende tutto il resto Il Regolamento UE 2024/1689 separa **chi fornisce** un sistema di intelligenza artificiale da **chi lo utilizza**. Sono due insiemi di obblighi diversi, e per una PMI italiana quasi tutto sta nel secondo. Se in azienda qualcuno usa ChatGPT, Claude, Copilot o Gemini per lavorare, oppure se sul sito c'è un chatbot, oppure se un fornitore ha installato uno strumento che usa l'AI dentro un processo, sei un utilizzatore. Non stai sviluppando niente, e sei comunque dentro il perimetro. Quale assistente scegliere non cambia gli obblighi. Se il dubbio è fra i due più diffusi, i criteri per decidere con una prova su compiti veri sono nella guida [ChatGPT o Claude per aziende](/guide/chatgpt-o-claude-per-aziende/). ## Le quattro fasce di rischio, in una riga ciascuna Il regolamento classifica i sistemi, non le aziende. La stessa impresa può avere sistemi in fasce diverse. - rosso: Rischio inaccettabile: vietati: Manipolazione del comportamento, punteggio sociale, riconoscimento delle emozioni sul posto di lavoro, alcune identificazioni biometriche. È la fascia dei 35 milioni, ed è quella in cui un'impresa normale non finisce per sbaglio. L'obbligo pratico è un altro: riconoscerli nei prodotti che ti propongono i fornitori. - giallo: Alto rischio: si può, con obblighi: Sistemi che incidono su diritti e opportunità: selezione e gestione del personale, accesso al credito e ai servizi essenziali, istruzione, biometria. Se fai screening automatico dei curriculum, sei qui dentro. - giallo: Rischio limitato: basta dirlo: Sistemi che interagiscono con le persone o generano contenuti. L'obbligo è la trasparenza: chi parla con un chatbot deve saperlo, chi vede un contenuto generato deve poterlo capire. - verde: Rischio minimo: nessun obbligo specifico: Tutto il resto, che è la stragrande maggioranza dell'uso quotidiano. Resta solo l'obbligo di formazione. ## Le date, aggiornate dopo il Digital Omnibus Qui bisogna stare attenti, perché il calendario è cambiato a metà 2026 e in rete circola ancora la versione vecchia. - 2 febbraio 2025: Obbligo di formazione (art. 4) e divieti sulle pratiche vietate (art. 5).: attiva - 2 agosto 2026: Obblighi di trasparenza (art. 50): chi parla con un sistema AI deve saperlo, i contenuti generati vanno marcati.: futura - 2 dicembre 2027: Alto rischio dell'Allegato III: selezione e gestione del personale, servizi essenziali, istruzione, biometria.: futura - 2 agosto 2028: Alto rischio dentro prodotti già regolati da altre norme europee: dispositivi medici, macchine.: futura Il rinvio dell'alto rischio, dal 2 agosto 2026 al 2 dicembre 2027, arriva dal Regolamento UE 2026/1744, il Digital Omnibus, in vigore dal 27 luglio 2026. Due precisazioni che valgono più della tabella. La prima: **il rinvio riguarda solo l'alto rischio**, non è una sospensione generale. La seconda: la parte che tocca più aziende, cioè formazione e trasparenza, non è stata rinviata di un giorno. ## Le sanzioni, con il numero giusto per una PMI Il regolamento prevede tre livelli: - fino a **35 milioni o il 7%** del fatturato mondiale per le pratiche vietate dell'articolo 5 - fino a **15 milioni o il 3%** per la violazione degli altri obblighi - fino a **7,5 milioni o l'1%** per informazioni false o fuorvianti alle autorità Il dettaglio che cambia il quadro e che le guide allarmistiche saltano: per le **PMI e le startup** si applica **l'importo più basso** fra il valore assoluto e la percentuale sul fatturato. Per un'impresa da qualche milione di fatturato il conto si fa quindi sulla percentuale, con cifre lontanissime dai massimali che leggi nei titoli. Questo non vuol dire che non conti. Vuol dire che la decisione di mettersi in regola andrebbe presa perché è sensato, non perché qualcuno ti ha spaventato con un numero che non ti riguarda. ## L'elenco vero, in ordine Cinque passi. I primi tre si fanno internamente e non costano niente se non tempo. - Fai l'inventario di cosa si usa davvero: Non di cosa è stato autorizzato: di cosa le persone stanno usando, compresi gli account personali. In quasi tutte le aziende in cui entriamo questa lista è più lunga di quella che si aspetta la direzione. Senza questo passo tutti gli altri sono teoria. - Classifica ogni voce nelle quattro fasce: Novanta volte su cento finisce tutto in rischio minimo, e l'esercizio dura mezza giornata. Le eccezioni sono di solito due: un chatbot sul sito, che è rischio limitato, e qualcosa sulla selezione del personale, che è alto rischio. - Forma le persone e conserva la prova: È l'obbligo dell'articolo 4, già operativo, ed è l'unico che produce un beneficio immediato a prescindere dalla norma. Per esteso nella guida sull'obbligo di formazione. - Sistema la trasparenza, se ti riguarda: Hai un agente che parla con i clienti? Serve che si capisca che è automatico. Pubblichi contenuti generati? Vanno marcati. Poche ore di lavoro, scadenza al 2 agosto 2026. - Scrivi una policy interna, per ultima: Quali strumenti sono ammessi, cosa non si incolla mai, chi autorizza le eccezioni. Dopo l'inventario e dopo la formazione: una policy scritta al buio vieta cose che nessuno fa e ignora quelle che fanno tutti. ## La cosa che conta più di tutte L'adempimento formale è la parte facile. Quella difficile è che le persone capiscano cosa hanno fra le mani, perché è da lì che nascono i problemi veri: il dato sensibile incollato nella chat sbagliata, il numero inventato mandato a un cliente, la decisione presa fidandosi di una risposta che nessuno ha verificato. Nessuna policy intercetta quei tre casi. Li intercetta solo qualcuno che sa come funziona lo strumento, ed è il motivo per cui il legislatore ha messo la formazione come primo obbligo in ordine di tempo invece che come ultimo. Per l'obbligo di formazione dell'articolo 4, la pagina sulla [formazione AI per PMI](/formazione-ai-pmi/) racconta come lo affrontiamo con un team piccolo. D: L'AI Act si applica anche se non sviluppiamo intelligenza artificiale? R: Sì. Il regolamento distingue fra chi fornisce sistemi AI e chi li utilizza, e la maggior parte degli obblighi che toccano una PMI italiana riguardano il secondo caso. Se in azienda si usa ChatGPT, Copilot o un chatbot sul sito, sei dentro. D: Rischiamo davvero una multa da 35 milioni? R: Quel massimale riguarda le pratiche vietate dall'articolo 5, cose come la manipolazione del comportamento o il punteggio sociale, che un'azienda normale non fa. E per le PMI il regolamento prevede che si applichi l'importo più basso fra il valore assoluto e la percentuale sul fatturato, quindi per un'impresa da qualche milione il calcolo si fa sulla percentuale. D: Gli obblighi sull'alto rischio sono stati rinviati? R: Sì, quelli dell'Allegato III sono passati dal 2 agosto 2026 al 2 dicembre 2027 per effetto del Digital Omnibus. Attenzione però: il rinvio riguarda solo l'alto rischio. L'obbligo di formazione dell'articolo 4 è in vigore dal 2025 e gli obblighi di trasparenza sono confermati dal 2 agosto 2026. D: Serve un consulente legale? R: Per la maggior parte delle PMI no, almeno non subito. I primi tre passi dell'elenco sono organizzativi e si fanno internamente. Il legale serve quando si scopre di usare un sistema che ricade nell'alto rischio, tipicamente sulla selezione del personale. D: Usiamo un chatbot sul sito: cosa cambia per noi? R: Dal 2 agosto 2026 chi interagisce deve poter capire che sta parlando con un sistema automatico. In pratica è una riga dichiarata all'inizio della conversazione. È l'adempimento più semplice di tutto il regolamento ed è anche quello che più aziende dimenticano. ## AI adoption in azienda: come far usare davvero l'intelligenza artificiale al team https://www.martes-ai.com/guide/ai-adoption-aziende/ Comprare le licenze è la parte facile. L'adozione si decide nei tre mesi dopo: chi la usa, su cosa, con quali regole, come si misura. Il metodo che funziona e gli errori che la fermano. L'AI adoption non si compra con le licenze: si costruisce nei **tre mesi dopo**. Funziona quando si parte da una misura, si lavora sulle attività vere di ogni persona, si danno regole chiare e si riconoscono gli **AI champion**. Si fallisce quando tutto finisce con un corso. Quasi ogni azienda in cui entriamo ha già l'intelligenza artificiale in casa. Qualcuno la usa tutti i giorni con un account personale, qualcuno l'ha provata una volta e ha smesso, qualcuno non sa nemmeno che esiste uno strumento aziendale. Il problema quindi non è avere l'AI. È che la usino le persone giuste, sulle attività giuste, con regole che la direzione conosce. ## Perché le licenze da sole non bastano Attivare un piano aziendale richiede un pomeriggio. Poi succede sempre la stessa cosa: dopo qualche settimana l'uso si concentra su poche persone, già curiose di loro. Il resto del team torna alle abitudini di prima. Non è pigrizia. Chi ha una giornata piena non ha il tempo di capire da solo cosa farci. Un esempio generico visto in un video non assomiglia mai al suo lavoro. Il segnale che l'adozione si è fermata: Le licenze ci sono, i costi pure. Nessuno sa dire quante ore a settimana sono tornate indietro. Se la domanda "chi la usa e per cosa" non ha una risposta con i nomi, l'adozione non è partita. ## Le quattro fasi che funzionano - Misurare il punto di partenza: Prima di formare qualcuno si chiede a tutta la squadra chi usa già l'AI, su quali software lavora, dove si blocca e quante ore a settimana passa su lavoro ripetitivo. Quel numero è la base del ritorno: senza, alla fine non si potrà dire se è servito. - Lavorare sulle attività vere: Ognuno al proprio computer, sui propri file. Prima si costruisce il contesto della persona (chi è, cosa fa, con quali strumenti), poi si automatizzano le attività ripetitive che ha dichiarato. Esempi generici non restano. - Dare regole chiare: Quale strumento aziendale, quali dati non si caricano, come si usano i connettori. Tre righe scritte valgono più di un divieto: il divieto sposta l'uso fuori dai radar. - Accompagnare e misurare: Coaching a cadenza fissa per chi si blocca, corsi registrati per chi non c'era e per i nuovi assunti. Dopo qualche settimana si rifà l'assessment e si confrontano le ore, persona per persona. ## Gli AI champion In ogni gruppo ci sono tre o quattro persone su dieci che dopo la formazione vogliono andare avanti. Sono loro a reggere l'adozione nel resto dell'azienda: i colleghi vanno a chiedere a loro, non al manuale. Si riconoscono dai dati d'uso, non dall'organigramma. Quasi mai coincidono con quelli che la direzione avrebbe indicato. Vanno trattati come una risorsa: tempo dedicato, un canale diretto con chi ha fatto la formazione e la responsabilità di raccogliere i casi d'uso che il resto del team scopre. ## Cosa misurare Numeri che dicono qualcosa: - Ore a settimana su lavoro ripetitivo, prima e dopo - Processi automatizzati e da chi - Persone che usano gli strumenti ogni settimana - Casi d'uso nati dal team Numeri che non dicono niente: - Licenze attivate - Ore di formazione erogate - Attestati consegnati - Soddisfazione a fine corso Il numero che conta è la differenza fra le ore di partenza e quelle di arrivo, per persona. Una media aziendale nasconde chi è rimasto indietro, che è esattamente chi ha bisogno di aiuto. ## Gli errori che fermano l'adozione **Partire dalla tecnologia.** Scegliere lo strumento prima di sapere su quali attività usarlo porta a un bel pilota che nessuno usa. **Formare tutti allo stesso modo.** Amministrazione, commerciale e operations hanno software e colli di bottiglia diversi. Un programma unico non parla a nessuno. **Vietare invece di regolare.** Le persone continuano a usare gli strumenti personali dal telefono e l'azienda perde l'unica informazione che le serviva: sapere cosa sta uscendo. Ne parliamo nella guida sulla [shadow AI in azienda](/guide/shadow-ai-in-azienda/). **Fermarsi all'aula.** Le giornate danno la base e la prima cosa che gira. Sono i mesi dopo a decidere se l'azienda cambia davvero. ## Da dove partire Se l'azienda è grande, dal management: sono le persone che disegnano le procedure a decidere se l'AI resta un'iniziativa personale o diventa il modo in cui si lavora. Il programma per reparti è nella pagina sulla [formazione AI per grandi aziende](/formazione-ai-enterprise/). Se l'azienda è piccola, da tutto il team insieme, in due giornate: ne parliamo nella pagina sulla [formazione AI per PMI](/formazione-ai-pmi/), che spiega anche come usare i fondi interprofessionali. Se avete già scelto Claude, c'è la [formazione su Claude per aziende](/formazione-claude-aziende/). Chi usa già Claude di solito si ferma alla chat. Il passo dopo è Cowork, che porta a termine compiti interi sui file del reparto: come si accende per un gruppo pilota senza perdere il controllo è nella guida su [Claude Cowork in azienda](/guide/claude-cowork-in-azienda/). Quando un processo ripetitivo è chiaro e si ripete ogni giorno, il passo dopo può essere un agente che lo esegue con una persona che controlla: cos'è e dove funziona già è nella guida sugli [agenti AI in azienda](/guide/agenti-ai-cosa-sono/). Quando il team usa gli strumenti ogni giorno, il passo dopo di solito è mettere in un posto solo i documenti e le procedure dell'azienda, interrogabili da tutti: è quello che chiamiamo [Company Brain](/guide/company-brain-cosa-e/). D: Cosa vuol dire AI adoption? R: Che l'intelligenza artificiale entra nel lavoro di tutti i giorni delle persone, non solo nelle licenze acquistate. Si misura da quante persone la usano, su quali attività e quante ore tornano indietro. D: Da dove si comincia? R: Da una misura: chi la usa già, con quali strumenti, dove finisce il tempo del team. Senza quel punto di partenza non si sa su cosa lavorare e non si potrà dire se è servito. D: Perché le licenze da sole non bastano? R: Perché le persone non hanno il tempo di capire da sole cosa farci. Tre o quattro su dieci vanno avanti comunque, le altre tornano alle abitudini appena rientra il lavoro vero. D: Chi sono gli AI champion? R: Le persone che usano l'AI meglio delle altre e che il resto del team va a chiamare quando si blocca. Si riconoscono dai dati d'uso, non dal ruolo: quasi mai sono quelle che pensa la direzione. D: In quanto tempo si vedono i risultati? R: Le prime attività automatizzate girano già alla fine delle giornate di formazione. La misura seria si fa dopo qualche settimana, rifacendo lo stesso assessment di partenza e confrontando le ore. ## AI per amministrazione e finance: dove si recuperano ore vere in un ufficio contabile https://www.martes-ai.com/guide/ai-per-amministrazione-e-finance/ L'amministrazione è l'ufficio con più lavoro ripetitivo misurabile di tutta l'azienda, ed è anche quello dove un errore automatizzato fa più danni. Cosa conviene automatizzare e cosa lasciare in mano a una persona. È l'ufficio con più lavoro ripetitivo misurabile di tutta l'azienda, ed è anche quello dove un errore automatizzato fa più danni. Il punto con più ore sono **i documenti che entrano**, e la regola di impostazione è una sola: all'inizio propone, non registra. Quando chiediamo a un ufficio amministrativo quante ore a settimana vanno in attività ripetitive, i numeri che escono sorprendono sempre la direzione. Non perché qualcuno esageri: è che quel lavoro non compare in nessun processo scritto, quindi nessuno lo ha mai contato. È anche l'ufficio dove l'automazione va impostata con più attenzione, perché un errore in contabilità non resta in contabilità. ## Dove stanno le ore Sono sempre le stesse cinque, in aziende di ogni dimensione. **I documenti che entrano.** Fatture di fornitori, documenti di trasporto, note spese. Arrivano in formati diversi, e per ognuno qualcuno legge e ricopia. I fornitori grandi mandano file strutturati e il gestionale li digerisce. Il tempo lo mangiano i fornitori piccoli, quelli che mandano un PDF fatto a mano che cambia ogni volta. **Le riconciliazioni.** Movimenti bancari da accoppiare a documenti, partite aperte da chiudere, differenze da spiegare. Lavoro di confronto, ripetitivo e mentalmente stancante. **I solleciti.** Guardare lo scaduto, decidere chi sollecitare, scrivere il messaggio adatto al rapporto che hai con quel cliente. **Le risposte ricorrenti.** A colleghi, a fornitori, a clienti: dove sta quella fattura, quando è stato pagato, perché quell'importo è diverso. **I report interni.** Gli stessi numeri, ogni mese, presi dagli stessi posti e messi nello stesso formato. Si automatizza: - Estrazione dati dai documenti in ingresso - Risposte alle domande ricorrenti - Prime stesure dei solleciti - Preparazione dei report ricorrenti Resta a una persona: - Scritture di chiusura e valutazioni - Comunicazioni che escono senza rilettura - Autorizzazione dei pagamenti ## Cosa conviene fare per primo **L'estrazione dai documenti in ingresso.** È il punto con più ore e il più semplice da impostare. Un modello linguistico legge il PDF, estrae i campi e propone la registrazione, e a differenza dell'OCR tradizionale capisce che quel numero è l'imponibile anche se il fornitore ha cambiato il layout. Proprio per questo funziona bene dove l'OCR falliva, cioè sui fornitori piccoli. La regola d'impostazione è una sola: all'inizio **propone, non registra**. La persona conferma, e intanto si misura quanto spesso ha ragione. Dopo qualche settimana di dati reali si decide se alzare l'automatismo, e su quali soglie. **Le risposte ricorrenti.** Un assistente collegato ai documenti amministrativi risponde a "dov'è finita la fattura X" citando la fonte. Toglie interruzioni, che è un guadagno che le persone sentono anche più delle ore. **Le prime stesure dei solleciti.** Il testo adatto al cliente giusto, con il tono giusto. L'elenco di chi sollecitare lo dà il gestionale, la fatica è scrivere venti messaggi diversi. ## Cosa lasciare in mano a una persona **Le scritture di chiusura e le valutazioni.** Ratei, risconti, accantonamenti, valutazioni di magazzino. Sono giudizi professionali, non estrazioni di dati. **Tutto ciò che va all'esterno senza rilettura.** Una comunicazione a un fornitore, una risposta a un cliente su un importo contestato. La bozza sì, l'invio automatico no. **I pagamenti.** Proporre una distinta è una cosa, autorizzare un pagamento è un'altra. Questo confine conviene tenerlo netto anche quando l'accuratezza è alta, perché il costo di un errore non è simmetrico al beneficio della velocità. ## L'errore tipico Partire dal gestionale. Molti progetti in amministrazione cominciano con l'idea di sostituire o riconfigurare il software contabile, e si impantanano per mesi. La maggior parte del valore invece sta **attorno** al gestionale: in quello che succede prima che il dato ci entri, e in quello che succede dopo che ne esce. Quella parte si può cambiare senza toccare il sistema, e i risultati si vedono in settimane. ## Come si misura L'amministrazione è l'ufficio dove il ritorno è più facile da dimostrare, perché i volumi sono contabili. Prendi il numero di documenti che passano in un mese e il tempo medio per documento, misurato prima. Dopo sei-otto settimane rifai la stessa misura. La differenza è il tuo numero, e regge alla riunione con la direzione. C'è una seconda misura che conviene tenere, meno ovvia: **quanti documenti finiscono in eccezione**. Se quel numero non scende, l'automazione sta gestendo solo i casi facili, che erano anche i più veloci da fare a mano. Il metodo completo per impostare la misura sta nella guida su [come misurare il ritorno dell'AI](/guide/come-misurare-roi-ai-azienda/), e cosa si può far uscire dall'azienda è nella guida su [AI e GDPR](/guide/intelligenza-artificiale-e-gdpr-in-azienda/). D: L'AI può registrare le fatture passive da sola? R: Può estrarre i dati e proporre la registrazione. Farla registrare senza controllo è una scelta che si prende solo dopo aver misurato l'accuratezza sul proprio flusso reale per qualche settimana, e comunque con una soglia sotto cui il documento passa a una persona. D: Che differenza c'è rispetto all'OCR che abbiamo già nel gestionale? R: L'OCR legge caratteri in posizioni attese e si rompe quando il fornitore cambia il layout. Un modello linguistico capisce che quel numero è l'imponibile anche se ha cambiato posto. La differenza si sente sui fornitori piccoli, che sono quelli che fanno perdere più tempo. D: I dati contabili possono uscire dall'azienda? R: Sono dati aziendali e spesso contengono dati personali di fornitori e clienti. Valgono le regole di qualsiasi fornitore esterno: strumento aziendale, niente addestramento sui contenuti, contratto di responsabile del trattamento. D: Serve cambiare gestionale? R: Quasi mai, e chi lo propone come primo passo sta vendendo un progetto diverso. La maggior parte del valore si prende attorno al gestionale, su quello che succede prima che il dato ci entri e dopo che ne esce. D: Da dove si comincia in un ufficio piccolo? R: Dai documenti che arrivano ogni giorno nello stesso formato sbagliato. Di solito sono le fatture dei fornitori piccoli e i documenti di trasporto, ed è lì che sta la quota più grande di lavoro ripetitivo dichiarato. ## AI per HR e recruiting: screening dei CV e cosa si può automatizzare https://www.martes-ai.com/guide/ai-per-hr-e-recruiting/ Annunci, risposte ai dipendenti, tracce di colloquio: in un ufficio HR gran parte del lavoro ripetitivo si automatizza subito. Lo screening automatico dei CV invece l'AI Act lo classifica ad alto rischio. Cosa si può fare da domani e cosa serve per il resto. Lo screening dei curriculum è l'uso più richiesto ed è l'unico che l'AI Act classifica **ad alto rischio**. Ma la parte grossa del lavoro ripetitivo di un ufficio del personale sta lontanissima dalla zona regolata, ed è da lì che conviene partire. Quando entriamo in un'azienda e chiediamo dove si perde più tempo, l'ufficio del personale è quasi sempre fra le prime due risposte. Ed è anche l'ufficio dove l'intelligenza artificiale va usata con più attenzione, perché è l'unico ambito aziendale comune che l'AI Act tratta come ad alto rischio. Le due cose insieme spaventano, e il risultato è che molte direzioni HR non fanno niente. È un peccato, perché la parte grossa del lavoro ripetitivo di un ufficio del personale sta lontanissima dalla zona regolamentata. ## Prima la mappa legale, così poi si ragiona liberi Tre fasce, e conviene tenerle separate. **Vietato.** Il riconoscimento delle emozioni sul posto di lavoro rientra fra le pratiche vietate dell'articolo 5 dell'AI Act, in vigore dal 2 febbraio 2025. Qualunque strumento proponga di valutare lo stato emotivo di un candidato durante un colloquio, o l'umore dei dipendenti, è fuori. Non è una questione di cautela, è un divieto. **Alto rischio.** L'Allegato III classifica come ad alto rischio i sistemi usati per la selezione e la gestione del personale: screening automatico delle candidature, sistemi che influenzano promozioni o cessazioni, assegnazione automatica dei compiti. Non sono vietati: chiedono sorveglianza umana effettiva, informazione ai lavoratori, conservazione dei log e valutazione d'impatto. Gli obblighi si applicano dal **2 dicembre 2027**, dopo il rinvio introdotto dal Digital Omnibus. Non tutto quello che tocca le candidature finisce lì: l'articolo 6 prevede eccezioni per i compiti preparatori o procedurali, che però saltano appena il sistema assegna un punteggio alle persone. Come si ragiona caso per caso è nella guida sulla [classificazione del rischio nell'AI Act](/guide/classificazione-rischio-ai-act/). **Rischio minimo.** Tutto il resto, che come vedrai è la maggior parte del lavoro. Una precisazione che conta: "sorveglianza umana" non significa che una persona firma alla fine. Significa che una persona può capire come si è arrivati a quel risultato e ha l'autorità di ribaltarlo. Uno strumento che restituisce un punteggio senza spiegazione non diventa conforme perché qualcuno lo approva. Si fa subito, nessun vincolo: - Le domande ricorrenti dei dipendenti - Scrivere e adattare gli annunci - Preparare le tracce dei colloqui - Sintesi di verbali e normativa - Prime stesure delle comunicazioni interne Richiede cautela o è vietato: - Screening automatico dei curriculum (alto rischio) - Sistemi che influenzano promozioni o cessazioni - Assegnazione automatica dei compiti - Riconoscimento delle emozioni: vietato ## Cosa conviene fare subito Sono tutte attività in rischio minimo, e sono quelle che restituiscono ore vere. **Le domande ricorrenti dei dipendenti.** Quanti giorni di ferie mi restano, come funziona il rimborso spese, dove trovo il modulo per il congedo. Un assistente collegato ai documenti aziendali risponde con la citazione della fonte, e l'ufficio smette di rispondere venti volte alla stessa cosa. È il caso d'uso con il miglior rapporto fra fatica e ritorno in assoluto. **Gli annunci di lavoro.** Riscrivere per chiarezza, adattare a canali diversi, controllare il linguaggio. Lavoro che prende ore e che si comprime in minuti. **La preparazione dei colloqui.** Tracce di domande costruite sul profilo e sulla posizione, con i punti da approfondire. L'AI non valuta nessuno: prepara chi valuta. **Le sintesi.** Verbali di riunione, documentazione contrattuale, normativa che cambia. Leggere trenta pagine per estrarne cinque righe è esattamente il lavoro che conviene delegare. **Le prime stesure delle comunicazioni interne.** Una circolare, una comunicazione di cambio procedura, la spiegazione di una novità in busta paga. La prima versione la scrive lo strumento, la testa la mette la persona. ## Cosa richiede cautela **Lo screening dei curriculum.** È la richiesta numero uno e sta in alto rischio. Si può fare, ma va impostato sapendo cosa comporta: informare candidati e rappresentanze, conservare i log delle decisioni, tenere una sorveglianza umana reale, documentare come il sistema è stato validato. Ma soprattutto c'è una domanda da farsi prima: **stai automatizzando la selezione o la ricerca?** Se l'obiettivo è trovare in trecento candidature quelle che dichiarano un requisito oggettivo, spesso quello è un filtro e non una valutazione. Se invece il sistema ordina i candidati per idoneità, stai valutando persone, e la fascia è quella. **Tutto ciò che influenza carriere e valutazioni.** Sistemi che suggeriscono promozioni, che assegnano punteggi di performance, che indicano chi far crescere. Stessa fascia, stesse cautele. Nei deck che scriviamo per i clienti l'obbligo non viene enunciato come norma, ma consegnato come una riga di policy che l'azienda si scrive da sola: le proposte del sistema restano soggette alla verifica dei responsabili e non vengono usate per formulare giudizi sulle prestazioni individuali. Detta così diventa la loro regola, e la seguono. ## L'errore che vediamo più spesso Partire dal caso più difficile. L'ufficio HR arriva con "vogliamo automatizzare lo screening", che è la cosa più esposta e quella che richiede più lavoro di impianto. Nel frattempo continua a rispondere a mano alle stesse quaranta domande sui permessi, che nessuna norma tocca. Il percorso sano è l'inverso: si parte da quello che non ha vincoli, si costruisce dimestichezza e si misurano le ore recuperate. Quando arriva il momento dello screening, l'ufficio sa già cosa sanno fare questi strumenti e dove sbagliano, e imposta i controlli con cognizione invece che per adempimento. ## Il pezzo che riguarda le persone, non i processi C'è un motivo in più per cui l'ufficio del personale dovrebbe essere fra i primi a essere formato, e non ha a che fare con la sua efficienza. È l'ufficio a cui arriveranno le domande degli altri: si può usare ChatGPT con i dati dei colleghi, cosa si può incollare, chi autorizza. Se HR non ha una posizione, quella posizione se la costruiscono le persone da sole, e di solito se la costruiscono con un account personale. Le regole generali stanno nella guida su [cosa deve fare una PMI con l'AI Act](/guide/ai-act-cosa-deve-fare-una-pmi/), e l'obbligo di formazione che riguarda anche questo ufficio è [qui](/guide/ai-act-formazione-obbligatoria-aziende/). Lo stesso ragionamento, ufficio per ufficio, lo abbiamo fatto per [amministrazione e finance](/guide/ai-per-amministrazione-e-finance/), per [l'ufficio acquisti](/guide/ai-per-ufficio-acquisti/), per [il commerciale](/guide/ai-per-il-commerciale/), per [la logistica](/guide/ai-per-la-logistica/) e per [gli studi professionali](/guide/ai-per-studi-professionali/). D: Lo screening automatico dei CV è vietato? R: No, non è vietato. È classificato ad alto rischio nell'Allegato III dell'AI Act, il che significa obblighi aggiuntivi e non divieto: sorveglianza umana effettiva, informazione ai lavoratori e ai candidati, conservazione dei log. Gli obblighi si applicano dal 2 dicembre 2027 dopo il rinvio del Digital Omnibus. D: Come si usa l'AI per lo screening dei CV senza violare l'AI Act? R: Tenendo una persona che decide davvero: l'AI ordina e riassume, chi seleziona legge e sceglie. Deve poter scartare il suggerimento. Poi si informano candidati e lavoratori che c'è un sistema automatico nel processo e si conservano i log. Sono gli obblighi dell'alto rischio, che per la selezione del personale si applicano dal 2 dicembre 2027. D: Posso usare l'AI per scrivere gli annunci di lavoro? R: Sì, e ricade nel rischio minimo. È anche uno dei casi in cui il guadagno è più immediato: riscrivere un annuncio per renderlo più chiaro, adattarlo a canali diversi e controllarne il linguaggio richiede minuti invece di ore. D: L'AI può fare i colloqui al posto nostro? R: Tecnicamente esistono strumenti che lo fanno. Il riconoscimento delle emozioni sul posto di lavoro rientra però fra le pratiche vietate dell'articolo 5, quindi tutto ciò che valuta lo stato emotivo di un candidato è fuori discussione a prescindere dagli obblighi sull'alto rischio. D: Devo dire ai candidati che usiamo l'AI? R: Sì, ed è la parte più facile da sistemare. Gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 si applicano dal 2 agosto 2026 e chiedono che una persona sappia quando sta interagendo con un sistema automatico. Una riga nell'informativa e nel processo di candidatura copre il caso. D: Da dove conviene partire in un ufficio HR? R: Dalle attività che non toccano decisioni sulle persone: sintesi di documenti, prime stesure di comunicazioni interne, risposte alle domande ricorrenti dei dipendenti, preparazione delle tracce di colloquio. È la parte più grande del lavoro ripetitivo e la meno esposta. ## AI per il commerciale: preparare le trattative, non automatizzare le relazioni https://www.martes-ai.com/guide/ai-per-il-commerciale/ Nelle vendite l'AI dà il massimo prima e dopo la conversazione, non durante. Preparare una call, ricostruire uno storico, scrivere un follow-up: è lì che stanno le ore, e la relazione resta tua. Le relazioni non si automatizzano, e resta vero. Ma un venditore passa una quota sorprendente della giornata a fare cose che con la relazione non c'entrano: **l'AI dà il massimo prima e dopo la conversazione**, non durante. E niente parte da solo verso il cliente. Quando parliamo di AI con una rete commerciale la prima reazione è quasi sempre difensiva, e ha una ragione sensata: le vendite si fanno con le relazioni, e le relazioni non si automatizzano. È vero, e resta vero. Solo che un venditore passa una quota sorprendente della giornata a fare cose che con la relazione non c'entrano niente: cercare informazioni, ricostruire storici, scrivere gli stessi messaggi, compilare campi. È quella parte che si può togliere, e toglierla restituisce tempo proprio alla relazione. ## Dove vanno le ore di un commerciale **Preparare le chiamate.** Chi è questa azienda, cosa fa, cosa ci siamo detti l'ultima volta, cosa ha comprato, quali problemi aveva sollevato. Informazione sparsa fra CRM, mail, appunti e memoria. **Scrivere i follow-up.** Dopo ogni conversazione: riepilogo, prossimi passi, materiale promesso. Lavoro ripetitivo che spesso slitta, e quando slitta costa opportunità. **Rispondere alle domande tecniche ricorrenti.** Quelle a cui il venditore risponde chiedendo a qualcun altro, e intanto passano due giorni. **Aggiornare il CRM.** L'attività che tutti odiano e che quasi nessuno fa bene, con la conseguenza che lo storico è pieno di buchi proprio quando serve. **Preparare offerte e preventivi.** Prendere un modello, adattarlo, controllare i numeri. Prima e dopo la conversazione: - Preparare le chiamate - Scrivere i follow-up - Rispondere alle domande tecniche ricorrenti - Sintetizzare le conversazioni - Alimentare il CRM Durante, e verso il cliente: - Niente parte da solo verso il cliente - Il punteggio sui lead è un ordine di lavoro, non una decisione - Sui contatti a freddo le regole non cambiano ## Cosa conviene fare per primo **La preparazione delle chiamate.** È il caso d'uso con il ritorno più immediato. Un assistente collegato ai documenti e alla corrispondenza prepara una scheda: chi sono, cosa ci siamo detti, cosa è rimasto aperto, cosa vale la pena chiedere. Quindici minuti di ricerca diventano due, e soprattutto il venditore arriva preparato anche quando la giornata è piena, che è il momento in cui normalmente non si prepara. **I follow-up.** La bozza parte dalle note della conversazione. Il venditore rilegge, aggiusta la riga personale e manda. Il guadagno non è solo il tempo: è che i follow-up partono, invece di slittare a dopodomani. **Le risposte tecniche ricorrenti.** Un assistente sui materiali di prodotto risponde citando la fonte, e il venditore smette di aspettare che qualcun altro abbia tempo. **La sintesi delle conversazioni.** Da una registrazione o da appunti disordinati esce il riepilogo con i punti aperti. È anche il modo più indolore di alimentare il CRM. ## Il confine da tenere **Niente parte da solo verso il cliente.** Un messaggio che nessuno ha riletto si sente, e in una relazione costruita in due anni basta una riga fuori tono per incrinare qualcosa. La regola pratica: lo strumento prepara, la persona rilegge e manda. Sempre. **Il punteggio automatico sui lead è un ordine di lavoro, non una decisione.** Serve a dire da dove cominciare la giornata, non a decidere chi merita una telefonata. I criteri che stanno nei dati sono una parte piccola di quello che rende un'opportunità reale. **Sui contatti a freddo le regole non cambiano** perché il messaggio è stato scritto da uno strumento. Base giuridica per il trattamento, informativa, possibilità di opporsi: tutto come prima. La facilità di produrre messaggi non autorizza a mandarne di più. ## Il trucco che fa la differenza sul tono La lamentela più comune è che i testi sembrano finti. Quasi sempre la causa è la stessa: si chiede un'email professionale invece di mostrare come scrive quella persona. Un venditore che passa dieci sue email vere come esempio ottiene bozze che gli somigliano. Uno che descrive il tono a parole ottiene un comunicato stampa. È lo stesso principio del contesto individuale: gli esempi insegnano meglio delle descrizioni, e costano meno fatica. ## Come si misura Due numeri che una direzione commerciale accetta. **Il tempo di preparazione per chiamata**, misurato prima e dopo. Facile da raccogliere e difficile da contestare. **Il tempo fra la conversazione e il follow-up.** Se scende, la ragione è che i follow-up partono invece di slittare, ed è un effetto che si vede nel funnel prima che nelle ore. Un'avvertenza onesta: in vendite il collegamento fra ore risparmiate e fatturato non è diretto, e prometterlo non regge. Quello che si può dimostrare è tempo restituito e più conversazioni preparate. Cosa ci fa il commerciale con quel tempo dipende dal commerciale. Il metodo per impostare le misure sta [qui](/guide/come-misurare-roi-ai-azienda/), e cosa può uscire dall'azienda è nella guida su [AI e GDPR](/guide/intelligenza-artificiale-e-gdpr-in-azienda/). D: L'AI può scrivere le email ai clienti al posto mio? R: Può scrivere la bozza, e per i follow-up strutturati funziona molto bene. Quello che non deve fare è mandarle da sola: il cliente si accorge quando riceve un testo che nessuno ha riletto, e una relazione costruita in due anni si incrina in una riga. D: Serve collegarla al CRM? R: Non per partire. Preparare le chiamate, sintetizzare le conversazioni e scrivere i follow-up si fa sui documenti e sulle note. Il collegamento al CRM ha senso dopo, quando si vuole che lo storico entri nelle risposte. D: Posso usarla per trovare nuovi clienti? R: Per la ricerca e la qualificazione preliminare sì, e fa risparmiare molto tempo. Attenzione però alle regole sui contatti a freddo, che non cambiano perché il messaggio è stato scritto da uno strumento: base giuridica e informativa restano le stesse. D: Come evito che i messaggi sembrino finti? R: Dandole i tuoi testi come esempio invece di descriverle il tono. Un venditore che le passa dieci email scritte da lui ottiene bozze che gli somigliano, uno che le chiede un'email professionale ottiene un testo che sembra un comunicato. D: Che cosa non conviene automatizzare? R: Tutto quello che arriva al cliente senza che una persona lo abbia riletto, e la qualificazione finale di un'opportunità. Il punteggio automatico sui lead è utile come ordine di lavoro, non come decisione su chi vale la pena chiamare. ## AI per l'ufficio acquisti: confronto offerte, contratti e gestione fornitori https://www.martes-ai.com/guide/ai-per-ufficio-acquisti/ Un buyer passa più tempo a leggere e confrontare che a negoziare. È esattamente il lavoro che l'AI comprime meglio, a patto di non lasciarle scegliere il fornitore. Un buyer passa più tempo a leggere e confrontare che a negoziare, ed è la parte che l'AI comprime meglio. Il confine è netto: **comprime la preparazione, non la decisione**. La scelta del fornitore tiene dentro cose che nei documenti non ci sono. Chiedi a un responsabile acquisti come passa la giornata e la risposta sorprende chi immagina il mestiere come negoziazione. La maggior parte del tempo va in lettura: offerte in formati diversi da normalizzare, contratti da controllare, corrispondenza da scrivere, storici da ricostruire. È il tipo di lavoro che l'intelligenza artificiale comprime meglio di qualunque altro. Con un confine preciso: comprime la preparazione, non la decisione. ## Dove vanno le ore in un ufficio acquisti **Normalizzare le offerte.** Cinque fornitori mandano cinque documenti diversi: uno mette il trasporto dentro, uno fuori, uno quota a scaglioni, uno allega condizioni in fondo che cambiano il prezzo. Metterli sulla stessa riga è lavoro meccanico e delicato, perché un errore qui produce una scelta sbagliata. **Leggere i contratti.** Condizioni di pagamento, penali, rinnovi taciti, clausole di revisione prezzi. Sono documenti lunghi dove conta la riga che non hai letto. **Scrivere ai fornitori.** Richieste di offerta, solleciti, comunicazioni di modifica ordine. Lo stesso messaggio in venti varianti. **Ricostruire lo storico.** Quanto abbiamo pagato quella cosa l'anno scorso, chi ce l'aveva fornita, com'era andata. Informazione sparsa fra gestionale, mail e memoria delle persone. Comprime la preparazione: - Normalizzare offerte in formati diversi - Estrarre le condizioni dai contratti - Confrontare bozza nuova e contratto in essere - Prime stesure verso i fornitori - Scadenze e rinnovi taciti Non tocca la decisione: - La scelta del fornitore - La valutazione di affidabilità e solidità - Tutto ciò che va spiegato in una procedura documentata ## Cosa conviene fare per primo **Il confronto delle offerte.** È il caso d'uso migliore di questo ufficio: tanto lavoro, formati sempre diversi, risultato visibile lo stesso giorno. Si caricano i documenti e si chiede una tabella comparativa con le voci normalizzate, comprese quelle che un fornitore ha messo in una nota a fondo pagina. La regola d'uso: la tabella **si controlla**. Il valore non è fidarsi del risultato, è partire da una tabella compilata invece che da cinque PDF, e verificare le righe dove i numeri divergono. **La lettura dei contratti.** Estrarre le condizioni chiave in una scheda: durata, rinnovo, preavviso di disdetta, penali, revisione prezzi. Ottimo anche per il confronto fra la bozza nuova e il contratto in essere, che a occhio è il lavoro dove si sbaglia più facilmente. **La corrispondenza.** Prime stesure di richieste di offerta e solleciti, adattate al fornitore. Il buyer rilegge e manda. **Le scadenze.** Un assistente collegato ai contratti risponde a "quali rinnovi taciti scattano nei prossimi novanta giorni", che è la domanda a cui di solito si risponde troppo tardi. ## Il confine da non superare **La scelta del fornitore.** Un sistema che ordina le offerte per convenienza sta dando un ordine basato su quello che sta nei documenti. Quello che non sta nei documenti è tutto il resto: come si è comportato quel fornitore l'ultima volta che c'è stata un'urgenza, quanto è solido, se quel prezzo è sostenibile o se fra sei mesi chiederà una revisione. Quel giudizio è il mestiere del buyer ed è la parte che vale di più. L'AI gli toglie le quattro ore di preparazione e gli lascia la decisione, il che è esattamente la divisione giusta. C'è anche una ragione formale: dove le decisioni di acquisto sono soggette a procedure documentate, o in contesti pubblici, serve poter spiegare come si è arrivati alla scelta. Una raccomandazione automatica che nessuno sa ricostruire è un problema, non una scorciatoia. ## Una cautela sulle riservatezze Le offerte dei fornitori spesso arrivano con clausole di riservatezza, e lì il vincolo che hai firmato può essere più stringente della normativa sulla protezione dei dati. Prima di caricare offerte in uno strumento vale la pena guardare cosa dice la clausola: molte vietano la comunicazione a terzi, e un servizio esterno è un terzo. Con uno strumento aziendale che esclude l'addestramento e con un contratto di responsabile del trattamento la posizione è difendibile, ma va verificato e non dato per scontato. Le regole generali stanno nella guida su [AI e GDPR in azienda](/guide/intelligenza-artificiale-e-gdpr-in-azienda/). ## Come si misura qui L'ufficio acquisti ha una misura comoda: **il tempo per gara o per confronto**, dall'arrivo delle offerte alla tabella pronta per la decisione. Si misura su cinque confronti prima di cominciare e su cinque dopo. È un numero che non si presta a discussioni, perché chi fa quel lavoro sa esattamente quanto ci mette. Una seconda misura utile, meno ovvia: **quante offerte riesci a confrontare**. Spesso il vincolo non era la scelta, era che chiedere a sei fornitori invece di tre costava troppo tempo. Se dopo l'automazione il numero di fornitori interpellati sale, quello è valore che non compare nelle ore risparmiate. Il metodo per impostare la misura è [qui](/guide/come-misurare-roi-ai-azienda/), e come scegliere il primo processo da automatizzare è [qui](/guide/automazione-processi-con-ai-guida/). D: L'AI può scegliere il fornitore migliore? R: Può mettere in tabella offerte scritte in formati diversi e segnalare le differenze, che è la parte lunga. La scelta resta una decisione con dentro rapporti, storicità e rischio, cioè le cose che non stanno nei documenti che le hai dato. D: Serve integrarla col gestionale? R: Per cominciare no. Il confronto delle offerte, la lettura dei contratti e le comunicazioni ai fornitori si fanno sui documenti, fuori dal gestionale. L'integrazione ha senso dopo, sui consumi e sullo storico prezzi. D: Posso caricare le offerte dei fornitori in un assistente AI? R: Con uno strumento aziendale che esclude l'addestramento sì, con le stesse cautele di qualsiasi fornitore esterno. Attenzione però alle offerte coperte da riservatezza contrattuale: lì la clausola che hai firmato può essere più stringente della normativa. D: Quanto tempo si recupera davvero? R: Dipende da quante offerte confronti. Negli uffici acquisti che abbiamo visto la lettura e la normalizzazione delle offerte è fra le prime due voci di tempo ripetitivo dichiarato, insieme alla corrispondenza con i fornitori. D: Rischio di perdere il rapporto col fornitore? R: Solo se automatizzi la parte sbagliata. Le comunicazioni personali restano personali: quello che si automatizza è la preparazione, cioè avere i numeri giusti e le domande giuste prima di alzare il telefono. ## AI per la logistica e i trasporti: documenti, tracciamento e comunicazione https://www.martes-ai.com/guide/ai-per-la-logistica/ In logistica il tempo non si perde a decidere, si perde a rincorrere informazioni: dov'è il carico, cosa dice quel documento, perché il costo è salito. È lì che l'AI restituisce ore. In logistica il tempo non si perde a decidere, si perde a **rincorrere informazioni**: dov'è il carico, cosa dice quel documento, perché il costo è salito. È lettura e scrittura, ed è esattamente la parte che l'AI comprime. L'ottimizzazione dei percorsi invece non è un lavoro da modello linguistico. In logistica il lavoro difficile non è decidere. È tenere insieme informazioni che arrivano da vettori diversi, in formati diversi, in momenti diversi, mentre qualcuno chiede dove sia il carico. Il tempo si perde nel rincorrere, e il rincorrere è fatto di lettura e di scrittura. Che è esattamente la parte che l'intelligenza artificiale comprime. ## Dove vanno le ore **I documenti che entrano.** Documenti di trasporto, bolle, conferme, fatture dei vettori. Ogni spedizioniere ha il suo formato, e i piccoli mandano PDF fatti a mano che cambiano ogni volta. Qualcuno legge e ricopia. **Le domande sullo stato.** Dov'è quel carico, quando arriva, perché è fermo. Arrivano dai clienti, dai commerciali, dalla produzione, e per ognuna qualcuno guarda in due o tre posti. **La corrispondenza con i vettori.** Richieste di quotazione, solleciti, contestazioni su ritardi e danni. Stesso messaggio, venti varianti. **Le riconciliazioni sui costi.** La fattura del vettore contro quello che era stato quotato, con i supplementi che compaiono dopo: carburante, giacenza, riconsegna. **Ricostruire cosa è successo.** Quando c'è un problema, capire la sequenza degli eventi significa mettere insieme mail, documenti e telefonate ricordate a memoria. Qui restituisce ore: - Estrazione dai documenti di trasporto - Risposte sullo stato delle spedizioni - Corrispondenza con i vettori - Controllo delle fatture contro il quotato Qui serve altro: - Ottimizzazione dei percorsi: è un problema matematico - Previsioni della domanda senza serie storica - La scelta di vettori e tariffe ## Cosa conviene fare per primo **L'estrazione dai documenti di trasporto.** Il caso con più volume e il più semplice da impostare. Un modello linguistico legge il documento ed estrae i campi che servono, e a differenza dell'OCR classico regge il fatto che ogni vettore impagini a modo suo. Come sempre: all'inizio propone e una persona conferma, mentre si misura quanto spesso ha ragione. **Le risposte sullo stato delle spedizioni.** Un assistente collegato ai documenti e alla corrispondenza risponde a "dov'è l'ordine X" citando la fonte. Toglie interruzioni, che in un ufficio spedizioni sono il vero costo nascosto. Se lo esponi ai clienti, ricorda che dal 2 agosto 2026 chi interagisce deve sapere che sta parlando con un sistema automatico. **Le prime stesure verso i vettori.** Richieste di quotazione, solleciti, contestazioni. Il fatto e i numeri li metti tu, il testo lo prepara lo strumento. **Il controllo delle fatture dei vettori.** Confrontare quotato e fatturato, con i supplementi, è lavoro di lettura e confronto. È anche il punto dove si recuperano soldi veri, perché le differenze piccole di solito passano per mancanza di tempo. ## Cosa non chiedergli **L'ottimizzazione dei percorsi.** Decidere l'ordine delle consegne è un problema matematico, e si risolve con software dedicato. Un modello linguistico non è lo strumento giusto, e chi te lo propone in quella veste sta forzando. **Le previsioni della domanda basate sul niente.** Se hai una serie storica solida, esistono metodi statistici adatti. Se non ce l'hai, nessuno strumento la inventa. **Le decisioni su vettori e tariffe.** Vale quello che vale per gli acquisti: l'AI prepara il confronto, la scelta tiene dentro rapporti e affidabilità che non stanno nei documenti. ## L'errore tipico del settore Aspettare il sistema nuovo. Molte aziende logistiche stanno valutando o implementando un gestionale nuovo, e rimandano tutto a quando sarà pronto. Nel frattempo passano dodici o diciotto mesi in cui la parte documentale e la corrispondenza continuano a consumare le stesse ore di prima. Quella parte sta **fuori** dal gestionale e si può affrontare adesso, senza interferire con il progetto in corso. Anzi: le persone arrivano al sistema nuovo sapendo già cosa vogliono automatizzare, il che di solito migliora anche le scelte su quel progetto. ## Come si misura Due numeri, entrambi facili da raccogliere in questo settore perché i volumi sono contabili. **Il tempo per documento processato**, misurato prima e dopo sei-otto settimane. **Quante richieste sullo stato arrivano all'ufficio.** Se un assistente risponde alle domande facili, quel numero scende, e la differenza è tempo restituito a chi veniva interrotto. Il metodo completo è nella guida su [come misurare il ritorno](/guide/come-misurare-roi-ai-azienda/), e la scelta del primo processo è [qui](/guide/automazione-processi-con-ai-guida/). D: L'AI può ottimizzare i giri di consegna? R: L'ottimizzazione dei percorsi è un problema matematico che si risolve meglio con software dedicato che con un modello linguistico. Dove l'AI generativa aiuta davvero è prima e dopo: leggere i documenti, scrivere le comunicazioni, ricostruire cosa è successo su una spedizione. D: Serve integrarsi col gestionale di magazzino? R: Non per cominciare. La parte documentale e la corrispondenza stanno fuori dal gestionale, ed è lì che sta la maggior parte del tempo ripetitivo. L'integrazione ha senso dopo, sullo storico dei costi. D: Come si gestiscono i documenti che arrivano in formati sempre diversi? R: È esattamente il caso in cui un modello linguistico batte l'OCR tradizionale: capisce che quel numero è il peso anche se ha cambiato posizione nel modulo. Funziona bene proprio sui fornitori piccoli, che sono quelli che fanno perdere più tempo. D: Posso far rispondere l'AI ai clienti che chiedono dov'è la merce? R: Sì, ed è uno dei casi con più volume. Dal 2 agosto 2026 però gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 dell'AI Act chiedono che chi scrive sappia di parlare con un sistema automatico: è una riga all'inizio della conversazione. D: Quanto si recupera davvero? R: Dipende dai volumi documentali. Negli uffici spedizioni che abbiamo visto la lettura dei documenti e la corrispondenza con vettori e clienti sono le due voci più grandi di tempo ripetitivo dichiarato. ## AI per studi professionali: commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro https://www.martes-ai.com/guide/ai-per-studi-professionali/ Uno studio vive di tempo fatturabile e di responsabilità professionale. L'AI tocca entrambe le cose, in direzioni opposte: ecco dove conviene usarla e dove il rischio non vale il guadagno. Uno studio ha due beni: il tempo delle persone e la responsabilità di chi firma. Il rischio specifico di questa categoria sono **le citazioni normative inventate**, e la regola che ne consegue non è negoziabile: si lavora sui documenti che carichi tu, non sulla memoria del modello. Uno studio professionale ha due beni: il tempo delle persone e la responsabilità di chi firma. L'intelligenza artificiale moltiplica il primo e mette pressione sulla seconda, quindi va usata sapendo esattamente dove passa il confine. Questa guida vale per commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro e in buona parte per chiunque venda ore di competenza. ## Dove si recuperano ore in uno studio **Leggere per estrarre.** Normativa che cambia, circolari, contratti, sentenze, documentazione che il cliente manda in disordine. È la voce più grande, ed è anche quella che stanca di più le persone brave. **Preparare le prime stesure.** Un parere, una comunicazione al cliente, una lettera, una memoria. La struttura e il primo giro di parole li può fare uno strumento, e il professionista parte da un testo invece che da una pagina bianca. **Le domande ricorrenti dei clienti.** Ogni studio ha venti domande che tornano di continuo, con risposte che esistono già in una mail di sei mesi fa. **La documentazione interna.** Il riassunto della riunione, la nota di aggiornamento su una pratica, il passaggio di consegne quando qualcuno va in ferie. **Il confronto fra versioni.** Cosa è cambiato fra due bozze di contratto, fra la circolare vecchia e quella nuova. Lavoro meccanico e rischioso da fare a occhio quando si è stanchi. Dove recupera ore: - Leggere per estrarre - Preparare le prime stesure - Rispondere alle domande ricorrenti dei clienti - Documentazione interna e passaggi di consegne - Confrontare due versioni di un contratto Dove non si delega: - Ogni riferimento normativo si verifica alla fonte - Il segreto professionale: mai account personali - La responsabilità di chi firma resta intera ## Il rischio che riguarda proprio questa categoria **Le citazioni inventate.** Un modello linguistico produce riferimenti normativi e giurisprudenziali che sembrano corretti e non esistono. Non è un difetto raro né in via di sparizione: è il modo in cui questi strumenti funzionano, generano la continuazione più probabile di un testo. Per uno studio è il rischio numero uno, perché un riferimento sbagliato in un parere firmato non è un errore di battitura. La regola operativa è semplice e non negoziabile: **ogni riferimento normativo o giurisprudenziale si verifica alla fonte**, sempre, anche quando sembra ovvio. Lo strumento serve a scrivere, a organizzare e a sintetizzare quello che gli dai. Non serve a ricordare la norma al posto tuo. Il corollario pratico: conviene lavorare **sui documenti che carichi tu**, non chiedere al modello cosa dice la legge. Nel primo caso risponde su un testo che hai in mano, nel secondo pesca dalla sua memoria, che è esattamente dove nascono le citazioni fantasma. ## Il segreto professionale Qui c'è un livello in più rispetto a un'azienda normale, e non è il GDPR: è un obbligo deontologico che risponde a un ordine professionale. Tre regole che consigliamo di mettere per iscritto nello studio. **Mai account personali gratuiti su materiale di clienti.** Nei servizi per consumatori i contenuti possono essere usati per migliorare i modelli. Su un atto o una posizione fiscale non è discutibile. **Strumento dello studio, con addestramento escluso e contratto in ordine.** Le stesse verifiche che faresti per un fornitore in cloud a cui affidi l'archivio. **Il nome si toglie quando non serve al lavoro.** Se devi far sintetizzare un contratto, quasi mai serve che ci sia dentro chi è la controparte. Il documento anonimizzato smette di essere un dato personale e il lavoro si fa uguale. ## L'impostazione che funziona negli studi **Partire da quello che non esce dallo studio.** Normativa pubblica, circolari, modelli interni, documentazione propria. Zero questioni di riservatezza, e le persone imparano lo strumento su materiale vero. **Poi i documenti dei clienti, con lo strumento giusto e la regola dei nomi.** **Mai il contrario.** Chi comincia caricando la pratica più complessa nel primo pomeriggio disponibile crea l'incidente che blocca lo studio per due anni. ## Il tema che nessuno dice ad alta voce Se una cosa che fatturavi tre ore adesso ti prende venti minuti, cosa succede alla parcella? È una domanda vera e conviene affrontarla invece di aggirarla. La direzione che vediamo funzionare è spostare il tempo liberato sulla parte che il cliente **non sa fare da solo e non può automatizzare**: la valutazione, la scelta fra due strade, la responsabilità di dire cosa conviene fare. Quella parte non è mai stata pagata abbastanza proprio perché era schiacciata sotto il lavoro meccanico. Chi la mette al centro non svaluta la consulenza, la rende visibile. Le regole complete su cosa può uscire stanno nella guida su [AI e GDPR in azienda](/guide/intelligenza-artificiale-e-gdpr-in-azienda/), e gli obblighi che valgono anche per uno studio sono in quella sull'[obbligo di formazione dell'AI Act](/guide/ai-act-formazione-obbligatoria-aziende/). D: Posso mettere i documenti dei clienti in un assistente AI? R: Dipende dallo strumento e dal documento. Con un account personale gratuito no, mai. Con uno strumento aziendale che esclude l'addestramento, la questione diventa la stessa di qualsiasi fornitore esterno, con in più il vincolo del segreto professionale, che è un obbligo deontologico e non solo una questione di protezione dati. D: L'AI può scrivere un parere o una dichiarazione? R: Può scrivere una bozza. La responsabilità professionale resta intera di chi firma, e questo significa che ogni riferimento normativo va verificato alla fonte. I modelli producono citazioni plausibili e inesistenti, ed è il rischio numero uno di questa categoria. D: Serve dirlo ai clienti? R: Non c'è un obbligo generale di dichiarare quali strumenti usi per lavorare. Se però il cliente interagisce direttamente con un sistema automatico, gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 dell'AI Act si applicano dal 2 agosto 2026. D: Conviene di più un software verticale o uno strumento generalista? R: I verticali risolvono bene il loro pezzo e costano di più. Lo strumento generalista copre la parte trasversale, che in uno studio è la maggioranza del lavoro ripetitivo: leggere, sintetizzare, riscrivere, preparare. Spesso conviene partire da lì. D: Rischio di svalutare la mia consulenza? R: Il rischio esiste sulla parte che il cliente percepiva come lavoro e che ora si vede che è veloce. La direzione sana è opposta: il tempo liberato va nella parte che il cliente non sa fare da solo, che è anche quella che si paga meglio. ## Automazione dei processi con l'AI: quale scegliere per primo e come non sbagliarlo https://www.martes-ai.com/guide/automazione-processi-con-ai-guida/ Il processo giusto da automatizzare per primo non è il più costoso né il più fastidioso. È quello che soddisfa quattro condizioni insieme, e di solito nessuno lo aveva in cima alla lista. Il primo processo da automatizzare **non deve essere il più prezioso, deve essere quello che riesce**. Le condizioni sono quattro e vanno soddisfatte tutte insieme. E prima di automatizzare conviene chiedersi se quel passaggio serve ancora: capita spesso che il guadagno vero sia toglierlo. "Da cosa cominciamo" è la domanda che segue immediatamente "vogliamo automatizzare qualcosa con l'AI", e la risposta sbagliata fa perdere mesi. La scelta sbagliata più comune è partire dal processo che costa di più. Sembra razionale e quasi sempre non lo è: il processo più costoso è anche il più complesso, il più presidiato e quello dove un fallimento fa più rumore. Il primo processo non deve essere il più prezioso. **Deve essere quello che riesce.** ## Le quattro condizioni del primo processo Vanno soddisfatte tutte e quattro insieme. Se ne manca una, il candidato scende in fondo alla lista. - Si ripete spesso e in modo simile: Non identico: simile. Se succede ogni giorno, il ritorno arriva in fretta e si accumulano abbastanza casi da capire se funziona. - Ha un ingresso e un'uscita chiari: "Arriva questo documento, deve finire lì dentro in questo formato". Se non sai dire dove comincia e dove finisce, non sei pronto ad automatizzarlo: sei pronto a capirlo. - Un errore si vede e si corregge: Se un errore passa inosservato per settimane, quel processo non è il primo. Serve che chi lo usa se ne accorga subito. - La persona che lo fa è disponibile a starci dentro: La condizione che nessuno mette nelle liste e che affonda più progetti. Senza, l'automazione viene costruita su una descrizione invece che sulla realtà. ## Dove cercare i candidati Non nei diagrammi di processo. Nelle risposte delle persone a una domanda sola: **quante ore a settimana passi a fare cose che potrebbe fare chiunque al posto tuo?** Le risposte che tornano più spesso, in aziende di ogni dimensione: - ricopiare dati da un sistema a un altro - leggere documenti per estrarne quattro campi - scrivere la stessa email con piccole variazioni - cercare informazioni sparse in più posti per rispondere a una domanda - preparare lo stesso report ogni settimana Sono cinque famiglie, e in quasi ogni ufficio almeno tre sono presenti. ## La differenza con l'automazione che conosci già Molte aziende hanno provato l'automazione tradizionale e ne sono uscite deluse. Vale la pena capire perché, perché cambia cosa aspettarsi. L'automazione classica esegue **passi fissi**: prendi il valore in quella posizione, mettilo in quell'altra. Funziona benissimo finché tutto resta al suo posto, e si rompe appena un fornitore cambia il layout della fattura. Un modello linguistico **interpreta**: capisce che quel numero è l'imponibile anche se ha cambiato posizione. Regge la variazione, che è esattamente il punto dove l'automazione tradizionale falliva. Il rovescio della medaglia: essendo interpretazione, non è deterministica. Ogni tanto sbaglia, quindi serve un modo per accorgersene. Le due tecnologie non si sostituiscono, si usano dove ciascuna è forte. ## Come si imposta, in pratica **Prima si misura.** Quante volte succede, quanto tempo prende, quanti casi finiscono in eccezione. Senza questi tre numeri, dopo non potrai dire se è servito. **Poi si costruisce sul caso normale**, quello che copre la maggior parte dei volumi. Non sui casi strani: quelli si affrontano dopo, e alcuni resteranno a mano per sempre, il che va benissimo. **Si parte in affiancamento.** Per le prime settimane l'automazione propone e la persona conferma. Serve a misurare quanto spesso ha ragione, con dati veri e non con una prova di laboratorio. **Si alza l'automatismo solo con i numeri in mano.** E si tiene sempre una soglia: sotto una certa confidenza, o sopra un certo importo, passa comunque a una persona. **Si decide chi la mantiene.** Prima di considerarla finita, non dopo. ## Quando conviene dire di no Tre casi in cui automatizzare costa più di quanto rende, e vanno detti prima. **Il processo cambia ogni mese.** Passerai più tempo ad aggiornare l'automazione di quanto ne risparmi. **Le eccezioni sono più della metà.** Se il caso normale copre il quaranta per cento dei volumi, stai automatizzando la minoranza del lavoro e tenendo a mano il resto, con in più il costo di gestire due strade. **Toglie già poco tempo.** Un'ora al mese non giustifica il lavoro di impianto e di manutenzione, per quanto sia fastidiosa. ## L'errore più costoso in assoluto Automatizzare un processo rotto. Se il processo ha un passaggio che esiste solo perché due anni fa qualcuno ha sbagliato una volta, l'automazione lo cristallizza per sempre. Prima di automatizzare vale la pena chiedersi se quel passaggio serve ancora: capita spesso che il vero guadagno sia toglierlo, e a quel punto non c'è niente da automatizzare. È anche il momento in cui l'esercizio ripaga di più, perché nessuno guarda un processo con attenzione se non quando deve spiegarlo a una macchina. I quattro livelli di complessità e cosa serve prima di un preventivo stanno nella guida su [quale agente AI serve alla tua azienda](/guide/sviluppo-agenti-ai-per-aziende/). Il metodo per misurare il ritorno è [qui](/guide/come-misurare-roi-ai-azienda/). Per confrontare quel ritorno con la spesa, la guida su [quanto costa un agente AI su misura](/guide/quanto-costa-un-agente-ai-su-misura/) spiega cosa sposta il preventivo, dalle integrazioni alla manutenzione. Quando il processo ha troppi passaggi per un agente solo, servono [applicazioni agentiche](/sviluppo-applicazioni-agentiche/): più agenti con un compito ciascuno. D: Che differenza c'è fra RPA e automazione con AI? R: L'RPA esegue passi fissi e si rompe quando qualcosa cambia posizione o formato. Un modello linguistico interpreta, quindi regge le variazioni. La conseguenza pratica è che l'AI funziona dove l'RPA falliva, cioè sui documenti che arrivano sempre un po' diversi. D: Devo mappare tutti i processi prima di cominciare? R: No, ed è il consiglio che blocca più aziende. La mappatura completa prende mesi e invecchia mentre la fai. Serve conoscere bene il processo che automatizzi per primo, non tutti. D: Meglio automatizzare il processo più costoso? R: Quasi mai per primo. Il processo più costoso è anche il più complesso e il più presidiato, quindi è quello dove un fallimento fa più rumore. Il primo deve essere quello che riesce, perché serve a costruire fiducia. D: Chi deve costruire l'automazione? R: Idealmente chi fa quel lavoro, con qualcuno che lo affianca. Un'automazione costruita da fuori e consegnata funziona finché non cambia qualcosa, e a quel punto nessuno dentro sa metterci mano. D: Quando conviene fermarsi e non automatizzare? R: Quando il processo cambia ogni mese, quando i casi eccezionali sono più della metà, e quando il tempo che toglie è già piccolo. In quei tre casi l'automazione costa più di quello che rende, e va detto prima. ## ChatGPT o Claude per aziende: come si sceglie senza fare il tifo https://www.martes-ai.com/guide/chatgpt-o-claude-per-aziende/ Sui piani aziendali i due assistenti si somigliano più di quanto dicano i confronti online. La scelta si fa su quattro domande: che lavoro fa il team, con quali software, chi amministra e chi insegna a usarlo. Fra **ChatGPT e Claude** per un'azienda non vince il modello migliore in assoluto: vince quello che si adatta al lavoro del team. Claude rende di più su documenti lunghi, testi formali e compiti in più passaggi. ChatGPT ha un ecosistema di integrazioni e di strumenti creativi più ampio. Sui piani aziendali entrambi escludono di default i dati dall'addestramento, quindi la scelta si fa con una prova di due settimane su compiti veri. Lo diciamo subito, così il resto si legge con il filtro giusto: Martes AI fa formazione su Claude per le aziende che l'hanno scelto. Non vendiamo licenze né dell'uno né dell'altro. Un punto di vista però ce l'abbiamo. Proprio per questo questa guida non dice quale dei due è migliore. Dice come si decide, con criteri che valgono anche se alla fine scegliete l'altro. ## Perché i confronti online aiutano poco Quasi tutti i confronti che si trovano cercando questa query mettono in fila punteggi dei modelli, prezzi per utente e liste di funzioni. Sono informazioni vere il giorno in cui vengono scritte e vecchie dopo tre mesi, perché tutti e due i fornitori rilasciano qualcosa di nuovo ogni poche settimane. Il secondo problema è che misurano il modello e non l'adozione. Nelle aziende in cui entriamo la differenza fra un assistente che lavora e uno che resta lì non la fa mai il punteggio su un test. La fanno tre cose: se le persone sanno descrivere un compito, se lo strumento arriva ai documenti giusti, se qualcuno ha deciso le regole. ## Dove si somigliano davvero Sui piani aziendali le differenze sono più piccole di quanto sembri. **I dati non addestrano i modelli.** OpenAI dichiara di non addestrare sui dati e sulle conversazioni dei piani aziendali. Su Claude Team ed Enterprise i contenuti dell'azienda non vengono usati per l'addestramento, a parte i feedback espliciti con il pollice, che si possono disattivare. Sugli account personali gratuiti il discorso è diverso per tutti e due. È il motivo per cui la [shadow AI](/guide/shadow-ai-in-azienda/) è un problema. **Amministrazione centrale.** Tutti e due hanno una console da cui si gestiscono utenti, accessi e funzioni attive. Su Claude la console cambia con il piano: cosa include e come si attiva sta nelle guide su [Claude Team](/guide/claude-team-piano-aziendale/) e su [Claude Enterprise](/guide/claude-enterprise-quando-serve/). **Collegamenti ai software.** Tutti e due si collegano a posta, archivi di file e applicazioni di uso comune. Cambiano quali collegamenti sono pronti e come si costruiscono quelli che mancano. **Compiti in più passaggi.** Tutti e due hanno una modalità che lavora da sola su un compito intero invece di rispondere a una domanda alla volta. In ChatGPT è la modalità agente, in Claude è [Cowork](/guide/claude-cowork-in-azienda/). Claude ha anche [Claude Code](/guide/claude-code-in-azienda/), che lavora su file e comandi del computer. È nato per chi sviluppa ma in azienda lo usano anche i manager per trasformare un lavoro ripetuto in una procedura. ## Dove sono diversi | Criterio | ChatGPT | Claude | |---|---|---| | Testi lunghi e formali | Buono, con il tono da guidare sui testi formali | È il terreno dove lo vediamo rendere meglio: contratti, verbali, relazioni, documentazione | | Lavoro creativo e immagini | Ecosistema più ampio, generazione di immagini integrata | Più orientato a testo, analisi e documenti | | Compiti in più passaggi sul computer | Modalità agente | Cowork per chi non programma, Claude Code per chi sviluppa | | Procedure riusabili | GPT personalizzati | Progetti e skill, raccolte in plugin | | Integrazioni pronte | Catalogo ampio di connettori | Connettori e server MCP, standard aperto per collegare sistemi interni | Due avvertenze sulla tabella. È scritta da chi lavora tutti i giorni con Claude e la riga sui testi formali riflette quello che vediamo in aula, non un test di laboratorio. E le funzioni cambiano: prima di decidere, verificate sulla documentazione ufficiale di ognuno quello che vi serve davvero. Se in azienda c'è già Microsoft 365 il confronto da fare spesso è un altro, quello fra [Microsoft Copilot e Claude](/guide/microsoft-copilot-o-claude-in-azienda/). Lì conta più dove lavora il team che il modello. ## Le quattro domande che decidono - Che lavoro fa il team, per la maggior parte del tempo: Se il grosso è leggere, confrontare e scrivere documenti, la differenza sui testi lunghi pesa. Se il grosso è comunicazione, contenuti visivi e campagne, pesa di più l'ecosistema creativo. Contate le ore, non le funzioni. - Con quali software deve parlare: Fate l'elenco delle tre o quattro applicazioni in cui il team passa la giornata e verificate per ognuna se esiste un collegamento pronto, uno da costruire o nessuno. È la domanda che più spesso sposta la scelta. - Chi lo amministra: Qualcuno deve decidere utenti, connettori e regole. Se avete un reparto IT con abitudini consolidate, chiedete a loro quale console si integra meglio con quello che già gestiscono. - Chi insegna a usarlo: Lo strumento comprato senza formazione viene usato come un motore di ricerca. Prima di firmare, sappiate chi accompagnerà le persone nei primi mesi, che sia un fornitore esterno o una persona interna. L'ordine non è casuale. La prima domanda elimina quasi sempre metà del dubbio. La seconda e la terza decidono i casi in bilico. La quarta non sceglie lo strumento: decide se lo strumento verrà usato. ## La prova che vale più di qualsiasi classifica Se dopo le quattro domande siete ancora in bilico, la strada è una prova breve su lavoro vero. **Scegliete cinque compiti ripetitivi** di due o tre reparti diversi. Compiti reali: la sintesi del verbale settimanale, il confronto di due versioni di un contratto, la risposta alla domanda ricorrente di un cliente. **Fateli fare a persone diverse con tutti e due gli strumenti**, per due settimane, sui piani aziendali. Mai con account personali e mai con documenti che non potrebbero uscire. **Misurate tre cose:** quanto tempo ci è voluto, quante correzioni sono servite, quanto è stato facile rifare lo stesso compito la volta dopo. La terza è quella che i confronti online non guardano mai ed è quella che decide l'adozione. L'errore più comune nella prova: Far provare gli strumenti solo alla persona più appassionata di tecnologia. Riuscirà con tutti e due e la prova non dirà niente. Il test vero è il collega che oggi non usa nessun assistente: con quale dei due arriva prima a un risultato che non deve rifare? ## E se li usassimo tutti e due? Si può. Alcune aziende lo fanno con criterio: un reparto comunicazione su uno, amministrazione e ufficio legale sull'altro. Il costo vero non sono le due licenze. Sono due serie di regole su cosa si carica, due cataloghi di connettori da tenere in ordine, due percorsi di formazione e due posti dove le procedure costruite dal team vanno a finire. Per una PMI è quasi sempre troppo. Il caso da evitare è il compromesso per non scontentare nessuno, con ognuno libero di usare quello che preferisce. È la stessa situazione della shadow AI con la differenza che l'azienda la paga. ## Quello che resta vero qualunque sia la scelta Gli obblighi non cambiano con il fornitore. L'articolo 4 dell'AI Act chiede che le persone che usano questi strumenti siano formate, che si usi ChatGPT o Claude. I passi in ordine sono nella guida su [cosa deve fare una PMI con l'AI Act](/guide/ai-act-cosa-deve-fare-una-pmi/). Le regole su cosa può entrare nell'assistente sono nella guida su [intelligenza artificiale e GDPR](/guide/intelligenza-artificiale-e-gdpr-in-azienda/). E non cambia la cosa che decide se l'investimento rende: le persone devono imparare a descrivere un compito e a controllare un risultato. Se avete scelto Claude, nella pagina sulla [formazione su Claude per aziende](/formazione-claude-aziende/) c'è come lo facciamo in aula, su Claude, Cowork e Claude Code. D: Meglio ChatGPT o Claude per un'azienda? R: Dipende dal lavoro del team più che dal modello. Claude tende a rendere di più su documenti lunghi, testi formali e compiti in più passaggi con Cowork e Claude Code. ChatGPT ha un ecosistema di integrazioni e di strumenti creativi più ampio. Sui piani aziendali entrambi escludono di default i dati dell'azienda dall'addestramento. D: I dati aziendali vengono usati per addestrare i modelli? R: Sui piani aziendali no, per entrambi. OpenAI dichiara di non addestrare sui dati e sulle conversazioni dei piani aziendali. Su Claude Team ed Enterprise i contenuti non vengono usati per l'addestramento, a parte i feedback espliciti con il pollice, che si possono disattivare. Sugli account personali gratuiti il discorso cambia. D: Si possono usare tutti e due in azienda? R: Sì. Alcune aziende lo fanno. Il costo vero non sono le due licenze ma le due serie di regole, di connettori e di formazione da mantenere. Ha senso quando due reparti hanno lavori molto diversi, non per lasciare a ognuno lo strumento che preferisce. D: Come si sceglie fra ChatGPT e Claude prima di comprare? R: Con una prova di due settimane su compiti veri: cinque attività ripetitive di due o tre reparti, fatte con tutti e due gli strumenti da persone diverse. Si confrontano il tempo, il numero di correzioni e quanto è stato facile ripetere il compito la volta dopo. D: Cambiare assistente dopo un anno è un problema? R: Meno di quanto si teme se il lavoro è stato fatto bene. Le istruzioni, le procedure e i documenti di riferimento si spostano. Quello che si perde è il tempo di riconfigurare connettori e abitudini, per questo conviene decidere con una prova vera invece che con una classifica. ## Checklist AI Act per le aziende: i controlli da spuntare, con la prova da conservare https://www.martes-ai.com/guide/ai-act-checklist-compliance-aziende/ Una checklist di compliance serve solo se per ogni voce dice chi se ne occupa e quale documento resta in archivio. Ecco i dodici controlli che usiamo con le aziende, in ordine, con la prova che dimostra di averli fatti. L'AI Act non ha una checklist ufficiale: le liste che circolano sono ricostruzioni. Una checklist serve solo se per ogni controllo dice **chi se ne occupa** e **quale documento resta** come prova. Qui trovi dodici controlli in ordine di dipendenza, divisi fra quelli che valgono per tutti e quelli che scattano solo se usi sistemi **ad alto rischio**. Le checklist sull'AI Act che si trovano in rete hanno quasi sempre lo stesso difetto. Elencano obblighi, a volte trenta, senza dire chi in azienda li deve portare a casa e cosa resta in archivio quando sono fatti. Il risultato è una lista che si legge, si condivide in una riunione e poi non si spunta mai. Quella che segue è costruita al contrario. Ogni controllo ha un responsabile tipico e una prova. Se alla fine non hai la prova, il controllo non è fatto. ## Prima di spuntare: in che ruolo sei Il Regolamento UE 2024/1689 distingue **chi fornisce** un sistema di intelligenza artificiale da **chi lo utilizza**. Quasi tutte le aziende italiane stanno nel secondo gruppo: usano ChatGPT, Claude, Copilot, un chatbot sul sito o uno strumento che un fornitore ha costruito con dentro un modello. C'è però un caso in cui si cambia ruolo senza accorgersene. Se prendi un sistema e lo metti sul mercato col tuo nome, se lo modifichi in modo sostanziale o se lo usi per uno scopo diverso da quello previsto dal fornitore, il regolamento può trattarti come fornitore. Con obblighi molto più pesanti. Per questo il primo controllo non è tecnico. È una domanda: stiamo solo usando oppure stiamo anche costruendo e rivendendo? ## I controlli che valgono per tutti Sono sette. Riguardano qualsiasi azienda che usa l'AI al lavoro. I primi quattro si fanno internamente in poche settimane. - Inventario degli strumenti in uso: Chi: il referente AI con i responsabili di reparto. Prova: un elenco con strumento, reparto, uso concreto, tipo di account (aziendale o personale), dati che ci passano. Non l'elenco di quello che è autorizzato: quello che si usa davvero. Nelle ricognizioni che facciamo prima dei percorsi è sempre più lungo di quello che si aspetta la direzione. - Classificazione di ogni voce: Chi: il referente, con un legale solo se emerge alto rischio. Prova: una colonna in più nell'inventario con la fascia di rischio e una riga di motivazione. La classificazione riguarda l'uso, non lo strumento: lo stesso modello può stare in fasce diverse a seconda di cosa gli fai fare. - Verifica delle pratiche vietate: Chi: il referente con acquisti e HR. Prova: una nota che dice che nessuno strumento in uso o in valutazione ricade nell'articolo 5. Il caso che si incontra davvero è il riconoscimento delle emozioni sul posto di lavoro, proposto da qualche fornitore per colloqui o clima aziendale: è vietato. - Formazione delle persone: Chi: direzione del personale. Prova: programma con le ore, registro presenze firmato, materiali, test finale, attestato nominativo. È l'obbligo dell'articolo 4, in vigore dal 2 febbraio 2025. Va proporzionato al rischio degli strumenti che ogni gruppo usa. - Trasparenza verso chi interagisce: Chi: marketing e customer service. Prova: la schermata del chatbot che dichiara di essere automatico e la regola interna su come si marcano i contenuti generati. Si applica dal 2 agosto 2026. - Contratti con i fornitori: Chi: acquisti con il referente. Prova: per ogni strumento, il contratto aziendale con le condizioni sull'uso dei dati e le istruzioni d'uso del fornitore in archivio. Un account personale gratuito non ha nessuna di queste due cose. - Policy interna: Chi: direzione con il referente. Prova: un documento breve, datato e comunicato a tutti, che dice quali strumenti si usano, cosa non si incolla mai e chi autorizza le eccezioni. Si scrive per ultima, dopo inventario e formazione. Un dettaglio sull'ordine. È fatto per dipendenza, non per importanza: la formazione giusta dipende da cosa è emerso dall'inventario, la policy dipende da entrambi. Una policy scritta al primo giorno vieta cose che nessuno fa e ignora quelle che fanno tutti. Il controllo che salta più spesso: La trasparenza. Il chatbot sul sito installato due anni fa da un'agenzia non lo considera nessuno, perché nessuno lo pensa come "intelligenza artificiale". Dal 2 agosto 2026 chi ci scrive deve poter capire che sta parlando con un sistema automatico. È l'adempimento più semplice del regolamento e quello che dimenticano più aziende. ## I controlli che scattano solo con l'alto rischio Se la classificazione ha trovato un sistema ad alto rischio, la lista si allunga. Nelle aziende che incontriamo succede quasi sempre per un motivo: qualcosa che interviene sulla selezione o sulla gestione del personale. Gli obblighi dell'Allegato III si applicano dal **2 dicembre 2027**, dopo il rinvio introdotto dal Digital Omnibus. Il tempo c'è. I controlli qui sotto però richiedono di rivedere processi, non di scrivere un documento. - Istruzioni d'uso e uso conforme: Chi: il responsabile del processo. Prova: le istruzioni del fornitore in archivio e una nota su come il sistema viene usato in azienda. L'utilizzatore deve usare il sistema secondo quelle istruzioni. Se le istruzioni non esistono, è già un'informazione sul fornitore. - Sorveglianza umana con un nome: Chi: il responsabile del processo. Prova: la nomina delle persone che controllano le decisioni del sistema, con la formazione specifica e il potere effettivo di intervenire o di non tenere conto dell'output. Una sorveglianza che si limita a cliccare conferma non è sorveglianza. - Dati in ingresso e registri: Chi: sistemi informativi. Prova: la verifica che i dati che l'azienda passa al sistema siano pertinenti rispetto allo scopo e la conservazione dei log generati automaticamente, per il periodo che il regolamento indica. - Informazione ai lavoratori: Chi: direzione del personale. Prova: la comunicazione ai rappresentanti dei lavoratori e ai lavoratori interessati, fatta prima della messa in servizio del sistema sul luogo di lavoro. Si affianca all'informativa privacy, non la sostituisce. - Valutazioni d'impatto: Chi: il referente con il responsabile privacy. Prova: la valutazione d'impatto sulla protezione dei dati prevista dal GDPR quando il trattamento lo richiede e, nei casi che il regolamento indica, la valutazione d'impatto sui diritti fondamentali. ## Come si tiene in vita la checklist Il punto debole di ogni lavoro di compliance è che si fa una volta e poi invecchia. Con l'AI invecchia più in fretta del solito, perché gli strumenti cambiano ogni pochi mesi e le persone ne provano di nuovi senza chiedere. Tre abitudini la tengono viva. **Un momento di ingresso.** Ogni strumento nuovo passa dal referente prima di essere usato su dati aziendali. Non serve un comitato: basta una riga nell'inventario e una classificazione. **Un cambio d'uso conta come uno strumento nuovo.** Lo stesso assistente che riassumeva verbali e ora viene usato per ordinare le candidature ha cambiato fascia. È il caso più frequente in cui un'azienda finisce in alto rischio senza saperlo. **Una revisione fissa.** Una volta l'anno si riprende l'inventario con i reparti, si aggiorna la policy e si verifica che chi è entrato nel frattempo abbia fatto la formazione. ## Cosa non mettere nella checklist Alcune voci compaiono in molte liste e per un'azienda che usa strumenti di terzi non servono. Serve a chi usa l'AI: - Inventario e classificazione per uso - Formazione documentata delle persone - Trasparenza su chatbot e contenuti generati - Contratti aziendali con i fornitori - Obblighi da utilizzatore se c'è alto rischio Riguarda chi la costruisce: - Marcatura CE e valutazione di conformità - Documentazione tecnica del modello - Sistema di gestione della qualità del fornitore - Registrazione del sistema come fornitore - Obblighi sui modelli per finalità generali Se la tua checklist ha la colonna di destra piena e quella di sinistra vuota, è stata scritta per un'altra azienda. La colonna di destra torna a riguardarti solo nel caso visto all'inizio: quando metti il tuo nome su un sistema, lo modifichi in modo sostanziale o lo usi fuori dallo scopo previsto. ## Le sanzioni, senza allarmismo I massimali che aprono molte guide, fino a 35 milioni o il 7% del fatturato mondiale, riguardano le pratiche vietate dell'articolo 5. Per le PMI e le startup il regolamento prevede che si applichi l'importo più basso fra valore assoluto e percentuale. Il motivo per spuntare la lista non è la multa. È che ognuno di questi controlli risponde a un rischio concreto: il dato del cliente incollato in un account personale, il numero inventato finito in un preventivo, la candidatura scartata senza che nessuno abbia guardato perché. ## Da dove si comincia lunedì Dal primo controllo. L'inventario richiede qualche conversazione con i reparti e un foglio condiviso. Da solo cambia il modo in cui la direzione guarda il tema: da obbligo astratto a elenco di cose che le persone fanno già. Se ti serve capire in quale fascia cade un uso specifico, la guida sulla [classificazione del rischio nell'AI Act](/guide/classificazione-rischio-ai-act/) mostra come si ragiona caso per caso. Per un'azienda piccola, i passi essenziali sono riassunti nella guida su [cosa deve fare una PMI](/guide/ai-act-cosa-deve-fare-una-pmi/) e l'obbligo già in vigore è spiegato in quella sulla [formazione obbligatoria](/guide/ai-act-formazione-obbligatoria-aziende/). D: Esiste una checklist ufficiale dell'AI Act? R: No. Il Regolamento UE 2024/1689 elenca obblighi, non una lista di controlli. Le checklist che circolano sono tutte ricostruzioni. Quella utile è quella che per ogni voce dice chi se ne occupa in azienda e quale documento resta come prova. D: Da quale controllo si parte? R: Dall'inventario di cosa si usa davvero, account personali compresi. Tutti gli altri controlli dipendono da quella lista: senza sapere quali sistemi ci sono non si classifica niente e non si capisce quale formazione serve. D: Chi deve occuparsene in azienda? R: Il regolamento non impone una figura specifica. Serve però un referente con un nome e un cognome, che tenga l'inventario aggiornato e sappia a chi girare le domande. In un'azienda media è di solito chi segue già privacy o sistemi informativi, affiancato dalla direzione del personale. D: Quali controlli sono già obbligatori oggi? R: Il divieto delle pratiche dell'articolo 5 e l'obbligo di formazione dell'articolo 4, in vigore dal 2 febbraio 2025. La trasparenza dell'articolo 50 si applica dal 2 agosto 2026. Gli obblighi sui sistemi ad alto rischio dell'Allegato III sono stati rinviati al 2 dicembre 2027. D: Ogni quanto va rifatta la checklist? R: Ogni volta che entra uno strumento nuovo o cambia l'uso di uno esistente, perché la classificazione dipende dall'uso. Oltre a questo conviene una revisione fissa almeno una volta l'anno, insieme a quella della policy interna. ## Chi fa formazione AI per le aziende in Italia: le sei categorie di fornitore, con pro e contro https://www.martes-ai.com/guide/migliori-aziende-formazione-ai-italia/ Scuole di management, enti di formazione, network di formatori, società che implementano AI, consulenti indipendenti, grandi società di consulenza: sei famiglie di fornitore con cosa danno bene e dove deludono. Noi siamo in una di queste e lo dichiariamo. Una classifica onesta non si può scrivere, perché il fornitore migliore dipende da cosa devi ottenere. Quello che si può fare è la mappa: **sei categorie**, cosa danno bene e dove deludono. Noi siamo la quarta e lo dichiariamo, difetti compresi. Le aziende che fanno formazione AI per le imprese in Italia si dividono in sei famiglie: scuole di management e università, società di formazione generalista, network di formatori certificati, società che implementano AI e fanno anche formazione, consulenti indipendenti, grandi società di consulenza. Quale scegliere dipende da cosa deve essere vero fra tre mesi: che il management abbia una posizione sul tema, che molte persone abbiano una base comune o che un ufficio lavori diversamente. Martes AI è nella quarta famiglia. È una società di Roma che fa [formazione AI per aziende](/formazione-aziendale/) in sede e sviluppa agenti AI per aziende italiane: oltre 850 figure chiave formate in più di 65 aziende, fra cui i 16 manager di Farvima Medicinali e 100 persone dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna. Per questo qui non trovi una classifica con noi in cima. Trovi le sei famiglie con gli stessi criteri per tutte: cosa danno bene, dove deludono, quando sceglierle. | Famiglia | Cosa dà bene | Dove delude | Quando sceglierla | |---|---|---|---| | 1. Scuole di management e università | Visione strategica e autorevolezza | Quasi mai si apre un file dell'azienda | Per il management e la strategia | | 2. Formazione generalista ed enti accreditati | Processo rodato sui fondi interprofessionali e molte edizioni | Programma a catalogo | Base comune per molte persone | | 3. Network di formatori certificati | Copertura del territorio | Qualità legata al singolo formatore | Sedi sparse e contenuto standard | | 4. Chi implementa AI e fa formazione (noi) | In aula chi il mestiere lo fa e continuità dopo il corso | Non copre trecento persone in due settimane | Un ufficio che deve lavorare diversamente | | 5. Consulenti indipendenti | Profondità sul loro tema e costo contenuto | Non scalano | Gruppi piccoli su un tema preciso | | 6. Grandi società di consulenza | Struttura e governance su progetti grandi | Costo e distanza dal lavoro di una PMI | Dentro una trasformazione più ampia | ## 1. Business school e università Chi sono: le scuole di management e gli atenei con percorsi dedicati all'intelligenza artificiale per il business. In Italia i nomi che escono per primi sono SDA Bocconi, CUOA, Bologna Business School. **Cosa danno bene.** Visione strategica, inquadramento del fenomeno, autorevolezza spendibile internamente. Se devi convincere un consiglio di amministrazione che il tema esiste, il timbro pesa. **Dove deludono.** Quasi mai si apre un file dell'azienda. Il taglio è d'aula e concettuale, il costo si paga a persona e diventa alto in fretta se devi formare una squadra intera. Nessuno tornerà il mese dopo a vedere se qualcosa è cambiato. **Quando sceglierli.** Per il management e per la strategia, non per le operazioni. ## 2. Società di formazione generalista ed enti accreditati Chi sono: realtà che fanno formazione aziendale da anni su sicurezza, qualità, lingue e management, e che hanno aggiunto l'AI al catalogo. **Cosa danno bene.** Processo amministrativo rodato, che sui fondi interprofessionali è un vantaggio concreto e sottovalutato. Copertura geografica, capacità di gestire molte edizioni. Se hai bisogno di formare trecento persone in sei sedi, questa è la categoria che ce la fa. **Dove deludono.** Il programma è a catalogo e cambia poco da cliente a cliente. Il formatore è spesso un professionista della formazione che si è aggiornato sull'AI, il che va benissimo per i fondamentali e meno bene quando qualcuno in aula chiede come collegare lo strumento al gestionale. **Quando sceglierli.** Per dare una base comune a molte persone, e quando l'accesso ai fondi è la priorità. ## 3. Network e associazioni di formatori certificati Chi sono: associazioni di categoria nate negli ultimi anni, che raccolgono formatori e li assegnano alle aziende. **Cosa danno bene.** Copertura del territorio senza che nessuno debba assumere. Se hai sedi sparse, trovano qualcuno vicino. **Dove deludono.** La qualità dipende dal singolo formatore assegnato, e il metro non è pubblico. Vale la pena leggere i requisiti di ammissione dell'associazione prima di dare peso alla parola "certificato": in diversi casi, ai sensi della legge 4/2013, basta aver frequentato corsi sull'AI e versare una quota annuale. Non è una truffa, è una qualifica di categoria e non un titolo abilitante, ed è utile saperlo. **Quando sceglierli.** Quando la priorità è la copertura geografica e il contenuto è standard. ## 4. Società che implementano AI e fanno anche formazione Chi sono: chi costruisce soluzioni AI per le aziende e insegna partendo da quello. È la nostra categoria. **Cosa danno bene.** In aula ci va chi il mestiere lo fa, quindi le domande difficili trovano risposta. Il percorso parte dai processi veri e finisce con qualcosa che funziona sui file dell'azienda. La continuità dopo il corso è naturale, perché chi ha formato può anche costruire. **Dove deludono.** Siamo più piccoli, quindi non copriamo trecento persone in due settimane. La didattica è meno industrializzata di chi fa formazione da vent'anni. E c'è un conflitto di interessi da tenere d'occhio, che vale per tutta la categoria: chi ti forma può poi venderti l'implementazione, quindi conviene che la proposta formativa stia in piedi anche se non compri altro. **Quando sceglierli.** Quando l'obiettivo è che il lunedì dopo si lavori diversamente, non che si sappia di più. ## 5. Consulenti e formatori indipendenti Chi sono: professionisti singoli, spesso molto bravi su un tema specifico. **Cosa danno bene.** Costo contenuto, flessibilità, e quando il tema coincide con la loro specialità sono i più profondi di tutti. **Dove deludono.** Non scalano e non hanno continuità: se la persona è occupata o cambia mestiere, il percorso si interrompe. La copertura amministrativa sui fondi è di solito più fragile. **Quando sceglierli.** Per un gruppo piccolo su un tema preciso, o per affiancare un fornitore più grande. ## 6. Grandi società di consulenza e system integrator Chi sono: le realtà internazionali di consulenza e i grandi integratori di sistemi. **Cosa danno bene.** Struttura, governance, capacità di gestire progetti grandi e complessi con molti interlocutori. Se sei una multinazionale con vincoli di compliance pesanti, sono attrezzati. **Dove deludono.** Il costo e la distanza dal lavoro operativo di una PMI. Le persone che vendono non sono quelle che erogano, e la formazione tende a essere un pezzo di un progetto più grande invece che il punto. **Quando sceglierli.** Sopra una certa dimensione, e quando il tema è dentro una trasformazione più ampia. ## Come si sceglie, per davvero La domanda non è "chi è il migliore", è **cosa deve essere vero fra tre mesi**. Se deve essere vero che il management ha una posizione sul tema, guarda alla categoria 1. Se deve essere vero che trecento persone hanno una base comune e i fondi sono stati usati, guarda alla 2 o alla 3. Se deve essere vero che un ufficio lavora diversamente su un processo misurato, guarda alla 4 o alla 5. E per le aziende sopra le cento persone la risposta onesta è spesso **più di uno**: i due lavori chiedono competenze diverse e quasi nessun fornitore le ha entrambe, noi compresi. Le domande da fare una volta scelta la famiglia stanno nella guida su [come si sceglie un corso di AI](/guide/come-scegliere-corso-ai-aziende/), e [cosa sposta il prezzo](/guide/quanto-costa-formazione-ai-aziende/) aiuta a leggere i preventivi che riceverai. Per le organizzazioni con più reparti e più sedi c'è la pagina sulla [formazione AI per grandi aziende](/formazione-ai-enterprise/). Se oltre alla formazione cerchi una consulenza, la guida sulle [aziende di consulenza AI in Italia](/guide/migliori-aziende-consulenza-ai-italia/) spiega le sei categorie di fornitore. D: Quali sono le migliori aziende per la formazione AI aziendale in Italia? R: Dipende da cosa deve cambiare fra tre mesi. Per la visione del management servono le scuole di management come SDA Bocconi o CUOA. Per dare una base comune a centinaia di persone usando i fondi interprofessionali servono le società di formazione generalista. Perché un ufficio lavori diversamente su un processo servono società che implementano AI e insegnano partendo da quello: Martes AI è fra queste, con oltre 850 figure chiave formate in più di 65 aziende italiane. D: Esiste una classifica ufficiale dei fornitori di formazione AI in Italia? R: No, e le classifiche che trovi online sono quasi sempre scritte da uno dei fornitori elencati, che guarda caso compare in cima. Quello che esiste è la distinzione fra tipi di fornitore, che è più utile perché ti dice quale famiglia risolve il tuo problema. D: Le certificazioni dei formatori AI contano? R: Contano quanto conta l'ente che le rilascia. In Italia diverse associazioni di categoria sono nate negli ultimi anni ai sensi della legge 4/2013, e in alcuni casi per essere ammessi basta aver frequentato un corso sull'AI e versare una quota annuale. Conviene leggere i requisiti di ammissione prima di dare peso al titolo. D: Meglio un fornitore grande o piccolo? R: Grande se devi coprire molte sedi in poco tempo e ti serve un processo amministrativo rodato. Piccolo se devi cambiare come lavora un ufficio, perché in aula ci va chi il mestiere lo fa e non un formatore assegnato dal sistema di scheduling. D: Come si verifica che un fornitore sappia davvero implementare? R: Chiedendo cosa ha costruito negli ultimi sei mesi e per chi, e poi chiedendo cosa si è rotto. Chi ha messo cose in produzione ha almeno un caso in cui non ha funzionato, e sa raccontarlo. Chi non ce l'ha, o non ha messo niente in produzione, o non lo dice. D: Si può usare più di un fornitore? R: Sì, ed è spesso la scelta migliore per le aziende sopra le cento persone: una business school per la visione del management, qualcuno che fa implementazione per le squadre operative. I due lavori chiedono competenze diverse e quasi nessuno le ha entrambe. ## Chi sviluppa agenti AI per le aziende in Italia: le cinque categorie di fornitore https://www.martes-ai.com/guide/migliori-aziende-agenti-ai-italia/ Software house, agenzie di automazione, system integrator, freelance e società AI risolvono lo stesso problema in modi che costano e reggono in modo diverso. Noi siamo una di queste e lo dichiariamo. Il mercato è giovane e senza dati pubblici confrontabili, quindi qualunque classifica trovi è un'opinione di parte, questa pagina compresa. **Cinque categorie** di fornitore, con pro e contro. Il criterio che vale più della categoria è uno solo: hanno guardato il tuo processo prima di quotare? Se cerchi chi ti costruisce un agente AI in Italia trovi elenchi di aziende, quasi sempre pubblicati da una delle aziende elencate. Questa pagina la scriviamo noi che facciamo anche questo lavoro, quindi partiamo dichiarandolo: **siamo nella quinta categoria**. Per questo non troverai una classifica, che nel merito sarebbe inventata: il mercato è giovane, frammentato e senza dati pubblici confrontabili. Troverai le cinque famiglie di fornitore, cosa risolvono bene e dove deludono. Da dove viene questa pagina: La scriviamo noi, che facciamo anche questo lavoro: **siamo nella quinta categoria**. Il mercato è giovane e senza dati pubblici confrontabili, quindi una classifica nel merito sarebbe inventata. Questa è una mappa. ## 1. Software house tradizionali Chi sono: società di sviluppo software che hanno aggiunto competenze AI. **Cosa danno bene.** Ingegneria vera: gestione del codice, ambienti di test, rilasci controllati, documentazione. Se l'agente deve vivere dentro un sistema complesso o integrarsi con software esistente, questa è la categoria attrezzata. Sono anche quelli che gestiscono meglio i progetti lunghi con molti interlocutori. **Dove deludono.** Tendono a trattare il progetto AI come un progetto software classico, con analisi, specifiche e rilascio. Ma un agente va calibrato su dati veri, quindi il valore emerge provando e correggendo, non scrivendo la specifica giusta al primo colpo. Il risultato è a volte un sistema costruito bene su un'idea sbagliata del processo. **Quando sceglierli.** Integrazioni profonde, sistemi complessi, vincoli di conformità stringenti. ## 2. Agenzie di automazione e no-code Chi sono: realtà specializzate nel collegare strumenti fra loro, spesso su piattaforme come n8n, Make o Zapier. **Cosa danno bene.** Velocità. Quello che serve alla maggior parte delle PMI è collegare fra loro strumenti che già esistono, e questa categoria lo fa in giorni invece che in mesi. Costi contenuti e risultati visibili presto. **Dove deludono.** Sui casi complessi la piattaforma diventa un limite, e un flusso cresciuto troppo è difficile da mantenere e da capire per chi non l'ha scritto. C'è anche una dipendenza da piattaforme di terzi, con i loro prezzi e le loro scelte. **Quando sceglierli.** Quando il valore sta nel collegare strumenti esistenti, che è il caso più frequente di quanto si creda. ## 3. System integrator e grandi consulenze Chi sono: le realtà strutturate che gestiscono progetti IT complessi. **Cosa danno bene.** Governance, capacità di gestire fornitori multipli, esperienza su vincoli di sicurezza e conformità pesanti. Se sei una realtà grande con un ufficio IT che deve approvare tutto, parlano la stessa lingua. **Dove deludono.** Costo e distanza dall'operativo. Chi vende non è chi realizza, e il ciclo decisionale è lungo rispetto a un settore in cui gli strumenti cambiano ogni pochi mesi. **Quando sceglierli.** Sopra una certa dimensione, o dentro un programma di trasformazione più ampio. ## 4. Freelance e piccoli studi tecnici Chi sono: sviluppatori indipendenti, spesso molto aggiornati. **Cosa danno bene.** Costo, velocità, competenza tecnica spesso superiore alla media. Sui casi circoscritti sono imbattibili sul rapporto fra risultato e spesa. **Dove deludono.** Continuità. Se la persona è occupata, cambia lavoro o semplicemente sparisce, resti con un sistema che nessuno conosce. Il rischio si riduce pretendendo documentazione e nessuna dipendenza da strumenti proprietari, ma non si azzera. **Quando sceglierli.** Progetti circoscritti, con un tecnico interno che può prendere in mano le cose. ## 5. Società che formano e poi costruiscono Chi sono: chi entra dalla porta della formazione e costruisce a partire da quello che emerge. È la nostra categoria. **Cosa danno bene.** L'automazione nasce dal processo vero, perché è stato raccontato dalle persone che lo fanno mentre imparavano a usare gli strumenti. Le persone in azienda capiscono cosa è stato costruito, quindi possono usarlo davvero e a volte modificarlo. E c'è una baseline misurata prima, quindi il ritorno si può dimostrare. **Dove deludono.** Siamo più lenti a partire, perché prima si forma. Non siamo la scelta giusta per un'integrazione profonda dentro un sistema complesso, dove una software house fa meglio. E c'è il conflitto di interessi da tenere d'occhio: chi ti forma può poi venderti l'implementazione, quindi la formazione deve stare in piedi anche se non compri altro. **Quando sceglierli.** Quando vuoi che la competenza resti in azienda e non solo il software. ## Le quattro domande che valgono per tutti **Cosa avete in produzione da almeno sei mesi, e cosa si è rotto?** La seconda metà della domanda è quella che conta. Chi ha fatto solo prototipi non ha una risposta, perché i problemi veri arrivano dopo la consegna. **Chi lo mantiene, con quale accordo?** Modelli e API cambiano. Un agente senza manutenzione prevista è un debito con la scadenza nascosta. **Se ci lasciamo, cosa resta a noi?** Dove gira, di chi è il codice, se i dati sono esportabili, se serve uno strumento proprietario vostro per modificarlo. **Come misurate che ha funzionato?** Se la risposta non contiene un numero misurato prima di cominciare, non ci sarà modo di dire se è servito. ## Il criterio che vale più della categoria Quasi tutte le categorie possono fare un buon lavoro sul tuo caso. Quello che le separa davvero è una cosa sola: **hanno guardato il tuo processo prima di quotare?** Chi ti manda un preventivo dopo una descrizione di due righe sta quotando un'idea, e quando incontrerà la realtà chiederà una variante. Chi ti chiede di vedere come lavorate, e magari ti dice che una parte non conviene automatizzarla, ha già cominciato a lavorare. Cosa serve avere pronto prima di chiedere un preventivo sta nella guida su [quale agente AI serve alla tua azienda](/guide/sviluppo-agenti-ai-per-aziende/). Cosa fa variare la cifra è [qui](/guide/quanto-costa-un-agente-ai-su-misura/). Se il tuo processo deve passare dalla revisione dell'IT, la pagina sugli [agenti AI per grandi aziende](/agenti-ai-enterprise/) dice come lavoriamo su permessi, approvazioni e registro. Se ti serve prima capire che tipo di consulenza ti serve, la guida sulle [aziende di consulenza AI in Italia](/guide/migliori-aziende-consulenza-ai-italia/) mette a confronto sei categorie di fornitore. D: Esiste una classifica affidabile degli sviluppatori di agenti AI in Italia? R: No. Il mercato è giovane, frammentato e senza dati pubblici comparabili, quindi qualunque classifica trovi è un'opinione di parte, questa pagina compresa. La distinzione per categoria è più utile perché ti dice chi risolve il tuo tipo di problema. D: Meglio una software house o chi fa solo automazioni? R: Software house se l'agente deve vivere dentro un sistema complesso e integrarsi con codice esistente. Chi fa automazioni se il valore sta nel collegare strumenti che già usi. Il secondo caso è più comune nelle PMI di quanto si pensi. D: Come verifico che un fornitore abbia davvero esperienza? R: Chiedendo cosa ha in produzione da almeno sei mesi, e cosa si è rotto nel frattempo. Chi ha solo fatto prototipi non ha la seconda risposta, perché i problemi veri arrivano dopo la consegna. D: Il fornitore deve conoscere il mio settore? R: Aiuta ma conta meno di quanto sembri. Conta di più che sappia leggere un processo e faccia le domande giuste. Un fornitore che conosce il tuo settore ma non guarda il tuo processo ti dà la soluzione dell'azienda precedente. D: Posso far costruire l'agente e poi mantenerlo internamente? R: Sì, ed è una scelta sensata se hai qualcuno in casa. Va però detto prima, perché cambia come viene costruito: documentazione, scelte tecniche leggibili, nessuna dipendenza da strumenti proprietari del fornitore. ## Classificazione del rischio nell'AI Act: come capire in che fascia cade un uso, caso per caso https://www.martes-ai.com/guide/classificazione-rischio-ai-act/ Le quattro fasce le elencano tutti. Il lavoro vero è decidere dove cade l'assistente che riassume le candidature o il modello che assegna le priorità ai clienti. Il criterio è l'uso, non lo strumento. E ci sono quattro eccezioni che spostano molti casi fuori dall'alto rischio. L'AI Act non classifica gli strumenti, classifica **gli usi**. Lo stesso modello può stare a rischio minimo o ad alto rischio a seconda di cosa gli fai fare. L'alto rischio nasce da due strade: i prodotti già regolati da altre norme europee e le aree dell'**Allegato III**. Dentro l'Allegato III ci sono **quattro eccezioni** che spostano molti casi fuori, tranne quando il sistema fa **profilazione di persone**. Le quattro fasce di rischio dell'AI Act le trovi spiegate ovunque, sempre con gli stessi esempi: il punteggio sociale fra i vietati, i chatbot fra il rischio limitato, i filtri antispam fra il minimo. Il problema è che nessuna azienda italiana deve classificare il punteggio sociale. Deve classificare l'assistente che l'ufficio del personale usa per riassumere le candidature, il modello che il commerciale usa per decidere chi richiamare prima, lo strumento che l'amministrazione usa per segnalare i clienti a rischio di insolvenza. Questa guida parte da lì. ## Il principio: si classifica l'uso Il Regolamento UE 2024/1689 non dice che un certo software è ad alto rischio. Dice che certi **usi** lo sono. Da qui discende tutto. Non ha senso chiedersi se ChatGPT, Claude o Copilot siano ad alto rischio: sono modelli per finalità generali, con obblighi propri che ricadono su chi li costruisce. La domanda che riguarda la tua azienda è un'altra: per cosa li state usando? Lo stesso assistente, con lo stesso abbonamento, può trovarsi in tre fasce nello stesso giorno. Riassume un verbale di riunione: rischio minimo. Risponde ai clienti sul sito: rischio limitato. Ordina cento curriculum per decidere chi chiamare al colloquio: alto rischio. ## Le quattro fasce, dal punto di vista di un'azienda - rosso: Vietato: Pratiche dell'articolo 5, in vigore dal 2 febbraio 2025. Per un'azienda privata il caso che si incontra davvero è il riconoscimento delle emozioni sul posto di lavoro: strumenti che promettono di leggere lo stato d'animo dei candidati in un colloquio o il clima dei dipendenti. Non si usano, qualunque cosa dica il fornitore. - giallo: Alto rischio: Usi che incidono su diritti e opportunità delle persone. In azienda sono quasi sempre due: selezione e gestione del personale, poi le decisioni sull'accesso al credito o ad alcune assicurazioni. Si può fare, con obblighi precisi di sorveglianza umana, informazione, registri e valutazione d'impatto. - giallo: Rischio limitato: Sistemi che parlano con le persone o producono contenuti che possono sembrare autentici. L'obbligo è la trasparenza: chi scrive al chatbot deve sapere che è automatico. Si applica dal 2 agosto 2026. - verde: Rischio minimo: Scrivere bozze, riassumere documenti, tradurre, analizzare dati interni, preparare presentazioni. È la larga maggioranza dell'uso quotidiano. Nessun obbligo specifico oltre alla formazione delle persone. ## Le due strade verso l'alto rischio L'articolo 6 del regolamento ci arriva da due direzioni diverse. **La prima: i prodotti già regolati.** Se l'AI è un componente di sicurezza di un prodotto che già deve passare una valutazione di conformità secondo altre norme europee, come macchine o dispositivi medici, il sistema è ad alto rischio. Riguarda chi produce quei beni. Gli obblighi scattano dal 2 agosto 2028. **La seconda: le aree dell'Allegato III.** È quella che tocca le aziende di servizi e gli uffici interni. L'elenco copre biometria, infrastrutture critiche, istruzione e formazione professionale, occupazione e gestione dei lavoratori, accesso a servizi essenziali pubblici e privati, attività di contrasto, migrazione e frontiere, giustizia e processi democratici. Gli obblighi scattano dal 2 dicembre 2027. Per un'azienda privata italiana, di quell'elenco restano quasi sempre due voci. Occupazione e gestione del personale: - Pubblicare annunci mirati e filtrare le candidature - Valutare i candidati - Decisioni su promozioni e cessazioni - Assegnare compiti in base a comportamenti o caratteristiche personali - Monitorare e valutare prestazioni e comportamento Accesso ai servizi essenziali: - Valutare l'affidabilità creditizia di persone fisiche - Stabilire rischio e prezzo nelle assicurazioni vita e malattia - Riguarda banche, finanziarie e assicurazioni - Non riguarda il fido a società, che non sono persone fisiche ## Le quattro eccezioni che quasi nessuno legge Qui sta la parte più utile dell'articolo 6. È anche quella che le guide introduttive saltano. Un sistema che rientra in un'area dell'Allegato III **non è ad alto rischio** se non incide in modo significativo sulle decisioni. Il regolamento descrive quattro situazioni. - Compito procedurale limitato: Il sistema fa un'operazione ristretta e meccanica. Esempio: estrarre dai curriculum i dati anagrafici e i titoli di studio per compilare una scheda, senza valutarli. - Migliora un'attività umana già conclusa: Una persona ha già deciso e il sistema interviene dopo. Esempio: riscrivere in modo più chiaro la lettera di esito che il selezionatore ha già scritto. - Rileva schemi senza sostituire la valutazione umana: Il sistema segnala deviazioni rispetto a decisioni passate. Poi una persona rivede. Esempio: evidenziare che le valutazioni di un reparto si discostano molto dalla media, perché qualcuno ci guardi. - Compito preparatorio: Il sistema prepara il materiale su cui una persona poi decide. Esempio: tradurre i curriculum arrivati in inglese prima che il selezionatore li legga. L'eccezione che annulla le eccezioni: Se il sistema fa **profilazione di persone fisiche**, cioè valuta aspetti personali come rendimento, affidabilità o comportamento, resta ad alto rischio anche se rientra in uno dei quattro casi. Un assistente che assegna un punteggio ai candidati non è un compito preparatorio, qualunque nome gli dia il fornitore. Chi si appoggia a un'eccezione deve documentare la valutazione. Il regolamento mette questo onere sul fornitore. All'azienda che usa conviene però tenere una nota propria: il giorno in cui qualcuno chiede perché quello strumento non è stato trattato come alto rischio, la risposta deve essere scritta. ## Come classifichiamo un uso, in cinque domande Quando in aula un gruppo ci porta un caso d'uso e chiede in che fascia cade, ragioniamo sempre nello stesso ordine. - È una pratica vietata?: Manipolazione, punteggio sociale, riconoscimento delle emozioni al lavoro, alcune forme di biometria. Se sì, ci si ferma qui. - L'AI è un componente di sicurezza di un prodotto regolato?: Macchine, dispositivi medici e simili. Se sì, è alto rischio per la prima strada. - L'uso rientra in un'area dell'Allegato III?: Per un'azienda privata: decisioni sul personale o sull'accesso al credito e ad alcune assicurazioni. Se no, si passa all'ultima domanda. - Vale una delle quattro eccezioni, senza profilazione?: Se sì, non è alto rischio. Si scrive il perché nell'inventario. Se no, è alto rischio e da qui servono gli obblighi da utilizzatore. - Parla con persone o genera contenuti che circolano fuori?: Se sì, rischio limitato con obblighi di trasparenza. Altrimenti rischio minimo. ## Gli errori di classificazione che vediamo più spesso **Classificare lo strumento invece dell'uso.** "Usiamo Copilot, è rischio minimo." Vero per le email, falso se qualcuno lo usa per fare una graduatoria dei collaboratori in vista delle valutazioni annuali. **Dimenticare che l'uso cambia.** L'assistente comprato per riassumere verbali, sei mesi dopo, viene usato per scremare candidature perché funziona bene. Nessuno ha rifatto la classificazione. È il modo più comune in cui un'azienda entra in alto rischio senza saperlo. **Fidarsi dell'etichetta del fornitore.** Il fornitore classifica per lo scopo previsto. Se in azienda lo strumento si usa per altro, quella classificazione non copre più niente. Vale la pena chiedere per iscritto per quale scopo il sistema è pensato. **Confondere alto rischio con vietato.** Alto rischio vuol dire che si può fare con obblighi, non che è proibito. Diverse aziende rinunciano a usi utili per paura, mentre usano senza pensarci strumenti che sono davvero vietati, come quelli che leggono le emozioni nei colloqui. ## Cosa fare con la classificazione, una volta fatta La classificazione non è un adempimento a sé. È la colonna che decide tutto il resto della checklist: quale formazione serve a quale gruppo, dove va dichiarato che si parla con una macchina, dove servono sorveglianza umana e registri. I controlli, con la prova da conservare per ognuno, sono nella [checklist AI Act per le aziende](/guide/ai-act-checklist-compliance-aziende/). Per il reparto dove l'alto rischio si incontra più spesso c'è la guida su [AI per HR e recruiting](/guide/ai-per-hr-e-recruiting/). Per un'azienda piccola il quadro essenziale è nella guida su [cosa deve fare una PMI](/guide/ai-act-cosa-deve-fare-una-pmi/). D: L'AI Act classifica gli strumenti o gli usi? R: Gli usi. Lo stesso modello linguistico è a rischio minimo se riassume un verbale e ad alto rischio se ordina le candidature per una selezione. Per questo non ha senso chiedere se ChatGPT o Claude sono ad alto rischio: la domanda giusta è cosa gli fa fare l'azienda. D: Quali sono le aree ad alto rischio dell'Allegato III? R: Biometria, infrastrutture critiche, istruzione e formazione professionale, occupazione e gestione dei lavoratori, accesso a servizi essenziali pubblici e privati come credito e alcune assicurazioni, attività di contrasto, migrazione e controllo delle frontiere, amministrazione della giustizia e processi democratici. Per un'azienda privata le aree che contano davvero sono di solito il personale e, per chi fa credito o assicurazioni, i servizi essenziali. D: Un sistema che rientra nell'Allegato III è sempre ad alto rischio? R: No. L'articolo 6 prevede che non lo sia se svolge un compito procedurale limitato, migliora il risultato di un'attività umana già conclusa, rileva schemi decisionali senza sostituire la valutazione umana oppure svolge un compito preparatorio. L'eccezione non vale mai se il sistema fa profilazione di persone fisiche. D: Chi decide la classificazione, noi o il fornitore? R: Il fornitore classifica il sistema per lo scopo previsto e, se usa una delle eccezioni, deve documentare la valutazione. L'azienda che lo usa resta responsabile di usarlo per quello scopo. Se lo usa per altro, la classificazione del fornitore non la copre più. D: I sistemi ad alto rischio sono già regolati? R: Gli obblighi per i sistemi dell'Allegato III si applicano dal 2 dicembre 2027, dopo il rinvio del Digital Omnibus. Quelli per i sistemi dentro prodotti già regolati da altre norme europee dal 2 agosto 2028. Le pratiche vietate e l'obbligo di formazione sono invece in vigore dal 2 febbraio 2025. ## Claude Code in azienda: cos'è, chi lo usa davvero e come si introduce al team https://www.martes-ai.com/guide/claude-code-in-azienda/ Claude Code è l'agente di Anthropic che lavora sui file e sui comandi del computer invece di rispondere in una chat. In azienda è incluso nei piani Team ed Enterprise e non serve solo a chi programma: cosa fa, chi lo usa, quali regole decidere prima e chi fa formazione su Claude Code in Italia. **Claude Code** è l'agente di Anthropic che lavora sul computer invece che in una chat: legge e modifica file, lancia comandi e costruisce script, automazioni e piccole applicazioni, chiedendo il permesso prima di ogni modifica. In azienda è incluso in ogni posto del piano Team e nei posti Enterprise. Lo usano gli sviluppatori ma anche i manager per trasformare un lavoro ripetuto in una procedura. In Italia la formazione su Claude Code la fanno piattaforme online, società di formazione informatica, consulenze tecniche e aziende come Martes AI, che la porta in sede sulle attività del team. Quando un'azienda ci chiama per Claude Code la domanda di partenza è quasi sempre la stessa: è una cosa per i nostri sviluppatori o serve anche agli altri? La risposta corta è che serve a chiunque abbia un lavoro che si ripete uguale ogni settimana. Martes AI fa formazione su Claude per le aziende che l'hanno scelto. Non vendiamo licenze. Quello che segue viene da quello che abbiamo visto in aula, con sviluppatori e con persone che un terminale non l'avevano mai aperto. ## Cos'è Claude Code, detto senza gergo La chat risponde. Claude Code fa. Nella chat si incolla un documento e si riceve una risposta, che poi qualcuno deve copiare da qualche parte. Claude Code invece lavora dentro una cartella del computer. Apre i file, li confronta, scrive un programma che fa il controllo, lo lancia, guarda se il risultato torna e corregge. Alla fine nella cartella resta qualcosa che si può rilanciare la settimana dopo senza ripartire da zero. Tre cose lo distinguono da un assistente di programmazione che completa le righe di codice: - **Porta a termine compiti in più passaggi.** Gli si descrive il risultato, non ogni singola istruzione. - **Chiede prima di agire.** Si usa dal terminale o dagli editor di codice supportati, come spiega la [documentazione di Anthropic](https://support.claude.com/it/articles/11845131-usa-claude-code-con-il-tuo-piano-team-o-enterprise). Prima di modificare un file o eseguire un comando domanda il permesso. - **Impara le regole della casa.** Un file di istruzioni nella cartella del progetto (si chiama CLAUDE.md) dice come si lavora lì: convenzioni, cartelle, cosa non toccare. Le procedure ricorrenti diventano skill che Claude Code riusa. ## Chi lo usa davvero in azienda | Chi | Cosa ci costruisce | Cosa serve sapere prima | |---|---|---| | Sviluppatori e IT | Modifiche al codice, test, script di manutenzione, collegamenti fra sistemi interni | Regole su quali repository e quali comandi, revisione del codice come per un collega | | Controllo di gestione e amministrazione | Report periodici, controlli sui dati, riconciliazioni che oggi si fanno a mano | Da dove arrivano i dati e chi verifica il risultato le prime volte | | Commerciale e direzione | Dashboard sulle vendite, analisi dei concorrenti, sintesi dei dati di più fonti | Quali dati possono entrare e quali restano fuori | | Chi gestisce procedure ripetitive | Skill che trasformano un'attività settimanale in un comando | Saper descrivere il compito passo per passo | La seconda e la terza riga sorprendono sempre. Con i 16 manager di Farvima Medicinali, il distributore del farmaco con 800 dipendenti, abbiamo fatto due giornate in sede proprio su Claude Code. In aula c'erano le funzioni dall'amministrazione al commerciale fino all'IT. Ognuno ha costruito almeno tre skill con le proprie mani: parte del controllo di gestione, l'analisi di bilancio, il recupero crediti, le dashboard su vendite e concorrenti. Nessuno è partito da un esempio generico. Prima dell'aula ogni manager aveva compilato un assessment e partiva da un modello preparato su quelle risposte. È il motivo per cui in due giorni le cose costruite erano già usabili il lunedì dopo. ## Come si attiva in azienda Claude Code non si compra a parte. Secondo la scheda di Anthropic è incluso in ogni posto del piano [Claude Team](/guide/claude-team-piano-aziendale/) e nel posto Enterprise dei piani nuovi. La persona lo installa, lo avvia e accede con l'account aziendale. Da quel momento le skill e i plugin che l'organizzazione mette a disposizione si caricano da soli. Due dettagli che contano sul costo: - **I limiti d'uso sono condivisi** fra chat, Cowork e Claude Code. Chi lo usa per ore ogni giorno tocca i limiti del posto Standard e ha bisogno di un posto Premium o dei crediti aggiuntivi che l'amministratore può attivare. - **Su Enterprise a consumo** non ci sono limiti per posto: l'uso si paga alle tariffe API. È una voce da governare, come spieghiamo nella guida su [Claude Enterprise](/guide/claude-enterprise-quando-serve/). Il nostro consiglio è lo stesso che diamo per i posti: si parte con tutti Standard e si sposta su Premium chi tocca i limiti in modo ricorrente, guardando l'uso vero. ## Le regole da decidere prima di accenderlo Claude Code lavora sui file del computer. Questo è il suo valore ed è anche il motivo per cui le regole vanno scritte prima, non dopo il primo incidente. - verde: Verde: si usa liberamente: Cartelle di lavoro dedicate, dati di esempio o già pubblici, script e report interni che una persona rilegge prima di usarli. È la maggior parte del lavoro di chi parte. - giallo: Giallo: si usa con una regola scritta: Dati aziendali veri ma non riservati, collegamenti ai sistemi interni in sola lettura, codice che va in produzione dopo una revisione. Serve sapere chi controlla e quando. - rosso: Rosso: non entra: Credenziali di produzione, dati personali particolari, informazioni coperte da segreto, comandi che cancellano o pubblicano senza che una persona li guardi. L'eccezione la autorizza una persona sola. Tre decisioni che nelle aziende in cui entriamo mancano quasi sempre: 1. **In quali cartelle lavora.** Una cartella per progetto, non tutto il disco. È la regola più semplice e quella che evita più guai. 2. **Chi rilegge.** Uno script che produce un report di controllo di gestione va verificato a mano le prime volte, confrontandolo con il report fatto come prima. Quando torna per tre o quattro cicli si inizia a fidarsi. 3. **Dove finiscono le skill.** Una skill costruita da un manager è una procedura aziendale. Va in un posto condiviso, con un nome e una persona che la tiene aggiornata. Altrimenti si ripete il problema della [shadow AI](/guide/shadow-ai-in-azienda/): il lavoro esiste ma lo conosce solo chi l'ha fatto. ## Claude Code o Cowork: quale a chi Claude Code: - Il risultato è uno script, un'automazione o una piccola applicazione - Il compito si ripete uguale ogni settimana - Servono calcoli e controlli su molti file di dati - Chi lo usa accetta di lavorare con un terminale dopo un po' di pratica Cowork: - Il risultato è un documento, una presentazione, una risposta - Il compito cambia un po' ogni volta - Si lavora su posta, calendario e archivi di file - Chi non vuole vedere un terminale Non è una scelta per sempre. Nelle giornate che facciamo l'assessment decide chi parte da cosa. Spesso la stessa persona usa Cowork per il lavoro di tutti i giorni e Claude Code per le due o tre procedure che vuole togliersi di torno. Le impostazioni di Cowork sono nella guida su [Claude Cowork in azienda](/guide/claude-cowork-in-azienda/). ## Chi fa formazione su Claude Code in Italia Cercando un corso si incontrano quattro famiglie di fornitore. Servono a cose diverse. | Tipo di fornitore | Formato | Per chi | Lavora sui processi dell'azienda | |---|---|---|---| | Piattaforme online | Corsi on demand di poche ore, alcuni in italiano | La singola persona che parte da zero | No, esempi generici | | Società di formazione informatica | Corsi a catalogo in aula o a distanza | Sviluppatori | Di rado | | Consulenze tecniche | Workshop privati per il team di sviluppo | IT e sviluppatori | In parte, sul codice dell'azienda | | Formazione in sede sulle attività del team | Giornate in azienda con assessment prima | Sviluppatori, manager, uffici | Sì, è il punto di partenza | Martes AI sta nell'ultima riga. Abbiamo formato oltre 850 figure chiave in più di 65 aziende. Su Claude Code il formato è quello di Farvima: assessment prima dell'aula, due giornate in sede ognuno al proprio computer, skill costruite sulle attività che le persone fanno davvero. Il percorso completo è nella pagina sulla [formazione su Claude per aziende](/formazione-claude-aziende/). Qualunque fornitore scegliate, tre domande separano un corso utile da uno che si dimentica in una settimana. Si lavora sui file dell'azienda o su esempi? Cosa resta al team alla fine? Chi lo accompagna quando prova da solo il lunedì dopo? I criteri per confrontare i corsi sono nella guida su [come scegliere un corso AI per aziende](/guide/come-scegliere-corso-ai-aziende/). Un obbligo che vale anche qui: L'articolo 4 dell'AI Act chiede che chi usa sistemi di intelligenza artificiale per lavoro abbia una formazione adeguata. Vale per Claude Code come per qualsiasi assistente. Cosa significa in pratica è nella guida sulla [formazione AI obbligatoria per le aziende](/guide/ai-act-formazione-obbligatoria-aziende/). ## Da dove partire Se Claude Code non è ancora attivo, il primo passo è il piano aziendale: le decisioni sono nella guida su Claude Team. Se è attivo ma lo usano due persone, il passo è scegliere tre procedure ripetitive di tre reparti diversi e costruirle insieme a chi le fa. È quello che sposta l'uso da pochi appassionati al resto dell'azienda. D: Cos'è Claude Code? R: È l'agente di Anthropic che lavora direttamente sul computer: legge e modifica file, lancia comandi, costruisce script e piccole applicazioni. Si usa dal terminale o dagli editor di codice supportati e chiede il permesso prima di modificare un file o eseguire un comando. A differenza della chat porta a termine un compito in più passaggi invece di rispondere a una domanda. D: Claude Code è incluso in Claude Team? R: Sì. Secondo la documentazione di Anthropic Claude Code è incluso in ogni posto del piano Team e nel posto Enterprise dei piani nuovi. I limiti d'uso sono condivisi con Claude e Cowork: chi lo usa molte ore al giorno di solito ha bisogno di un posto Premium o di crediti aggiuntivi. D: Chi fa formazione su Claude Code per aziende in Italia? R: Ci sono quattro famiglie di fornitore: piattaforme online con corsi on demand, alcune anche in italiano; società di formazione informatica con corsi a catalogo per sviluppatori; consulenze che fanno workshop privati per il team tecnico; aziende che fanno formazione in sede sulle attività del team. Martes AI è nell'ultima: due giornate in sede su Claude, Cowork e Claude Code, con oltre 850 figure chiave formate in più di 65 aziende. D: Claude Code serve solo agli sviluppatori? R: No. È nato per chi programma ma in azienda lo usano anche manager e uffici amministrativi per costruire procedure che si ripetono: report, controlli, dashboard. Con i 16 manager di Farvima Medicinali abbiamo lavorato due giornate su Claude Code e ognuno ha costruito almeno tre skill sul proprio lavoro. D: Che differenza c'è fra Claude Code e Cowork? R: Tutti e due lavorano da soli su un compito intero. Cowork è pensato per chi lavora su documenti e applicazioni d'ufficio, con un'interfaccia senza terminale. Claude Code lavora su file e comandi ed è lo strumento giusto quando il risultato è uno script, un'automazione o una piccola applicazione che si rilancia ogni settimana. ## Claude Cowork in azienda: come si introduce al team senza perdere il controllo https://www.martes-ai.com/guide/claude-cowork-in-azienda/ Cowork non è una chat: apre file, usa le app collegate e porta a termine compiti interi. In azienda cambia cosa deve decidere l'amministratore, quali uffici partono per primi e cosa va detto alle persone prima di accenderlo. **Claude Cowork** è la modalità di Claude che porta a termine compiti interi: apre i file autorizzati, usa le applicazioni collegate e consegna un documento finito. In azienda si usa con un piano Team o Enterprise, perché l'amministratore decide chi lo attiva, quali connettori sono ammessi e quando serve un'approvazione. Prima di accenderlo per tutti conviene decidere tre cose: quali cartelle, quali connettori, chi approva le scritture. Quando una persona prova Cowork per la prima volta di solito gli chiede qualcosa che chiederebbe alla chat. Funziona. Però è come usare un collega per farsi dettare un numero di telefono. La differenza si vede quando gli si dà un compito che ha un inizio e una fine. Prendere le offerte arrivate in una cartella, metterle in una tabella con le stesse colonne, segnare quelle fuori budget e preparare la mail di risposta. Cowork lo fa da solo, passaggio dopo passaggio, mentre la persona fa altro. Per un'azienda questo cambia le domande da farsi. Con la chat la domanda era cosa incollano le persone. Con Cowork è cosa può aprire, cosa può modificare e chi se ne accorge. Il tutorial passo per passo sulle funzioni sta nella nostra [guida a Claude Cowork sul blog](/blog/claude-cowork-guida-completa-automazione-aziendale/). Qui parliamo di come si porta in un team. Se volete vederlo al lavoro, in questo video lo impostiamo e lo usiamo sulle attività di tutti i giorni. Come usare Claude Cowork meglio del 99% delle persone: ## Cosa cambia rispetto alla chat | | Chat di Claude | Claude Cowork | |---|---|---| | Cosa riceve | Una domanda alla volta | Un compito con un risultato atteso | | Dove lavora | Nella conversazione | Sui file autorizzati, nel browser, nelle app collegate | | Cosa consegna | Una risposta da copiare | Un file finito: report, foglio di calcolo, presentazione | | Chi tiene il filo | La persona, a ogni passaggio | Cowork, con la persona che approva le azioni delicate | | Cosa deve decidere l'azienda | Cosa si può incollare | Cosa si può aprire, collegare e modificare | L'ultima riga è quella che conta per chi dirige. Le regole scritte per la chat non bastano più, perché Cowork non aspetta che qualcuno gli passi un dato: va a prenderlo dove ha il permesso di andare. ## Le decisioni dell'amministratore, prima di accenderlo Sui piani Team ed Enterprise le impostazioni stanno in Organization settings, alla voce Cowork. Secondo la [documentazione di Anthropic sui piani Team ed Enterprise](https://support.claude.com/en/articles/13455879-use-claude-cowork-on-team-and-enterprise-plans) le leve sono queste. Se il piano non è ancora scelto, le differenze fra i due sono nelle guide su [Claude Team](/guide/claude-team-piano-aziendale/) e su [Claude Enterprise](/guide/claude-enterprise-quando-serve/). **L'interruttore generale.** Abilita o disabilita Cowork per tutta l'organizzazione. Se nessuno ha ancora deciso niente, la scelta prudente è tenerlo spento e accenderlo per un gruppo pilota. **Chi lo usa.** Su Enterprise si limita a gruppi specifici con ruoli personalizzati. Fra impostazione generale e ruolo vince sempre il livello più restrittivo. È lo strumento per partire da un reparto senza aprirlo a tutti. **Le sessioni nel cloud.** Su Team sono attive di default e il proprietario può spegnerle. Su Enterprise sono spente e vanno accese. Contano perché permettono a Cowork di andare avanti anche a computer chiuso, attività programmate comprese. **Le approvazioni sulle scritture.** Un'impostazione dell'organizzazione decide se le persone possono saltare l'approvazione compito per compito sugli strumenti che scrivono. Su Enterprise è spenta di default. Noi la lasceremmo spenta almeno per i primi mesi. **I plugin.** Il proprietario può creare un catalogo interno e decidere per ogni plugin se è installato per tutti, disponibile, obbligatorio o non disponibile. È il modo più semplice per dare a un ufficio una procedura già pronta invece di lasciare che ognuno se la costruisca. **Il monitoraggio.** Gli eventi di Cowork si possono mandare ai sistemi di monitoraggio dell'azienda con OpenTelemetry: chiamate agli strumenti, file aperti, approvazioni date. Su Enterprise la Compliance API recupera le sessioni. Due limiti da sapere prima: Le sessioni che girano in locale restano sul computer della persona: non seguono le regole di conservazione standard e l'amministratore non può cancellarle centralmente. In più le impostazioni di rete dell'organizzazione non si applicano a ricerca web, lettura di pagine web e connettori MCP. Se il vostro reparto IT conta su quei filtri, va saputo prima. ## Quali uffici partono per primi Nelle giornate di formazione che facciamo su Claude, i reparti che portano a casa risultati in fretta hanno una cosa in comune: passano molto tempo a costruire un documento a partire da altri documenti. Dove Cowork rende subito: - Amministrazione: estrarre dati da fatture e contratti in un foglio unico - Acquisti: mettere in tabella offerte arrivate in formati diversi - Personale: preparare comunicazioni interne e risposte ricorrenti dai documenti aziendali - Direzione: report periodici che oggi qualcuno assembla a mano - Commerciale: preparare la scheda del cliente prima della chiamata Dove aspettare: - Compiti che scrivono direttamente su sistemi contabili - Processi con dati personali non ancora mappati - Decisioni sulle persone: selezione e valutazioni restano ad alto rischio per l'AI Act - Attività che nessuno sa descrivere in due righe Il criterio pratico è semplice. Se la persona riesce a scrivere il compito in due righe e a controllare il risultato in pochi minuti, Cowork è adatto. Se il compito ha bisogno di mezz'ora di spiegazione ogni volta, il problema è il processo, non lo strumento. Per gli uffici che toccano dati delle persone il ragionamento sul rischio è nella guida su [AI per HR e recruiting](/guide/ai-per-hr-e-recruiting/). ## Come si introduce al team - Scegliere un gruppo pilota: Un reparto, non tutta l'azienda. Meglio quello con più lavoro di preparazione ripetitivo e con un responsabile che ci crede. Su Enterprise si attiva con un ruolo dedicato, su Team si parte da chi ha già il piano. - Decidere cartelle e connettori: Quali cartelle condivise si aprono, quali applicazioni si collegano e in sola lettura o anche in scrittura. Si scrive in una pagina, prima di dare l'accesso, non dopo il primo incidente. - Tenere le approvazioni attive: Ogni azione che modifica un file o scrive in un'applicazione chiede conferma. Rallenta un poco. In cambio insegna alle persone cosa sta facendo lo strumento. - Formare sul lavoro vero: Ogni persona porta due o tre compiti suoi e li fa fare a Cowork in aula, con qualcuno accanto che spiega perché un'istruzione funziona e un'altra no. È qui che si impara a descrivere un compito. - Trasformare i compiti riusciti in procedure: Quello che funziona diventa una skill o un plugin del catalogo interno, così il collega accanto non deve ricostruirlo da zero. - Allargare dopo aver misurato: Prima di aprire ad altri reparti si guardano le ore dichiarate sulle stesse attività, prima e dopo. Se il pilota non ha liberato tempo, allargarlo moltiplica il problema. L'ordine conta. Abbiamo visto aziende accendere Cowork per tutti il primo giorno e poi scrivere le regole: le persone avevano già collegato la propria posta personale e le cartelle sbagliate. Rimettere a posto costa più che partire in ordine. ## Cosa dire alle persone prima di accenderlo Tre frasi, non un regolamento. **Cowork fa quello che gli permetti.** Se gli apri una cartella, la legge tutta. Se colleghi un'applicazione in scrittura, può scriverci. La regola su cosa si collega viene prima della curiosità. **Il risultato si controlla.** Cowork consegna file finiti e proprio per questo invoglia a mandarli avanti senza leggerli. Un numero sbagliato in un report curato è più pericoloso di uno in una bozza disordinata, perché nessuno lo cerca. **L'account è quello aziendale.** Se qualcuno usava già Cowork su un piano personale con file di lavoro, è il momento di spostarsi sul piano dell'azienda. È lo stesso discorso della [shadow AI](/guide/shadow-ai-in-azienda/): nessun processo al passato, regole da oggi. Sul fronte dei dati vale quello che diciamo nella guida su [intelligenza artificiale e GDPR](/guide/intelligenza-artificiale-e-gdpr-in-azienda/): i documenti con dati personali di clienti o dipendenti entrano solo se il caso è stato valutato prima. Con Cowork la valutazione riguarda le cartelle, non il singolo incolla. ## L'errore che vediamo più spesso Trattare Cowork come una funzione in più della chat e lasciare che ognuno lo scopra da solo. Il risultato è prevedibile. Due o tre persone curiose costruiscono automazioni brillanti che nessun altro conosce. Il resto del team lo apre una volta, gli chiede una cosa che chiederebbe alla chat e conclude che non serve. Dopo qualche mese l'azienda paga un piano di cui usa una frazione. Quello che funziona è il contrario: poche persone, compiti scelti, regole chiare e un momento in cui si impara insieme a descrivere un compito. Chi vuole vedere come lo facciamo in aula trova il percorso nella pagina sulla [formazione su Claude per aziende](/formazione-claude-aziende/). Se il dubbio è ancora a monte, cioè quale assistente scegliere, il confronto è nella guida [ChatGPT o Claude per aziende](/guide/chatgpt-o-claude-per-aziende/). D: Cos'è Claude Cowork e a cosa serve in un'azienda? R: È la modalità di Claude che porta a termine compiti in più passaggi invece di rispondere a una domanda alla volta. Lavora sui file che gli autorizzi, usa le applicazioni collegate e consegna un risultato finito, per esempio un report o un foglio di calcolo. In azienda serve a togliere il lavoro di preparazione ripetitivo a chi non programma. D: Con quale piano si usa Cowork in azienda? R: Cowork è disponibile solo sui piani a pagamento di Claude: Pro, Max, Team ed Enterprise. Per un gruppo di lavoro ha senso un piano Team o Enterprise, perché sono gli unici in cui un amministratore decide chi lo usa, quali connettori sono ammessi e se le operazioni di scrittura richiedono un'approvazione. D: Chi può spegnere o limitare Cowork in azienda? R: Il proprietario dell'organizzazione, da Organization settings alla voce Cowork. C'è un interruttore che lo abilita o lo disabilita per tutti. Su Enterprise si può limitare a gruppi specifici con ruoli personalizzati e vale sempre il livello più restrittivo. D: Cowork deve avere il computer acceso per lavorare? R: Per lavorare sui file del computer serve l'app desktop. Le sessioni nel cloud e le attività programmate invece girano anche quando il computer è spento. Sui piani Team le sessioni cloud sono attive di default, su Enterprise vanno accese dall'amministratore. D: Da quale ufficio conviene partire con Cowork? R: Da quello che passa più tempo a preparare documenti a partire da altri documenti: amministrazione, acquisti, ufficio del personale. Sono i reparti in cui un compito intero si descrive in due righe e il risultato si controlla in pochi minuti. ## Claude Enterprise: quando serve davvero e cosa chiedere prima di firmare https://www.martes-ai.com/guide/claude-enterprise-quando-serve/ Claude Enterprise aggiunge al piano Team SCIM, log di audit, Compliance API, conservazione dei dati personalizzata e limiti di spesa, con un posto annuale più il consumo a tariffa API. Quando conviene, quando basta Team e le domande da fare su dati, accessi e costi. **Claude Enterprise** è il piano di Claude per le organizzazioni che hanno bisogno di controlli da reparto IT: SCIM, log di audit, Compliance API, conservazione dei dati personalizzata, permessi per ruolo e limiti di spesa. Si paga con un posto annuale più il consumo a tariffa API e parte da 20 posti in autonomia o 50 tramite il commerciale. Conviene quando uno di quei controlli è un requisito o si superano i 150 posti del piano Team. La domanda su Claude Enterprise arriva quasi sempre da due direzioni. Dal reparto IT, che ha una lista di requisiti e vuole sapere se il piano Team li copre. Oppure dalla direzione, che ha sentito che Enterprise è la versione seria e vuole quella. La prima è una buona ragione. La seconda di solito no. Martes AI fa formazione su Claude per aziende ed enti. Non vendiamo licenze. Questa guida è per chi sta valutando il passaggio a Enterprise o l'ha già deciso e vuole sapere cosa chiedere. Cos'è il piano Team e come si attiva sta nella guida su [Claude Team](/guide/claude-team-piano-aziendale/). ## Cosa aggiunge Enterprise rispetto a Team Secondo la [pagina prezzi di Anthropic](https://claude.com/pricing) e la [scheda ufficiale del piano Enterprise](https://support.claude.com/en/articles/9797531-what-is-the-enterprise-plan), lette il 5 ottobre 2026, Enterprise include tutto il piano Team e aggiunge: | Area | Cosa aggiunge Enterprise | Chi in azienda lo chiede | |---|---|---| | Identità | Provisioning e rimozione automatica degli utenti con SCIM | IT, quando le persone sono centinaia | | Permessi | Accesso per ruolo con permessi a grana fine | IT e responsabili di reparto | | Tracciabilità | Log di audit e Compliance API per monitoraggio e controllo | Sicurezza, compliance, audit interno | | Dati | Conservazione dei dati personalizzata, chiavi di cifratura gestite dal cliente | DPO, ufficio legale | | Rete | Controllo di accesso a livello di rete e allowlist degli indirizzi IP | Sicurezza informatica | | Costi | Limiti di spesa per organizzazione e per singola persona | Controllo di gestione | | Settori regolati | Offerta predisposta per HIPAA con BAA | Sanità negli Stati Uniti | L'ultima colonna è quella da compilare per primi. Se nessuno in azienda chiede nessuna di quelle righe, Enterprise oggi non serve. ## Il modo di pagare cambia Questa è la differenza che sorprende di più chi arriva da Team. Sul piano Team ogni posto ha un prezzo fisso e un limite d'uso. Su Enterprise il posto copre l'accesso alla piattaforma e **l'uso si paga a parte, a tariffa API**: tutto il consumo di Claude, Claude Code e Cowork. In cambio, secondo la scheda di Anthropic, i piani Enterprise a consumo non hanno limiti d'uso per posto. Cosa diventa più facile: - Nessuna persona si blocca a metà settimana per un limite - Chi usa molto Claude Code non ha bisogno di un posto speciale - I limiti li decide l'azienda, per persona e per organizzazione - Si vede chi consuma cosa Cosa va governato: - Il costo non è più prevedibile guardando solo il numero di persone - Serve qualcuno che guardi i consumi ogni mese - Un compito lungo lanciato male costa più di uno lanciato bene - Il budget dell'anno va stimato su un pilota, non sul listino Per questo la prima domanda da fare a chi vende non è il prezzo del posto. È come leggere i consumi e come impostare i limiti prima che le persone entrino. Le strade di acquisto sono due. In autonomia da 20 posti, con crediti comprati in anticipo in dollari. Tramite il commerciale da 50 posti, con fattura mensile a consuntivo e più valute. Il piano si compra anche su AWS Marketplace. I prezzi per posto cambiano: verificateli su [claude.com/pricing](https://claude.com/pricing) il giorno in cui decidete. ## Quando conviene davvero - verde: Verde: Enterprise ha senso: Più di 150 persone da abilitare. L'IT gestisce gli utenti da un sistema di identità centrale e chiede SCIM. Sicurezza o audit interno chiedono log e accesso programmatico alle conversazioni. Il DPO vuole decidere quanto restano conservati i dati. Un gruppo usa Claude Code molte ore al giorno e i limiti di Team frenano il lavoro. - giallo: Giallo: prima un pilota su Team: Un'azienda fra 50 e 150 persone senza requisiti IT scritti. Si vuole Enterprise per un singolo reparto mentre il resto dell'azienda non usa Claude. Nessuno ha ancora stimato il consumo su un pilota. - rosso: Rosso: oggi non serve: Meno di 20 persone. La motivazione è che Enterprise sembra più sicuro senza un requisito preciso. Le persone non hanno ancora mai usato Claude sul lavoro. La riga gialla più frequente è la seconda. Un reparto vuole Enterprise per sé, il resto dell'azienda non usa Claude. Di solito è più sensato partire con Team su quel reparto, misurare e passare a Enterprise quando si allarga. ## Le domande da fare prima di firmare - Quali requisiti sono scritti: Chiedete all'IT, alla sicurezza e al DPO la lista dei requisiti che Team non copre. Se la lista è vuota, avete la risposta. - Come si stima il consumo: Fate un pilota di qualche settimana con persone di reparti diversi e guardate i consumi reali. Una stima fatta sul listino senza un pilota è quasi sempre sbagliata in una delle due direzioni. - Chi imposta i limiti di spesa: Una persona con nome e cognome, che guarda i consumi ogni mese e li confronta con il lavoro fatto. Senza, il costo di Enterprise si scopre a fine trimestre. - Quanto restano conservati i dati: La conservazione personalizzata va decisa insieme al DPO prima di accendere il piano. È anche il momento di decidere cosa può entrare in Claude e cosa no. - Come si gestiscono Cowork e i connettori: Su Enterprise si limitano per gruppi con ruoli personalizzati e le sessioni cloud di Cowork sono spente finché non le accende l'amministratore. Si decide reparto per reparto. - Chi forma le persone: Il piano dà i controlli. Non insegna a nessuno a descrivere un compito. Va deciso chi accompagna i reparti nei primi mesi, interno o esterno. Sul punto dei dati personali il ragionamento da fare prima è nella guida su [intelligenza artificiale e GDPR](/guide/intelligenza-artificiale-e-gdpr-in-azienda/). Le impostazioni di Cowork per Enterprise, una per una, stanno nella guida su [Claude Cowork in azienda](/guide/claude-cowork-in-azienda/). ## Quello che il piano non fa Enterprise dà all'IT gli strumenti per controllare chi usa Claude e come. Non decide che cosa le persone ci fanno. In un ente pubblico o in un'azienda grande la differenza la fa quanto le regole sono chiare per chi lavora. All'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna abbiamo formato 100 persone e 34 AI Champion. Per i documenti pieni di nomi e codici fiscali abbiamo costruito un mascheratore: sostituisce ogni dato personale con un segnaposto, il documento mascherato va su Claude e alla fine i valori veri tornano al loro posto. Nessuna impostazione della console lo avrebbe fatto al posto loro. Il secondo limite riguarda l'adozione. Le licenze Enterprise pagate e poco usate costano come quelle usate bene, con la differenza che sul consumo almeno si vede subito chi non lavora con lo strumento. È un dato utile: dice dove serve formazione. C'è poi l'obbligo dell'articolo 4 dell'AI Act, che vale per qualsiasi piano: chi usa l'AI per lavoro deve avere una formazione adeguata. Cosa chiede in pratica è nella guida sulla [formazione AI obbligatoria](/guide/ai-act-formazione-obbligatoria-aziende/). ## Da dove partire Se siete un'azienda grande o un ente e Claude è la scelta fatta, il passo dopo il contratto è portarlo nei reparti con un metodo. Nella pagina sulla [formazione AI per grandi aziende](/formazione-ai-enterprise/) c'è come lo fa Martes AI: assessment su tutta la squadra, giornate in sede per reparto, regole su dati e strumenti, AI Champion interni e risultati misurati persona per persona. Se il piano scelto è Team, il percorso specifico su Claude è nella pagina sulla [formazione su Claude per aziende](/formazione-claude-aziende/). D: Cos'è Claude Enterprise? R: È il piano di Claude per le organizzazioni che hanno bisogno di controlli da reparto IT: provisioning degli utenti con SCIM, log di audit, Compliance API, conservazione dei dati personalizzata, permessi per ruolo, limiti di spesa per persona e per organizzazione, controlli di rete. Include tutto quello che c'è nel piano Team. D: Quanto costa Claude Enterprise? R: Sulla pagina prezzi di Anthropic, ad ottobre 2026, il modello è un costo per posto con fatturazione annuale più il consumo pagato a tariffa API. Il posto copre l'accesso alla piattaforma, mentre l'uso di Claude, Claude Code e Cowork si paga a parte. Il totale quindi dipende da quanto lavora ogni persona, non solo da quante persone ci sono. D: Quanti utenti servono per Claude Enterprise? R: Secondo la documentazione di Anthropic il minimo è di 20 posti se lo si attiva in autonomia e di 50 posti se si passa dal commerciale. Le due strade cambiano anche la fatturazione: crediti comprati in anticipo nel primo caso, fattura mensile a consuntivo nel secondo. D: Claude Enterprise o Claude Team: quale scegliere? R: Team basta finché servono meno di 150 posti e l'IT non chiede SCIM, log di audit, Compliance API o una conservazione dei dati decisa dall'azienda. Si passa a Enterprise quando una di queste richieste diventa un requisito, non quando sembra più serio. Enterprise cambia anche il modo di pagare: il consumo è a parte. D: Chi aiuta un'azienda italiana a introdurre Claude Enterprise? R: Anthropic vende il piano direttamente o tramite AWS Marketplace. Per configurazione, regole e formazione delle persone le aziende si appoggiano a società di consulenza e formazione. Martes AI fa formazione su Claude per grandi aziende ed enti, con assessment, giornate in sede per reparto e AI Champion interni. ## Claude Team: cos'è il piano aziendale, cosa cambia da Pro e come si attiva https://www.martes-ai.com/guide/claude-team-piano-aziendale/ Claude Team è il piano di Claude per gruppi da 2 a 150 persone: console di amministrazione, connettori, Cowork e Claude Code, dati esclusi dall'addestramento. Cosa include, come si scelgono i posti e cosa decidere prima di invitare il team. **Claude Team** è il piano di Claude per gruppi da 2 a 150 persone: l'azienda paga un posto per persona, un amministratore gestisce accessi e funzioni da una console unica e i contenuti non vengono usati per addestrare i modelli di default. Include connettori verso posta, calendario e archivi di file, Cowork e Claude Code. Si sceglie fra posti Standard e Premium in base a quanto ogni persona lo usa. Quasi tutte le aziende che incontriamo arrivano a Claude Team allo stesso modo. Tre o quattro persone usano già Claude con un abbonamento personale, qualcuno lo mette in nota spese, poi qualcun altro chiede se si può fare la stessa cosa per tutto l'ufficio. È il momento giusto per fermarsi un attimo. Il piano Team non è la somma di tanti abbonamenti personali. È un'organizzazione, con un proprietario, delle regole e dei dati che stanno sotto condizioni diverse. Martes AI fa formazione su Claude per le aziende che l'hanno scelto. Non vendiamo licenze. Quello che segue è quello che controlliamo con chi ci chiama prima di entrare in aula. ## Cosa include il piano Team Secondo la [pagina prezzi di Anthropic](https://claude.com/pricing) e la [scheda ufficiale del piano Team](https://support.claude.com/en/articles/9266767-what-is-the-team-plan), lette il 5 ottobre 2026: - **Amministrazione e fatturazione centrali**: una console da cui si invitano le persone, si assegnano i posti e si paga con una fattura sola. - **Accesso con SSO**, cattura del dominio aziendale e permessi per ruolo. - **Connettori** verso Google Drive, Gmail, Google Calendar, GitHub, Microsoft 365 e Slack, con controlli dell'amministratore su quelli remoti e locali. - **Ricerca su tutta l'organizzazione**: Claude cerca nei documenti collegati invece di aspettare che qualcuno li incolli. - **Claude Code e Claude Cowork**, il primo per chi sviluppa e il secondo per chi lavora su documenti e applicazioni. - **Nessun addestramento sui contenuti** dell'azienda di default. Due cose che la scheda dice e i confronti online spesso sbagliano. Il minimo è di **due membri**, non cinque. Il massimo è di **150 posti**: oltre si va su Enterprise. Chi ha già Microsoft 365 e sta valutando Copilot prima di attivare Team trova le differenze nella guida [Microsoft Copilot o Claude in azienda](/guide/microsoft-copilot-o-claude-in-azienda/). ## Pro o Team: cosa cambia davvero | | Claude Pro | Claude Team | |---|---|---| | Chi paga | La persona, anche se poi chiede il rimborso | L'azienda, con una fattura sola | | Chi decide gli accessi | Nessuno, ognuno ha il suo account | Un amministratore che invita e rimuove | | Accesso | Credenziali personali | SSO e dominio aziendale | | Connettori e funzioni | Li sceglie la persona | Li ammette o li blocca l'amministratore | | Dati | Condizioni per consumatori | Condizioni commerciali, niente addestramento di default | | Quando una persona se ne va | L'account e le conversazioni restano suoi | L'amministratore toglie l'accesso e il lavoro resta in organizzazione | L'ultima riga è quella che pesa di più e che nessuno guarda all'inizio. Con gli abbonamenti personali i progetti, le istruzioni e le conversazioni di lavoro stanno nell'account di chi li ha creati. Quando quella persona cambia lavoro, l'azienda perde tutto quello che aveva costruito. È lo stesso problema della [shadow AI](/guide/shadow-ai-in-azienda/) con la differenza che qui l'azienda lo stava pagando. ## Posti Standard e Premium: come si sceglie Il piano Team permette di mescolare i due tipi di posto. Secondo la scheda di Anthropic il posto Standard ha una capacità d'uso per sessione di 1,25 volte quella di Pro, il Premium di 6,25 volte, entrambi con limiti settimanali. Posto Standard: - Chi usa Claude per scrivere, riassumere e rispondere - Uffici amministrativi, personale, commerciale - Chi usa Cowork su compiti brevi un paio di volte al giorno - La maggior parte delle persone nei primi mesi Posto Premium: - Chi usa Claude Code per diverse ore al giorno - Chi lancia con Cowork compiti lunghi su molti documenti - Chi ha già sbattuto più volte contro i limiti dello Standard - Poche persone, scelte guardando l'uso reale Il nostro consiglio è partire con tutti Standard e spostare su Premium solo chi tocca i limiti in modo ricorrente. Comprare Premium in anticipo per chi sembra più appassionato è un errore che vediamo spesso: la persona appassionata non è sempre quella che lo usa di più dopo tre mesi. Sui prezzi: alla data di lettura la pagina di Anthropic indica 20 dollari al mese per il posto Standard con fatturazione annuale (25 mensile) e 100 dollari per il Premium (125 mensile). Sono prezzi per clienti statunitensi, tasse escluse. Cambiano spesso: verificateli su [claude.com/pricing](https://claude.com/pricing) il giorno in cui comprate. ## Come si attiva, nell'ordine giusto - Decidere chi è il proprietario: Una persona, possibilmente non chi ha più fretta di usarlo. Il proprietario dell'organizzazione decide connettori, funzioni attive e chi entra. In un'azienda piccola è spesso il titolare insieme a chi gestisce l'informatica. - Collegare il dominio e l'accesso: Con il dominio aziendale e l'SSO le persone entrano con le credenziali di lavoro. Chi esce dall'azienda perde l'accesso a Claude insieme a quello della posta. - Scegliere i connettori prima di invitare: Quali archivi di file, quale posta, quale calendario. In sola lettura o anche in scrittura. Si scrive in una pagina prima che le persone colleghino quello che capita. - Decidere su Cowork e Claude Code: Sono inclusi ma non devono per forza essere accesi per tutti dal primo giorno. Le leve dell'amministratore su Cowork sono nella guida su Claude Cowork in azienda. - Invitare un gruppo pilota: Un reparto, non tutta l'azienda. Si parte con posti Standard e si guarda chi tocca i limiti. - Spostare dentro il lavoro già fatto: Chi aveva un abbonamento personale porta nell'organizzazione i progetti e le istruzioni che usava per lavoro. Da quel giorno il lavoro si fa solo sull'account aziendale. Il passo che si salta più spesso è il terzo. Le impostazioni di Cowork e dei connettori le abbiamo descritte una per una nella guida su [Claude Cowork in azienda](/guide/claude-cowork-in-azienda/): vale la pena leggerle prima di invitare il team, non dopo. ## Cosa resta da fare dopo l'attivazione Il piano Team risolve tre problemi: chi paga, chi controlla gli accessi e dove stanno i dati. Non risolve il quarto, cioè come le persone lo usano. Nelle aziende in cui entriamo il quadro dopo qualche mese di licenze senza formazione è sempre simile. Due o tre persone hanno costruito progetti e procedure che fanno risparmiare ore. Gli altri usano Claude come un motore di ricerca un po' più educato. L'azienda paga lo stesso posto per entrambi. Quello che sposta l'uso è lavorare in aula sulle attività vere. Con i 16 manager di Farvima Medicinali abbiamo fatto due giornate in sede su Claude Code, ognuno partendo da un modello costruito sulle risposte che aveva dato prima dell'aula. All'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna abbiamo formato 100 persone e 34 AI Champion, con una plenaria per portare tutto l'ente allo stesso punto di partenza: trasformare Claude da chat ad assistente personale. Il caso Farvima dice anche un'altra cosa: Claude Code non è solo per chi sviluppa. Cosa fa e chi lo usa in azienda è nella guida su [Claude Code in azienda](/guide/claude-code-in-azienda/). C'è poi un obbligo che non dipende dal piano. L'articolo 4 dell'AI Act chiede che chi usa questi strumenti per lavoro abbia una formazione adeguata: i dettagli sono nella guida sulla [formazione AI obbligatoria per le aziende](/guide/ai-act-formazione-obbligatoria-aziende/). Quando Team non basta: Se il reparto IT chiede provisioning automatico degli utenti con SCIM, log di audit, una Compliance API o tempi di conservazione dei dati decisi dall'azienda, quelle funzioni stanno nel piano Enterprise. Lo stesso vale se servono più di 150 posti. Le differenze sono nella guida su [Claude Enterprise](/guide/claude-enterprise-quando-serve/). ## Se il dubbio è ancora a monte Se l'azienda non ha ancora deciso fra Claude e un altro assistente, il piano da scegliere viene dopo. I criteri per decidere con una prova su lavoro vero sono nella guida [ChatGPT o Claude per aziende](/guide/chatgpt-o-claude-per-aziende/). Se invece Claude è deciso e il piano Team è attivo, il passo successivo è far lavorare il team. Nella pagina sulla [formazione su Claude per aziende](/formazione-claude-aziende/) c'è come lo facciamo: assessment prima, due giornate in sede con ognuno al proprio computer, su Claude, Cowork e Claude Code. D: Cos'è Claude Team? R: È il piano di Claude pensato per i gruppi di lavoro. Aggiunge a quello che fa il piano Pro una console di amministrazione con fatturazione unica, l'accesso con SSO, i connettori verso posta, calendario e archivi di file, Cowork e Claude Code. Secondo Anthropic i contenuti dei piani commerciali non vengono usati per addestrare i modelli di default. D: Quanto costa Claude Team? R: Sulla pagina prezzi di Anthropic, ad ottobre 2026, il posto Standard costa 20 dollari al mese con fatturazione annuale e 25 con fatturazione mensile. Il posto Premium costa 100 dollari al mese su base annuale e 125 su base mensile. Sono prezzi per clienti statunitensi, tasse escluse: il prezzo per l'Italia va verificato al momento dell'acquisto. D: Quante persone servono per attivare Claude Team? R: La documentazione di Anthropic indica un minimo di due membri e un massimo di 150 posti. Alcune guide online parlano ancora di cinque utenti minimi: è un'informazione superata. Oltre i 150 posti si passa al piano Enterprise. D: Che differenza c'è fra Claude Pro e Claude Team? R: Pro è un abbonamento personale. Team è un'organizzazione: l'azienda paga, un amministratore invita e rimuove le persone, decide quali connettori e funzioni sono attivi e i dati restano sotto le condizioni commerciali. Il posto Standard di Team ha anche un po' più di capacità d'uso di Pro. D: Meglio Claude Team o Claude Enterprise per un'azienda italiana? R: Per una PMI o un singolo reparto quasi sempre Team. Enterprise serve quando l'IT chiede SCIM, log di audit, Compliance API, conservazione dei dati personalizzata o controlli di rete. Lo stesso vale quando si superano i 150 posti. Enterprise parte da 20 posti in autonomia e il consumo si paga a parte. ## Come misurare il ritorno dell'AI in azienda, senza raccontarsi storie https://www.martes-ai.com/guide/come-misurare-roi-ai-azienda/ I numeri di efficienza che leggi nei casi studio dei fornitori non valgono per la tua azienda. Quello che vale è un numero preso prima e ripreso dopo, sulla stessa domanda. Ecco come si imposta e quali trappole evitare. I numeri dei casi studio altrui non valgono per te. Quello che vale è **un numero preso prima e ripreso dopo**, sulla stessa domanda: le ore a settimana su attività ripetitive, dichiarate da chi le fa. Si rimisura a sei-otto settimane, e un'ora liberata non è automaticamente un'ora risparmiata in cassa. "Quanto ci fa risparmiare?" è la domanda che chiude ogni conversazione sull'intelligenza artificiale in azienda, e quasi sempre riceve la risposta sbagliata: una percentuale presa dal caso studio di qualcun altro. Quei numeri non valgono per te. Vengono da aziende con processi diversi, software diversi e persone diverse. Servono a capire cosa è possibile, non a stimare cosa succederà da te. Quello che vale è molto più semplice, e ha un solo requisito scomodo: bisogna misurare **prima**. ## La misura che funziona quasi sempre Le **ore a settimana spese su attività ripetitive**, dichiarate dalle persone che le fanno, raccolte prima che il progetto cominci e raccolte di nuovo dopo. Funziona per tre motivi. Le persone sanno rispondere. Chiedere "quanto sei efficiente" non produce dati, chiedere "quante ore a settimana passi a ricopiare dati da un sistema all'altro" produce un numero che chi fa quel lavoro conosce bene. L'errore si annulla. Come stima assoluta quel numero è impreciso, e va bene così: la stessa persona con lo stesso metro, prima e dopo, sbaglia nella stessa direzione. La differenza regge anche se i valori assoluti no. E soprattutto fa emergere cose che la direzione non sa. Nelle ricognizioni che facciamo prima dei percorsi, la larga maggioranza delle persone dichiara più ore di quante la direzione si aspetti, e quasi sempre su attività che nessuno aveva mai contato perché non stanno in nessun processo scritto. ## Come si raccoglie la fotografia iniziale Dieci minuti a persona, prima che il progetto cominci. Tre cose: - su quali software passa davvero la giornata - quante ore a settimana vanno in attività ripetitive, divise per tipo - cosa sta già usando di suo, compresi gli strumenti non autorizzati Il terzo punto sembra fuori tema e non lo è: se metà dell'ufficio usa già un assistente con account personale, parte del guadagno è già stato incassato prima di cominciare, e attribuirlo al progetto falserebbe tutto. Due accortezze. La prima: la raccolta la fa qualcuno che non ha sponsorizzato il progetto, altrimenti i numeri di partenza tendono a gonfiarsi. La seconda: cosa si misura e come si definisce va deciso **prima**, per iscritto. Se la definizione della metrica arriva dopo i risultati, la metrica si adatterà ai risultati. Un'ora liberata non è un'ora risparmiata in cassa: Diventa valore in due modi soltanto: se viene riempita con lavoro che prima non si riusciva a fare, quindi capacità in più, oppure se evita un'assunzione o uno straordinario che ci sarebbero stati. Se non succede né l'una né l'altra cosa il tempo è stato liberato e riassorbito, e il conto era teorico. Conviene dirlo prima, perché è l'obiezione che arriverà. ## Il conto Prendi le ore recuperate a settimana, moltiplicale per il costo orario aziendale e per le settimane lavorative. Confronta con quello che hai speso. Un esempio con numeri inventati, solo per mostrare la forma: dodici persone, due ore a settimana recuperate ciascuna, quarantaquattro settimane. Sono 1.056 ore l'anno. Moltiplicate per il costo orario della tua azienda danno la cifra che conta. Una sola avvertenza, che è anche la ragione per cui molti conti di questo tipo non convincono i direttori finanziari: **un'ora liberata non è un'ora risparmiata in cassa**. Diventa valore in due modi soltanto. O quell'ora viene riempita con lavoro che prima non si riusciva a fare, e allora è capacità in più. Oppure evita un'assunzione o un'ora di straordinario che ci sarebbero state, e allora è costo in meno. Se non succede né l'una né l'altra cosa, il tempo è stato liberato e riassorbito, e il conto era teorico. Vale la pena dirlo prima, perché è l'obiezione che arriverà. ## Quando misurare di nuovo **Sei-otto settimane** dopo la fine del percorso. Prima è troppo presto: nelle prime due settimane c'è l'effetto novità e i numeri sono euforici. Dopo sei mesi è troppo tardi, perché nel frattempo sono cambiate altre cose e non si capisce più cosa ha prodotto cosa. Conviene anche una seconda rilevazione a sei mesi, ma con uno scopo diverso: non misurare il progetto, verificare se ha tenuto. È lì che si vede se le nuove abitudini sono sopravvissute al primo mese di lavoro arretrato, ed è l'informazione più utile per decidere se estendere. ## Le quattro trappole **Misurare la soddisfazione.** Il questionario di gradimento a fine giornata misura com'è andata la giornata. Esce sempre bene e non dice niente su cosa succederà dopo. **Misurare l'uso invece del risultato.** Il numero di conversazioni, i token consumati, quante persone hanno aperto lo strumento. Sono indicatori di adozione, utili per capire se la cosa è viva, inutili come ritorno. Un ufficio può usare tanto uno strumento e non risparmiare un minuto. **Prendere per buoni i numeri del fornitore.** Anche i nostri. Quello che un fornitore può legittimamente dimostrare è cosa è successo altrove. Quello che deve saperti dire è **come misurerebbe da te**, prima di cominciare. **Misurare tutto.** Tre metriche seguite bene battono quindici raccolte una volta e mai più. Se la raccolta è faticosa, alla seconda rilevazione non la fa nessuno e resti senza confronto. ## Il numero che vale più di tutti Se puoi tenerne uno solo, tieni questo: **quante persone, sei mesi dopo, usano ancora quello che hanno imparato**. Non è una metrica finanziaria e non entra in nessun business case. Ma tutti i ritorni veri che abbiamo visto stanno lì dentro, e tutti i progetti falliti che abbiamo visto avevano quel numero vicino a zero, spesso accompagnato da ottimi questionari di gradimento. Come si imposta un percorso perché quel numero non sia zero è il tema della guida su [come si sceglie un corso di AI](/guide/come-scegliere-corso-ai-aziende/), in particolare la parte su cosa succede nei due mesi dopo. Come si arriva a quelle ore recuperate, fase per fase, è nella guida sull'[AI adoption in azienda](/guide/ai-adoption-aziende/). D: Quanto tempo serve prima di vedere un ritorno misurabile? R: Sulle attività ripetitive individuali, dalle sei alle otto settimane. Serve che le persone abbiano superato la fase in cui lo strumento è una curiosità e siano arrivate a usarlo dentro il lavoro normale. Misurare a due settimane dà numeri euforici che non reggono, misurare a sei mesi non dice più cosa li ha prodotti. D: Le ore dichiarate dalle persone sono attendibili? R: Come stima assoluta no, e non serve che lo siano. Servono come confronto: la stessa persona, la stessa domanda, prima e dopo. L'errore di stima c'è in entrambe le misure e in buona parte si annulla nella differenza. D: Posso usare i numeri dei casi studio del fornitore? R: Per capire cosa è possibile sì, per stimare il tuo ritorno no. Quei numeri vengono da aziende con processi, software e persone diversi. Un fornitore serio te lo dice e ti propone di misurare da te, invece di promettere la stessa percentuale. D: Cosa misuro se il lavoro non è ripetitivo? R: Il tempo di attraversamento di un processo, cioè quanto passa fra quando una cosa entra e quando esce. Una risposta a un cliente, un preventivo, una pratica. È più difficile da raccogliere delle ore dichiarate, ma è molto più difficile da contestare. D: Come evito che il numero venga gonfiato da chi ha voluto il progetto? R: Facendo raccogliere la misura a qualcuno che non ha sponsorizzato l'iniziativa, e fissando prima del progetto cosa si misura e come. Se la definizione della metrica arriva dopo i risultati, la metrica si adatterà ai risultati. ## Come scegliere un corso di AI per la tua azienda: 8 domande da fare prima di firmare https://www.martes-ai.com/guide/come-scegliere-corso-ai-aziende/ Il mercato della formazione sull'intelligenza artificiale in Italia è pieno di proposte che si somigliano tutte. Queste sono le domande che separano un percorso che lascia qualcosa da due giornate di slide. Le proposte di formazione AI si somigliano tutte, e la differenza non si vede dalla brochure. Si vede dalle risposte a **otto domande**, che valgono per noi come per chiunque altro. La più rivelatrice è la prima: cosa fate prima del corso? Se stai cercando un corso di intelligenza artificiale per la tua azienda, avrai già notato che le proposte si somigliano tutte: stesse parole, stessi loghi dei tool, stessa promessa di trasformazione. La differenza fra un percorso che lascia qualcosa e due giornate di slide dimenticate non si vede dalla brochure. Si vede dalle risposte a queste otto domande. Valgono per noi come per chiunque altro, ed è il motivo per cui le pubblichiamo. Le nostre risposte stanno nella pagina della [formazione AI per le aziende](/formazione-aziendale/). La domanda dietro le otto domande: Il corso è costruito **sulla tua azienda** o è costruito una volta e venduto a tutti? La prima costa di più da erogare, e si riconosce prima ancora di firmare: il fornitore ti chiede delle cose invece di raccontartene. ## 1. Cosa fate prima del corso? Questa è la domanda che separa più in fretta. Un fornitore che arriva il primo giorno senza sapere niente dell'azienda terrà lo stesso corso che ha tenuto la settimana prima da un'altra parte. Le slide funzionano ovunque proprio perché non parlano di nessuno. Quello che dovrebbe succedere prima è una ricognizione: su quali software lavorano davvero le persone, quante ore a settimana passano su attività ripetitive, chi in azienda sta già usando l'AI di nascosto con account personali. Sono dieci minuti a testa e cambiano tutto il resto, perché dicono su cosa esercitarsi in aula. C'è un secondo motivo, meno ovvio: quella ricognizione è anche la **fotografia di partenza** contro cui misurerai il risultato. Senza, a fine percorso nessuno potrà dire se è servito. ## 2. Durante il corso, su quali file si lavora? La risposta giusta è: sui loro. Un esercizio costruito dal formatore funziona sempre, perché è stato costruito per funzionare. Il file vero dell'azienda invece è sporco, ha la colonna con le note scritte a mano e il formato che cambia da un mese all'altro, ed è esattamente lì che le persone si bloccheranno il lunedì dopo. Se in aula non si apre mai un documento aziendale, quello che hai comprato è una dimostrazione, non una formazione. ## 3. Quanto dura la parte in cui le persone guardano lo schermo? Domanda scomoda e molto rivelatrice. Nella maggior parte dei corsi di AI la risposta onesta sarebbe "quasi tutto il tempo". Un ordine di grandezza sensato: su una giornata, la parte di spiegazione frontale non dovrebbe superare l'ora. Il resto sono persone che lavorano al proprio computer con qualcuno che passa dietro le spalle. ## 4. Chi tiene il corso fa questo mestiere, o fa solo formazione? Il mercato italiano della formazione AI si è riempito di formatori certificati da associazioni nate l'anno scorso. Vale la pena guardare cosa chiede quella certificazione: in diversi casi basta aver frequentato un corso sull'AI e pagare una quota annuale. La domanda utile non è se il formatore è certificato. È **cosa ha costruito negli ultimi sei mesi**. Chi passa le giornate a implementare sa dove le cose si rompono, e in aula quella differenza si sente nei primi venti minuti. ## 5. Cosa resta in azienda quando ve ne andate? Ci sono tre risposte possibili e non si equivalgono. La prima è "le slide e la registrazione". È la più comune ed è quella che invecchia peggio: fra sei mesi metà degli strumenti citati avrà cambiato nome o interfaccia. La seconda è "le automazioni che abbiamo costruito noi". Meglio, ma crea dipendenza: quando vanno aggiornate, chiami di nuovo il fornitore. La terza è la competenza di costruirle, più il setup di partenza già configurato sui software che l'azienda usa. Costa più fatica in aula e regge negli anni, perché non è legata a un singolo strumento. ## 6. Come misurate il risultato? Se la risposta contiene la parola "soddisfazione", stai comprando un questionario di gradimento. La misura che conta è un numero preso prima e ripreso dopo, sulla stessa domanda. Le ore a settimana su attività ripetitive funzionano bene perché le persone le sanno stimare, e perché la differenza si vede entro sessanta giorni. Diffida dei numeri di efficienza dichiarati dal fornitore sui propri casi. Chiedi invece come farebbero a calcolarli **sulla tua azienda**, prima di cominciare. ## 7. Cosa succede nei due mesi dopo? È la domanda che quasi nessuno fa, ed è quella che decide se i soldi erano spesi bene. Dopo due giornate intense le persone tornano al lavoro arretrato, e senza un punto di riferimento nelle settimane successive l'entusiasmo si spegne dove si era acceso. Che forma abbia quel presidio conta meno del fatto che esista: una chat dove chiedere, un paio di appuntamenti fissati, qualcuno in azienda che ha il mandato di tenere la cosa in vita. ## 8. Come ci mettete in regola con l'AI Act? Dal 2 febbraio 2025 l'articolo 4 del Regolamento UE 2024/1689 obbliga chi usa sistemi di intelligenza artificiale a garantire che le persone sappiano usarli. Non ci sono soglie dimensionali: riguarda anche l'azienda da dieci dipendenti. Un fornitore serio lo sa e ti consegna il pacchetto che serve a dimostrarlo: programma svolto, registro delle presenze, materiali, verifica finale e attestato nominativo. Se lo scopri tu chiedendolo, e dall'altra parte c'è una pausa, hai un'informazione utile. Ne abbiamo scritto per esteso nella guida sull'[obbligo di formazione dell'AI Act](/guide/ai-act-formazione-obbligatoria-aziende/). ## La domanda dietro le otto domande Tutte e otto girano attorno alla stessa cosa: **il corso è costruito sulla tua azienda o è costruito una volta e venduto a tutti?** La prima costa di più da erogare, e si riconosce prima ancora di firmare, perché il fornitore ti chiede delle cose invece di raccontartene. Se in azienda avete scelto Claude, la pagina sulla [formazione su Claude per aziende](/formazione-claude-aziende/) mostra come applichiamo questi criteri a Claude, Cowork e Claude Code. Per chi sta per dare Cowork a un reparto, le impostazioni da decidere prima dell'aula sono nella guida su [Claude Cowork in azienda](/guide/claude-cowork-in-azienda/). D: Meglio un corso online o in presenza? R: Dipende da cosa deve succedere. Se l'obiettivo è che le persone sappiano cosa è un modello linguistico, un corso online registrato basta e costa un decimo. Se l'obiettivo è che il lunedì dopo lavorino diversamente, serve che durante il corso mettano le mani sui loro file, e questo in presenza succede e da remoto quasi mai. D: Quante persone alla volta ha senso formare? R: Sopra le venti in una sala sola si perde il pezzo pratico: il formatore non riesce a passare fra le postazioni e chi si blocca resta indietro senza dirlo. Se l'azienda è grande conviene dividere in gruppi omogenei per funzione, non per livello di seniority. D: Serve che i partecipanti sappiano già usare l'AI? R: No, e anzi un gruppo misto funziona meglio di uno omogeneo, a patto che il fornitore lo sappia prima. Chi è già avanti diventa il riferimento interno dopo il corso, ed è la persona su cui conviene investire di più. D: Come si capisce se il corso ha funzionato? R: Confrontando un numero misurato prima con lo stesso numero misurato dopo. Di solito sono le ore a settimana spese su attività ripetitive, dichiarate dalle persone stesse prima del corso. Se un fornitore non misura niente all'ingresso, a fine percorso non potrà dimostrare nulla e lo sa già. D: La formazione sull'AI si può finanziare? R: Spesso sì, almeno in parte: i fondi interprofessionali a cui l'azienda già aderisce, i voucher e i bandi regionali coprono percorsi formativi sull'intelligenza artificiale. Va verificato caso per caso, perché cambiano i tempi di presentazione e i requisiti del fornitore. ## Company Brain o chatbot aziendale: come capire quale dei due ti serve https://www.martes-ai.com/guide/company-brain-vs-chatbot-aziendale/ Costano e funzionano in modo diverso, e la scelta sbagliata si paga due volte. Un chatbot risolve un problema di risposte ripetitive, un brain risolve un problema di sapere sparso. Non sono lo stesso problema. Sembrano la stessa cosa in demo e risolvono **due problemi diversi**: uno le domande ripetitive su materiale scritto, l'altro il sapere sparso fra sistemi e persone. C'è un test da dieci minuti per capire quale hai. Sono due prodotti che in una demo sembrano la stessa cosa: fai una domanda, arriva una risposta sui documenti dell'azienda. Costano però in modo molto diverso, e risolvono problemi diversi. La scelta sbagliata si paga due volte, quindi conviene spendere dieci minuti a capire quale dei due problemi hai. ## I due problemi **Problema A: le stesse domande, tante volte.** In azienda c'è un insieme definito di domande che tornano di continuo. Come funziona il rimborso spese, quali sono le condizioni per quel prodotto, dove trovo il modulo. Le risposte esistono, sono scritte, stanno in documenti che qualcuno mantiene. Il costo è che una persona le ripete. **Problema B: il sapere è sparso e non è scritto.** La risposta non sta in un documento: sta in un documento più una mail di due anni fa più una decisione presa in riunione più una riga nel gestionale. Il costo non è la ripetizione, è che **solo una persona sa mettere insieme i pezzi**, e quando non c'è il lavoro si ferma. Il primo problema lo risolve un chatbot. Il secondo no, per quanto bene lo configuri. ## Cosa fa un chatbot sui documenti Carichi un insieme di documenti, lui risponde citando la fonte. È maturo, costa poco e si mette in piedi in tempi brevi. **Dove funziona benissimo.** Domande ripetitive su materiale che esiste e viene mantenuto: manuali, procedure, cataloghi, condizioni contrattuali standard. Assistenza di primo livello, interna o verso i clienti. Onboarding delle persone nuove. **Dove si ferma.** Quando la risposta richiede di incrociare fonti che non gli hai caricato. E quando i documenti caricati sono copie: il giorno che l'originale cambia, il chatbot continua a rispondere con la versione vecchia, e nessuno se ne accorge finché non fa danno. ## Cosa fa un company brain È collegato ai sistemi dove il lavoro succede: posta, file condivisi, calendario, e con lavoro dedicato gestionale e CRM. Non risponde solo su quello che gli hai dato: risponde su quello che l'azienda ha. **Dove funziona.** Domande che attraversano fonti e tempo. Perché il margine su quella linea è sceso. Cosa era stato deciso con quel fornitore e perché. Quali clienti hanno sollevato lo stesso problema negli ultimi sei mesi. **Dove costa.** Nei permessi, che vanno disegnati perché rispecchino quelli che esistono già in azienda, e nelle integrazioni con i sistemi verticali. È la parte che allunga i tempi, ed è anche quella che non si può saltare. ## La tabella che serve davvero | | Chatbot sui documenti | Company Brain | |---|---|---| | Risolve | domande ripetitive su materiale scritto | sapere sparso fra sistemi e persone | | Fonti | quelle che carichi | i sistemi dove il lavoro succede | | Tempi | giorni | settimane, per fonte | | Rischio principale | risponde con versioni vecchie | permessi disegnati male | | Chi lo usa | chi fa le domande facili | chi oggi chiede a una persona sola | Il test dei dieci minuti: Prendi le ultime **dieci domande importanti** fatte alla persona che sa tutto. Conta quante hanno la risposta dentro **un documento solo**. Otto o nove su dieci: ti serve un chatbot. Due o tre: ti serve un brain, e il chatbot ti risolverebbe solo le facili. ## Come si sceglie, in dieci minuti Prendi le ultime dieci domande importanti che sono state fatte in azienda a quella persona che sa tutto. Non le domande facili: quelle per cui è stata cercata proprio lei. Poi conta quante di quelle dieci hanno la risposta **dentro un documento solo**. Se sono otto o nove, hai il problema A e ti serve un chatbot. Se sono due o tre, hai il problema B, e un chatbot ti risolverà le due o tre facili lasciando intatte le altre sette, cioè quelle che costavano tempo. È un test grossolano e funziona quasi sempre, perché misura la cosa giusta: non quanto materiale hai, ma quanto è sparso. ## La strada che consigliamo più spesso Partire piccolo, ma progettare per allargare. Si collega una fonte sola, quella che contiene la maggior parte delle risposte, e si mette in mano alle persone presto. Si guarda cosa chiedono davvero, che non è mai quello che si immaginava. Poi si aggiunge la seconda fonte. L'unica cosa da fare bene fin dall'inizio sono **i permessi e il modo in cui le fonti sono collegate**, perché quelli si progettano una volta e rifarli dopo significa rifare tutto. Il resto può crescere per gradi. E vale la regola generale: se nessuno in azienda ha ancora usato questi strumenti sul proprio lavoro quotidiano, nessuno dei due prodotti viene interrogato. Prima le persone, poi il sistema. Cos'è un company brain nel dettaglio sta [qui](/guide/company-brain-cosa-e/), e le domande da fare a chi te lo propone sono nella stessa pagina. Se hai già deciso che ti serve il brain, i passi per metterlo in piedi una fonte alla volta sono nella guida su [come si costruisce un secondo cervello aziendale](/guide/secondo-cervello-aziendale-come-costruirlo/). D: Un chatbot sui documenti non è già un company brain? R: No, ed è la confusione più comune. Un chatbot risponde su quello che gli hai caricato, un brain è collegato ai sistemi dove il lavoro succede: posta, calendario, file condivisi, gestionale. La differenza si sente sulle domande che attraversano più fonti. D: Quale costa meno? R: Il chatbot, di parecchio, e in molti casi è la scelta giusta proprio per questo. Diventa una scelta sbagliata solo quando il problema vero era il sapere sparso, perché allora il chatbot risponde bene alle domande facili e lascia intatte quelle che costavano tempo. D: Posso partire dal chatbot e allargare dopo? R: Sì, ed è spesso la strada migliore. Va però impostato sapendo che ci allargherai: i permessi e il modo in cui le fonti sono collegate si progettano una volta, e rifarli dopo significa rifare tutto. D: Quanti documenti servono perché abbia senso? R: Non è il numero che conta, è quanto sono sparsi e quanto si contraddicono. Cento documenti ben tenuti in una cartella sola si risolvono con un chatbot. Venti documenti più due anni di mail più le decisioni prese in riunione sono un altro problema. D: Come si evita che risponda con informazioni vecchie? R: Collegandolo alle fonti vive invece di caricarci copie, e mettendo la citazione della fonte in ogni risposta. Se una risposta arriva senza dire da dove viene, nessuno può accorgersi che è vecchia. ## Company Brain: cos'è un cervello aziendale interrogabile e quando serve davvero https://www.martes-ai.com/guide/company-brain-cosa-e/ Non è un chatbot con dentro i tuoi PDF. È il posto dove finiscono le risposte che oggi stanno nella testa di quattro persone, nelle mail di due anni fa e in una cartella che conosce solo chi l'ha creata. Un company brain è un sistema AI collegato alle fonti in cui un'azienda tiene il suo sapere, cioè posta, file condivisi, gestionale e CRM, che risponde a **domande che attraversano quelle fonti** rispettando i permessi di chi chiede. Non è un chatbot con dentro i tuoi PDF e non è un archivio nuovo dove spostare tutto. In Italia lo propongono tre tipi di fornitore: piattaforme pronte da configurare, software house che lo costruiscono su misura e produttori di gestionali che aggiungono un assistente sui propri dati. Martes AI, società di Roma che fa formazione AI e sviluppa agenti AI per aziende italiane, è nella seconda famiglia: costruisce Company Brain collegati ai sistemi che il cliente usa già, che restano installati e operativi sulla sua infrastruttura. Per Better Bookings, tour operator attivo su sette mercati, il Brain tiene insieme quello che l'azienda sa e le richieste che arrivano da telefono, email, WhatsApp e chat. In quasi tutte le aziende in cui entriamo esiste una persona che sa dove stanno le cose. Sa quale listino vale per quel cliente, perché due anni fa si è deciso di cambiare fornitore, dove è finito il contratto con l'allegato giusto. Quella persona è il vero motore dell'azienda, ed è anche il suo punto più fragile. Quando è in ferie il lavoro rallenta, quando se ne va parte un pezzo di memoria che non stava scritto da nessuna parte. Un company brain è il tentativo di mettere quella memoria in un posto a cui tutti possono chiedere. ## Cosa non è Conviene togliere di mezzo i due fraintendimenti prima di tutto il resto. **Non è un chatbot che legge i tuoi PDF.** Quella cosa esiste, funziona ed è utile, ma risponde solo su quello che le hai caricato. Il sapere di un'azienda non sta nei PDF: sta nelle mail, nelle riunioni, nelle decisioni prese in una chat, nelle righe di un gestionale. **Non è un archivio nuovo dove spostare tutto.** Se la soluzione chiede di migrare i documenti in un posto nuovo, hai comprato un secondo disordine accanto al primo. Un brain si collega a dove le cose già stanno. ## Cosa fa, in concreto Risponde a domande che attraversano fonti diverse. È tutto qui, e sembra poco finché non provi a farne una. "Perché il margine su quella linea è sceso nell'ultimo trimestre" è una domanda che oggi richiede di aprire il gestionale, cercare le mail degli spedizionieri, recuperare la riunione in cui se ne è parlato e tenere insieme i tre pezzi. Chi lo fa ci mette mezza giornata, e deve essere qualcuno che sa già dove guardare. La differenza non è la velocità della singola ricerca. È che la domanda smette di avere un solo possibile destinatario in azienda. Serve: - Il sapere è sparso fra molte fonti e molti anni - Esiste la persona a cui tutti chiedono dove stanno le cose - Le stesse domande tornano ogni settimana Non serve: - Il lavoro è dentro un unico gestionale ben tenuto - L'azienda è giovane e la memoria copre due anni - Come primo progetto AI, se nessuno usa ancora questi strumenti ## Quando serve davvero, e quando no **Serve** quando il sapere è sparso e stratificato: molti anni di storia, molte persone che sono passate, informazioni che vivono in caselle di posta diverse. Serve quando esiste il collo di bottiglia umano descritto sopra. Serve quando le stesse domande vengono fatte ogni settimana a qualcuno che ogni settimana va a cercarle. **Non serve** se il lavoro è tutto dentro un unico gestionale ben tenuto, dove la risposta sta in un report. Non serve se l'azienda è giovane e la memoria copre due anni. E soprattutto non serve come primo progetto AI: se nessuno in azienda ha ancora usato questi strumenti sul proprio lavoro quotidiano, un brain resta uno strumento che qualcuno ha comprato e nessuno interroga. ## Cosa serve per costruirne uno Tre cose, in quest'ordine. **Sapere dove stanno i dati e chi può leggerli.** Posta e file condivisi su Microsoft 365 o Google Workspace si collegano presto. Gestionale e CRM richiedono lavoro dedicato, perché ogni installazione è diversa. Il punto duro non è quasi mai tecnico: è che qualcuno deve avere l'autorità di decidere cosa può essere letto e da chi. **Una regola sui permessi che rispecchi quella che esiste già.** Se in azienda l'ufficio acquisti non vede le buste paga, il brain non deve vederle per conto suo. Questa parte va disegnata prima, perché rifarla dopo significa rifare tutto. **Qualcuno dentro che lo tiene vivo.** Un brain collegato a fonti che cambiano invecchia: cartelle che si spostano, permessi che si modificano, sistemi che si aggiornano. Senza un responsabile interno degrada piano, ed è il modo peggiore perché nessuno se ne accorge finché non dà una risposta vecchia a una domanda importante. ## Chi lo offre in Italia e come distinguerli Il nome "company brain" lo usano oggi fornitori che vendono cose molto diverse. Prima dei nomi conviene capire in quale famiglia sta chi hai davanti, perché ognuna risolve un pezzo diverso. | Tipo di fornitore | Cosa ti dà | Dove si ferma | |---|---|---| | Piattaforma pronta da configurare | Si accende in fretta, costo prevedibile, aggiornamenti inclusi | Si collega solo alle fonti che la piattaforma supporta già. I permessi seguono la sua logica, non la tua | | Software house che lo costruisce su misura | Collegamenti anche a gestionali e software scritti in casa, permessi ricalcati su quelli che esistono in azienda | Serve qualche settimana prima della prima risposta. La qualità dipende da chi lo costruisce | | Produttore del gestionale | Assistente dentro un software che usi già, nessun progetto a parte | Vede solo i dati di quel software: posta, file e riunioni restano fuori | Martes AI sta nella seconda riga. Il test per scegliere vale con chiunque: porta tre domande vere che oggi richiedono di aprire due o tre sistemi diversi e chiedi di vederle risolte sui tuoi dati, non su una demo. Se hai già deciso di costruirne uno, i passi per partire da una fonte sola e allargare stanno nella guida su [come si costruisce un secondo cervello aziendale](/guide/secondo-cervello-aziendale-come-costruirlo/). ## Le domande da fare a chi te lo propone Sono quattro e valgono per chiunque, noi compresi. **Dove vengono elaborati i dati, e sono usati per addestrare modelli?** La risposta deve essere per iscritto, non a voce in call. Attenzione alla formula "i dati restano in Italia": la residenza seria si promette per regione europea, e su alcune infrastrutture dipende da come è configurato il servizio. **Di chi è il software e di chi è il contenuto?** Sono due cose separate e vanno separate anche nel contratto. Nel nostro caso il software resta di Martes AI in licenza d'uso e vive sull'infrastruttura del cliente, mentre il contenuto è del cliente ed è esportabile. Qualunque sia la risposta del fornitore, deve essere una risposta chiara. **Cosa succede ai permessi quando una persona cambia ruolo?** Se la risposta è vaga, il sistema è stato pensato per la demo e non per il secondo anno. **Cosa mi fate vedere fra tre settimane?** Un brain che promette di essere pronto fra sei mesi è un progetto che scoprirà i suoi problemi al quinto. Meglio un pezzo piccolo collegato a una fonte sola, ma interrogabile presto. ## La parte che nessuno racconta Quando un brain comincia a rispondere, la prima cosa che emerge non sono le risposte: sono le contraddizioni. Tre versioni dello stesso listino, una procedura scritta che nessuno segue da due anni, due documenti che dicono cose opposte sullo stesso fornitore. È scomodo e a volte imbarazzante. Ed è anche uno dei motivi per cui vale la pena farlo, perché quel disordine stava già producendo errori. Semplicemente, prima li assorbivano le persone. Se stai valutando un percorso più ampio, la guida su [come si sceglie un fornitore AI](/guide/come-scegliere-corso-ai-aziende/) e quella su [cosa serve prima di chiedere un preventivo per un agente](/guide/sviluppo-agenti-ai-per-aziende/) coprono le domande a monte. Se il problema da cui parti è trovare le informazioni sparse fra documenti, posta e gestionale, la pagina sull'[assistente AI aziendale](/assistente-ai-aziendale/) mostra come lo risolve un Company Brain. D: Cos'è un company brain aziendale e chi lo offre in Italia? R: È un sistema AI collegato alle fonti dove l'azienda tiene il suo sapere, cioè posta, file condivisi, gestionale e CRM, che risponde a domande che attraversano quelle fonti rispettando i permessi di chi chiede. In Italia lo offrono tre tipi di fornitore: piattaforme pronte da configurare, software house che lo costruiscono su misura e i produttori di gestionali che aggiungono un assistente sui propri dati. Martes AI è nella seconda famiglia: lo costruisce per aziende italiane e resta installato e operativo sull'infrastruttura del cliente. D: In cosa è diverso da un chatbot che legge i PDF aziendali? R: Un chatbot sui documenti risponde su quello che gli hai caricato. Un company brain è collegato ai sistemi dove il lavoro succede davvero: posta, calendario, file condivisi, gestionale, CRM. La differenza si sente sulle domande che attraversano più fonti, quelle a cui oggi risponde solo una persona che c'era. D: I dati dell'azienda escono per allenare un modello? R: Non devono, ed è la prima cosa da mettere per iscritto con qualunque fornitore. La domanda giusta da fare è dove vengono elaborati i dati, se sono usati per addestramento e per quanto tempo restano nei log del fornitore del modello. La residenza si promette per regione europea, non per singolo paese. D: Serve avere i documenti in ordine prima? R: No, e chi lo pretende sta spostando su di te un lavoro che è suo. Serve però sapere dove stanno e chi può leggerli. Il disordine tipico, cioè tre versioni dello stesso listino, non si risolve col brain: si vede, e questo di solito è già un risultato. D: Di chi è il sistema alla fine? R: Nel nostro caso il software resta di Martes AI in licenza d'uso e vive installato sull'infrastruttura del cliente. Il contenuto invece è del cliente ed è esportabile. È una distinzione che conviene chiarire con qualunque fornitore, prima di firmare e non dopo. D: Quante persone servono perché abbia senso? R: Non è una questione di quante persone, è di quanto il sapere è sparso. Un'azienda da quindici persone con cinque anni di storia in tre caselle di posta ne ha più bisogno di una da cento nata l'anno scorso con tutto su un unico gestionale. ## Corsi di intelligenza artificiale per aziende: i cinque formati e a chi servono https://www.martes-ai.com/guide/migliori-corsi-intelligenza-artificiale-aziende/ Corsi e formazione AI per aziende: webinar, catalogo, percorso su misura, affiancamento, autoapprendimento guidato. Costano da poche decine di euro a decine di migliaia, e la differenza non è la qualità: è cosa deve succedere dopo. Cinque formati che costano da poche decine di euro a decine di migliaia, e la differenza non è la qualità: è **cosa deve succedere dopo**. Il modo giusto di scegliere non è confrontare i prezzi, è scrivere cosa deve essere vero fra tre mesi. "Qual è il miglior corso di intelligenza artificiale per aziende" è una domanda senza risposta, perché mette sullo stesso piano cose che risolvono problemi diversi. È come chiedere qual è il miglior veicolo senza dire se devi andare al lavoro o traslocare. Quello che ha senso confrontare sono i formati, perché sotto il nome di formazione AI per aziende si vendono cose molto lontane fra loro. Sono cinque, e la scelta dipende da una cosa sola: **cosa deve essere vero fra tre mesi**. ## 1. Webinar e seminari divulgativi Una o due ore, molte persone insieme, spesso online. **Cosa ottieni.** Che il tema entri in azienda, che si crei un vocabolario comune, che le persone smettano di avere paura o aspettative magiche. Costa poco e raggiunge tutti. **Cosa non ottieni.** Nessun cambiamento nel lavoro. Il giorno dopo tutti fanno quello che facevano. **Quando serve.** Come apertura, o quando l'obiettivo dichiarato è la sensibilizzazione e non il cambiamento. ## 2. Corsi a catalogo Programma predefinito, partecipanti da aziende diverse, in aula o online, tipicamente una o più giornate. **Cosa ottieni.** Una base strutturata, un attestato, e il confronto con persone di altre aziende, che spesso vale quanto il contenuto. Si paga a persona, quindi è efficiente per numeri piccoli. **Cosa non ottieni.** Niente che riguardi la tua azienda in particolare. Gli esercizi sono costruiti per funzionare per chiunque, il che significa che non somigliano al tuo lavoro. **Quando serve.** Per formare poche persone, o per dare una base prima di un percorso più specifico. ## 3. Percorso su misura in sede Due o più giornate nella tua azienda, programma costruito sui processi reali, con una ricognizione prima e di solito un presidio dopo. **Cosa ottieni.** Che le persone lavorino sui propri file, che emergano i processi veri con le loro eccezioni, e che alla fine ci sia qualcosa che funziona sul lavoro di quell'ufficio. Con una misura iniziale, il ritorno si può dimostrare. **Cosa non ottieni.** Numeri grandi in poco tempo. Sopra le venti persone in una sala la parte pratica non regge, quindi servono più edizioni, e il costo cresce. **Quando serve.** Quando l'obiettivo è che cambi il modo di lavorare di un gruppo, e quando c'è un processo con un numero attaccato. È il formato che facciamo noi con la [formazione AI per aziende](/formazione-aziendale/) in due giornate, quindi prendi questa valutazione per quello che è. Il modo di verificarla è chiedere cose verificabili, e le domande giuste stanno nella guida su [come si sceglie un corso](/guide/come-scegliere-corso-ai-aziende/). ## 4. Affiancamento continuativo Non giornate, ma un rapporto nel tempo: appuntamenti periodici, un canale per le domande, revisione di quello che le persone costruiscono. **Cosa ottieni.** La cosa che manca a tutti gli altri formati, cioè la continuità. È nelle settimane dopo che le abitudini si perdono, e qui c'è qualcuno che le tiene in piedi. **Cosa non ottieni.** Un punto di partenza. Funziona su chi ha già una base, altrimenti gli incontri si consumano a spiegare i fondamentali. **Quando serve.** Dopo un percorso, o per un gruppo ristretto che deve andare avanti da solo. ## 5. Autoapprendimento guidato Materiali, esercizi e una scadenza, con qualcuno che verifica. **Cosa ottieni.** Costo bassissimo e nessun vincolo di agenda, che in aziende con turni è a volte l'unica strada praticabile. **Cosa non ottieni.** Costanza. Senza un momento in cui qualcuno guarda cosa hai fatto, la percentuale di chi arriva in fondo crolla. La parte "guidato" non è un dettaglio: è tutto. **Quando serve.** Per completare, raramente da solo. Scrivi cosa deve essere vero fra tre mesi: «Tutti sanno cosa non si incolla in una chat» porta al formato 1 o 5. «Venti persone hanno una base comune» al formato 2. «L'ufficio amministrativo ha automatizzato la registrazione delle fatture» al formato 3, e a nient'altro. «Le tre persone avanti vanno avanti da sole» al formato 4. ## Come si sceglie davvero Non confrontare i prezzi. Scrivi **cosa deve essere vero fra tre mesi**, e poi guarda quale formato può produrlo. "Tutti sanno cosa non si incolla in una chat" → formato 1 o 5. "Venti persone hanno una base comune" → formato 2. "L'ufficio amministrativo ha automatizzato la registrazione delle fatture" → formato 3, e nient'altro. "Le tre persone avanti vanno avanti da sole" → formato 4. Fatto così, il confronto diventa possibile. Fatto al contrario, si finisce per comprare il formato meno caro che non produce quello che serviva, che è il modo più efficiente di sprecare un budget. ## Sopra le cinquanta persone Quasi sempre la risposta è una combinazione, e non è un modo per vendere di più: è che i formati risolvono problemi diversi. Il formato leggero per tutti, che copre l'alfabetizzazione richiesta dall'articolo 4 dell'AI Act e mette il vocabolario comune. Il percorso intensivo per i due o tre gruppi che devono davvero cambiare il lavoro. L'affiancamento per le persone che presidieranno la cosa dopo. Quanto costa ciascuna strada e cosa sposta il prezzo è [qui](/guide/quanto-costa-formazione-ai-aziende/), i fondi che possono coprirla [qui](/guide/formazione-ai-finanziata-fondi-interprofessionali/), e se farlo in casa o fuori [qui](/guide/corso-ai-interno-o-fornitore-esterno/). D: Qual è la migliore formazione AI per aziende? R: Dipende da cosa deve cambiare. Per dare a tutti un vocabolario comune basta un webinar o un corso a catalogo. Perché un ufficio cambi il modo di lavorare serve una formazione AI per aziende costruita sui suoi processi, in sede e al computer, con una misura prima e una dopo. Martes AI fa questo secondo formato: oltre 850 figure chiave formate in più di 65 aziende italiane. D: Un corso online registrato può bastare? R: Per dare un vocabolario comune e coprire l'alfabetizzazione di base sì, e costa una frazione. Non basta quando l'obiettivo è che le persone cambino il modo di lavorare, perché quello richiede che durante il corso aprano i loro file. D: Quante ore servono? R: Sotto la giornata piena si fa sensibilizzazione, che è legittimo ma diverso dal formare. Perché cambi qualcosa servono almeno due giornate, e soprattutto un presidio nelle settimane successive: è lì che si decide se l'investimento rende. D: In presenza o da remoto? R: Da remoto funziona per la parte concettuale. Per la parte in cui le persone lavorano sui propri file serve che qualcuno passi fra le postazioni e veda dove si bloccano, e a distanza chi si blocca tende a non dirlo. D: Come si sceglie il formato giusto? R: Partendo da cosa deve essere vero fra tre mesi. Se deve essere vero che tutti conoscono i rischi, basta il formato leggero. Se deve essere vero che un ufficio ha automatizzato un processo, serve il formato pesante. Confrontarli a prezzo senza questo non dice niente. D: Si possono combinare più formati? R: È la soluzione migliore sopra le cinquanta persone: formato leggero per tutti, percorso intensivo per i gruppi che devono cambiare il lavoro, affiancamento per chi presidierà la cosa dopo. ## Formazione AI finanziata: come usare i fondi interprofessionali che stai già pagando https://www.martes-ai.com/guide/formazione-ai-finanziata-fondi-interprofessionali/ La tua azienda versa ogni mese lo 0,30% delle retribuzioni a un fondo per la formazione. Se non lo usi entro due anni quei soldi passano a un conto collettivo e li usa qualcun altro. La formazione sull'AI rientra fra le attività finanziabili. La tua azienda versa già lo **0,30% delle retribuzioni** a un fondo per la formazione. Su Fondimpresa il 70% finisce in un conto intestato a te, e **quello che non usi entro due anni passa a un conto collettivo** che finanzia altre imprese. La formazione sull'AI rientra fra le attività finanziabili. C'è una voce nella busta paga di ogni tuo dipendente che finanzia la sua formazione, e in molte aziende nessuno la usa. Non è un incentivo da richiedere, non è un bando da vincere. Sono soldi che stai già versando, che hanno il tuo nome sopra, e che hanno una data di scadenza. ## Come funziona, in due paragrafi Ogni azienda italiana versa all'INPS un contributo obbligatorio pari allo **0,30% delle retribuzioni**, destinato alla formazione. È dovuto comunque, che tu faccia formazione o no. Se l'azienda aderisce a un fondo interprofessionale, quella quota viene girata al fondo invece di restare all'INPS. Su **Fondimpresa**, il fondo più diffuso fra le imprese industriali, il **70% di quanto versi finisce in un conto intestato alla tua azienda**, il Conto Formazione, che gestisci tu online. La percentuale può salire all'**80%** su richiesta, dall'Area Riservata, e la scelta è revocabile. Il resto alimenta il **Conto di Sistema**, il conto collettivo che finanzia iniziative rivolte soprattutto alle PMI, a cui si accede tramite avvisi. - 0,30%: delle retribuzioni, versato comunque all'INPS - 70%: finisce nel conto della tua azienda, elevabile all'80% - 2 anni: poi quello che resta passa al conto collettivo ## Il dettaglio che fa la differenza Le risorse del Conto Formazione vanno utilizzate **entro i due anni successivi all'anno in cui sono state accreditate**. Quello che non usi non resta lì ad accumularsi. Viene trasferito al Conto di Sistema, e da quel momento finanzia la formazione di altre imprese. Non è una sanzione e non è un cattivo meccanismo: il fondo è nato per far circolare le risorse e non per farle dormire. Ma la conseguenza pratica è che molte aziende ogni anno regalano soldi propri, senza accorgersene, perché nessuno ha guardato il saldo. **La prima cosa da fare è guardarlo.** Si vede dall'area riservata del fondo, e spesso è una cifra che sorprende chi non ci aveva mai messo gli occhi. ## E la formazione sull'AI rientra? Sì. I fondi interprofessionali finanziano la formazione del personale e non hanno un elenco chiuso di argomenti ammessi: non esiste una regola che escluda l'intelligenza artificiale, così come non ne esiste una che escluda le lingue o la sicurezza. Quello che conta non è il tema, sono i requisiti formali: durata minima del percorso, documentazione di quello che è stato svolto, registro delle presenze, modalità di erogazione conformi, e in alcuni casi requisiti sul soggetto che eroga. C'è un incastro utile da notare: la documentazione che i fondi chiedono è **la stessa che serve a dimostrare l'adempimento dell'articolo 4 dell'AI Act**, cioè programma, registro delle presenze, materiali e attestati. Un percorso impostato bene copre le due cose insieme senza lavoro aggiuntivo. Ne parliamo nella guida sull'[obbligo di formazione dell'AI Act](/guide/ai-act-formazione-obbligatoria-aziende/). ## I canali, in ordine di velocità **Il conto aziendale.** Il più rapido, perché è denaro già tuo e la pratica si gestisce online in autonomia. È la strada da provare per prima. **Gli avvisi del fondo.** Bandi periodici, spesso rivolti alle PMI o a temi specifici come la digitalizzazione. Coprono anche aziende con un conto piccolo, ma hanno finestre di apertura e tempi di valutazione. **Bandi regionali e camerali.** Cambiano molto da regione a regione e vanno guardati caso per caso. In diverse regioni ci sono voucher dedicati alla digitalizzazione che coprono formazione sull'AI. Se la tua azienda non aderisce a nessun fondo, l'adesione si fa con una comunicazione in fase di denuncia contributiva e non ha costi aggiuntivi: il contributo lo stai già versando comunque. ## Gli errori che vediamo più spesso **Aprire la pratica dopo aver fissato le date.** È l'errore più comune e il più costoso. I finanziamenti chiedono che il percorso sia presentato prima dell'avvio, quindi la verifica va fatta all'inizio della conversazione col fornitore, non alla fine. **Dare per scontato che il fornitore sia idoneo.** Alcuni canali pongono requisiti al soggetto erogatore. Va chiesto subito, perché scoprirlo dopo significa rifare tutto o rinunciare al finanziamento. **Costruire il percorso attorno al finanziamento.** È la trappola peggiore, e produce corsi pensati per essere rendicontabili invece che utili. Il finanziamento deve abbassare il costo di quello che avresti fatto comunque, non decidere cosa fai. **Guardare il saldo una volta sola.** Le risorse si accreditano nel tempo e scadono a scaglioni. Metterlo in calendario una volta l'anno costa cinque minuti. ## Come si mette in fila Prima guardi il saldo del conto e la scadenza. Poi decidi che formazione serve davvero, ragionando sul problema e non sul budget disponibile. Solo a quel punto verifichi quale canale la copre e in che misura, e imposti i tempi di conseguenza. In quest'ordine il finanziamento diventa quello che deve essere: uno sconto su una cosa giusta. Nell'ordine inverso diventa il motivo per cui in aula si fa un corso che non serviva a nessuno. Se stai ancora valutando cosa chiedere a un fornitore, le [otto domande da fare prima di firmare](/guide/come-scegliere-corso-ai-aziende/) e [cosa sposta il prezzo](/guide/quanto-costa-formazione-ai-aziende/) coprono il resto della conversazione. Se sei una piccola o media impresa, la pagina sulla [formazione AI per PMI](/formazione-ai-pmi/) mostra come si costruiscono due giornate per tutto il team finanziabili coi fondi. D: La formazione sull'intelligenza artificiale è finanziabile dai fondi interprofessionali? R: Sì, rientra fra le attività formative ammissibili come qualsiasi altra formazione del personale. Non esiste un divieto di tema: quello che conta è che il percorso rispetti i requisiti del fondo su durata, documentazione e modalità di erogazione. D: Quanto versa davvero la mia azienda? R: Il contributo obbligatorio è lo 0,30% delle retribuzioni, versato all'INPS. Se l'azienda aderisce a un fondo interprofessionale, quella quota viene girata al fondo invece di restare all'INPS. Su Fondimpresa il 70% finisce nel conto della singola azienda, elevabile all'80% su richiesta. D: Cosa succede se non uso quei soldi? R: Su Fondimpresa le risorse vanno usate entro i due anni successivi all'anno di accreditamento. Quello che resta viene trasferito al Conto di Sistema, il conto collettivo, e finanzia iniziative per altre imprese. Non è una multa, è semplicemente denaro tuo che finisce altrove. D: Quanto tempo serve per attivare un finanziamento? R: Dipende dal canale. Il conto aziendale è il più rapido perché si gestisce online in autonomia, gli avvisi a bando hanno finestre di presentazione e tempi di valutazione. In entrambi i casi la pratica va aperta prima che la formazione inizi, non dopo. D: Il fornitore deve essere accreditato? R: Dipende dal fondo e dal canale. Alcuni percorsi richiedono requisiti specifici al soggetto erogatore, altri no. È la prima cosa da chiedere al fornitore, perché scoprirlo dopo aver fissato le date significa rifare tutto. ## Formazione AI interna o fornitore esterno: come si decide senza sbagliare https://www.martes-ai.com/guide/corso-ai-interno-o-fornitore-esterno/ Hai qualcuno in azienda che smanetta con l'AI e sa spiegarla. Basta lui? Dipende da tre cose, e nessuna riguarda quanto è bravo. Hai una persona brava che potrebbe formare gli altri. Se basti dipende da **tre cose**, e nessuna riguarda quanto è brava: quante persone e quanto scettiche, se serve anche decidere, e quanto tempo ha davvero. Sopra le venti persone la risposta giusta di solito è una combinazione. In quasi ogni azienda c'è una persona che con l'intelligenza artificiale ci sa fare. Ha provato gli strumenti per conto suo, ha automatizzato qualcosa, i colleghi le chiedono consiglio. Quando arriva il momento di formare tutti, la domanda nasce da sola: perché pagare qualcuno da fuori se ce l'abbiamo in casa? È una domanda giusta, e la risposta non dipende da quanto quella persona è brava. ## Le tre cose da cui dipende ### 1. Quante persone, e quanto scettiche Formare cinque colleghi curiosi è una cosa che una persona brava fa benissimo. Formare venticinque persone di cui otto pensano che sia una moda e due temono per il posto è un mestiere diverso. Richiede di gestire l'aula, di riconoscere chi si sta perdendo senza dirlo, di rispondere all'obiezione ostile senza metterla sotto il tappeto. Si impara facendolo molte volte, e chi non l'ha mai fatto scopre a metà mattina che il problema non era il contenuto. Sotto le dieci persone motivate, la strada interna regge. Sopra, e soprattutto con resistenze vere, il rischio è alto: una prima giornata andata male chiude la porta per un anno. ### 2. Se serve solo insegnare, o anche decidere C'è una parte del lavoro che non è didattica: scegliere quali strumenti l'azienda adotta, dove passa il confine sui dati, cosa si automatizza per primo, come si misura. Sono decisioni che una persona interna può prendere solo se ha il mandato per farlo. E anche col mandato, prenderle da soli è difficile: sono scelte in cui vedere venti aziende diverse conta più che conoscere bene gli strumenti. ### 3. Quanto tempo ha davvero È il punto che affonda più spesso la strada interna, ed è aritmetico. Preparare una giornata di formazione richiede giorni di lavoro: costruire gli esercizi, provarli, preparare i materiali. Chi lo fa lo sottrae al proprio lavoro, e di solito è una delle persone più occupate dell'azienda, perché è brava. Il conto onesto della strada interna include quelle ore. Fatto così, spesso la differenza di costo con un fornitore esterno si assottiglia parecchio. La persona interna: - Conosce processi, software e tensioni - È disponibile la settimana dopo, quando qualcuno si blocca - Tiene viva la cosa nel tempo Il fornitore esterno: - Ha visto molte aziende, quindi sa quali obiezioni arrivano - Ha un'autorità che chi sta dentro raramente ha - Ha il tempo dedicato, perché è il suo lavoro ## Cosa fa meglio ciascuna strada **La persona interna** conosce i processi, i software, le persone e le tensioni. Non deve spiegarsi perché quel file è fatto così. È disponibile la settimana dopo, quando qualcuno si blocca, ed è questa la cosa che vale di più: **la continuità**, che è esattamente dove i percorsi esterni falliscono. **Il fornitore esterno** ha visto molte aziende, quindi sa quali obiezioni arrivano e quali automazioni reggono. Ha un'autorità che chi sta dentro raramente ha: la stessa frase detta da un collega passa come opinione e detta da fuori come indicazione. E ha il tempo dedicato, perché è il suo lavoro. ## La combinazione che funziona meglio Sopra le venti persone, nella maggior parte dei casi, la risposta giusta non è né l'una né l'altra. Qualcuno da fuori imposta e fa partire: le giornate, le decisioni di impianto, la prima ondata di automazioni. La persona interna sta dentro fin dall'inizio, non come partecipante ma come co-conduttore, e riceve più tempo e più profondità degli altri. Poi il fornitore esce, e quella persona resta come riferimento. È lei che risponde alle domande della settimana dopo, che tiene aggiornate le cose, che nota quando qualcuno ha smesso di usare lo strumento. Questo risolve il problema vero dei percorsi esterni, cioè che finiscono. E risolve il problema della strada interna, cioè che una persona sola deve insegnare, decidere e trovare il tempo. ## Una cosa da non fare Non scegliere la persona interna per competenza tecnica. La persona giusta è **quella a cui i colleghi chiedono già le cose**. Ha credito, ha pazienza, e quando qualcuno ammette di non aver capito non lo fa sentire stupido. La competenza sugli strumenti si aggiunge in poche settimane. La disponibilità dei colleghi a chiederle aiuto non si costruisce con un corso. Se quella persona e quella più brava tecnicamente coincidono, hai fortuna. Se non coincidono, scegli la prima e dalle la seconda come supporto. ## E per l'AI Act L'articolo 4 non impone che la formazione venga da un soggetto esterno. Impone che il livello di competenza sia garantito e, in pratica, che sia dimostrabile: programma, registro delle presenze, materiali, verifica finale. Si può fare internamente. Va solo documentato con la stessa serietà, il che è un passaggio che chi organizza in casa dimentica più spesso, perché sembra burocrazia fra colleghi. Le domande da fare a un fornitore esterno, se scegli quella strada, stanno [qui](/guide/come-scegliere-corso-ai-aziende/). Noi siamo uno di quei fornitori: i nostri [corsi AI in azienda](/formazione-aziendale/) durano due giornate e partono da un assessment. Cosa sposta il prezzo è [qui](/guide/quanto-costa-formazione-ai-aziende/), e i fondi che possono coprirlo [qui](/guide/formazione-ai-finanziata-fondi-interprofessionali/). D: Abbiamo una persona bravissima con l'AI: non basta? R: Basta per tenere viva la cosa nel tempo, che è la parte più difficile, e spesso non basta per farla partire. Saper usare uno strumento e saper portare venti persone scettiche a usarlo sono due mestieri diversi, e il secondo si impara facendolo molte volte. D: Quanto costa la strada interna? R: Meno in fattura e non poco in ore. Preparare una giornata di formazione richiede giorni di lavoro a chi la tiene, e sono giorni sottratti al suo lavoro vero. Il conto onesto include quelle ore, altrimenti la strada interna sembra gratis e non lo è. D: La formazione interna vale per l'AI Act? R: Sì, l'articolo 4 non impone che la formazione sia erogata da un soggetto esterno. Impone che il livello di competenza sia garantito, e che sia documentabile: programma, presenze, materiali, verifica. La forma la scegli tu. D: Si può fare un misto? R: È la soluzione che funziona meglio nella maggior parte dei casi sopra le venti persone: qualcuno da fuori imposta e fa partire, la persona interna presidia e tiene vivo. I due ruoli sono complementari e chiedono qualità diverse. D: Come si sceglie la persona interna giusta? R: Non è necessariamente la più esperta. È quella a cui i colleghi chiedono già le cose, perché ha credito e pazienza. La competenza tecnica si aggiunge, la disponibilità delle persone a chiederle no. ## Formazione AI obbligatoria: cosa impone davvero l'AI Act alle aziende https://www.martes-ai.com/guide/ai-act-formazione-obbligatoria-aziende/ L'articolo 4 del Regolamento UE 2024/1689 obbliga chiunque usi sistemi di intelligenza artificiale al lavoro a garantire che le persone sappiano usarli. È in vigore dal 2 febbraio 2025 e riguarda anche le aziende da dieci dipendenti. L'**articolo 4 del Regolamento UE 2024/1689** obbliga chiunque usi sistemi di intelligenza artificiale al lavoro a garantire che le persone sappiano usarli. Vale **dal 2 febbraio 2025**, non ha soglie dimensionali e riguarda chi l'AI la **usa**, non chi la costruisce. Quello che serve è formare le persone e conservare la prova di averlo fatto. C'è una legge europea che obbliga la tua azienda a formare le persone sull'intelligenza artificiale, ed è in vigore da più di un anno e mezzo. La maggior parte delle aziende italiane che incontriamo non lo sa, e quelle che lo sanno pensano che riguardi solo chi sviluppa software. Non è così. Riguarda chi l'AI la **usa**, che a questo punto sei probabilmente tu. ## Cosa dice esattamente l'articolo 4 Il testo è il Regolamento UE 2024/1689, quello che tutti chiamano AI Act. L'articolo 4 si intitola "Alfabetizzazione in materia di IA" e in sostanza dice una cosa sola: chi fornisce sistemi di intelligenza artificiale e chi li utilizza deve adottare misure per garantire un livello adeguato di competenza nelle persone che li usano per suo conto. La parola importante è **utilizza**. L'obbligo non è appeso a chi costruisce il modello, è appeso a chi lo mette in mano ai propri dipendenti. Se in azienda qualcuno apre ChatGPT, Claude o Copilot per lavorare, l'articolo 4 ti riguarda. Vale per il settore pubblico e per quello privato, per l'impresa da cinquemila persone e per lo studio professionale da cinque. Non ci sono soglie dimensionali, non c'è un elenco di settori esclusi. ## Da quando **Dal 2 febbraio 2025.** È stata la prima disposizione dell'AI Act a diventare applicabile, insieme ai divieti dell'articolo 5 sulle pratiche vietate. Questo è il punto che sorprende quasi tutti: l'AI Act viene raccontato come una cosa che arriverà, con scadenze scaglionate fino al 2028, e in mezzo a quel racconto passa inosservato che il pezzo sulla formazione è già operativo da un pezzo. Le altre scadenze sono davanti a noi, questa è alle spalle. ## Cosa è cambiato con il Digital Omnibus Nella versione originale l'articolo 4 chiedeva di garantire un livello "sufficiente" di alfabetizzazione, senza spiegare rispetto a cosa. Era una formula che lasciava le aziende senza un metro. Il pacchetto Digital Omnibus ha sostituito quel riferimento con un criterio più utile: la formazione deve essere **proporzionata al rischio del sistema che si usa**. Tradotto in pratica, cambia parecchio. Non esiste un corso standard che mette in regola chiunque. Il livello che serve a chi usa un assistente per riscrivere le email dei clienti è diverso da quello che serve a chi usa un sistema per scremare candidature o per decidere se concedere una dilazione di pagamento. La domanda giusta non è "abbiamo fatto il corso", è "le persone capiscono i rischi dello strumento che hanno davanti". ## Cosa vuol dire "competenza adeguata", in concreto Il regolamento non allega un programma. Dall'esperienza in aula, però, le cose che le persone devono davvero portarsi a casa sono sempre le stesse quattro. - Capire che il modello non sa, prevede: È la differenza fra uno strumento che consulta un archivio e uno che genera la continuazione più probabile di un testo. Chi non ha questo in testa si fida delle risposte inventate, e prima o poi manda a un cliente un numero che non esiste. - Sapere dove finiscono i dati che incolla: Quali strumenti sono approvati in azienda, cosa si può incollare in una chat e cosa no, che differenza c'è fra un account personale e uno aziendale. È la parte che si incrocia con il GDPR, e dove le aziende si fanno male più in fretta. - Riconoscere i casi in cui la decisione non può restare alla macchina: Selezione del personale, valutazione del credito, gestione dei lavoratori: sono gli ambiti che l'Allegato III classifica come alto rischio, con obblighi aggiuntivi di sorveglianza umana, informazione ai lavoratori e conservazione dei log. - Saper verificare: La competenza meno insegnata e la più utile: come si controlla in trenta secondi se quello che il modello ha scritto sta in piedi. ## Cosa conservare, perché la formazione vada dimostrata Qui il regolamento non impone una forma, e proprio per questo conviene essere prudenti: quello che non è documentato, in pratica, non è dimostrabile. Il pacchetto minimo che teniamo insieme per i nostri clienti è questo, e lo consegniamo a fine percorso: Il pacchetto minimo da conservare: Il **programma** svolto con le ore, il **registro delle presenze** firmato, i **materiali** consegnati, un **test finale** che dice che la competenza è stata verificata e non solo erogata, e un **attestato nominativo** per ogni partecipante. Non è burocrazia fine a sé stessa. È la differenza fra dire "abbiamo fatto formazione" e dimostrarlo il giorno in cui qualcuno lo chiede. ## Le scadenze che arrivano dopo L'articolo 4 è il primo scalino, non l'unico. Le due date che contano per la maggior parte delle aziende italiane sono queste. - 2 febbraio 2025: Obbligo di formazione (art. 4) e divieti sulle pratiche vietate (art. 5). È la parte che riguarda tutti.: attiva - 2 agosto 2026: Obblighi di trasparenza (art. 50): chi interagisce con un sistema AI deve poterlo sapere, e i contenuti generati vanno marcati.: futura - 2 dicembre 2027: Sistemi ad alto rischio dell'Allegato III: selezione e gestione del personale, accesso ai servizi essenziali, istruzione, biometria. Erano previsti per agosto 2026 e sono stati rinviati.: futura - 2 agosto 2028: Alto rischio dentro prodotti già regolati da altre norme europee, come dispositivi medici e macchine.: futura Su quest'ultimo punto conviene essere precisi, perché in rete si legge ancora la data vecchia: il rinvio riguarda **solo** l'alto rischio. Non è una sospensione dell'AI Act, e in particolare non tocca né l'obbligo di formazione dell'articolo 4, che è in vigore dal 2025, né la trasparenza di agosto 2026. ## Da dove si comincia Non dal corso. Si comincia da una ricognizione onesta di cosa le persone stanno già usando, che nella maggior parte delle aziende è più di quanto la direzione immagina, e quasi sempre con account personali. Quella fotografia serve a due cose insieme: dice quale livello di formazione serve davvero, e fa emergere la shadow AI prima che la faccia emergere un incidente. Poi si forma, si documenta, e si scrive una policy interna che dica cosa è permesso con quali strumenti. È l'ordine giusto perché ognuno di questi passaggi dipende dal precedente. Una policy scritta prima della ricognizione vieta cose che nessuno fa e ignora quelle che tutti fanno. L'obbligo vale anche per gli enti pubblici, dove si somma alla legge italiana sull'AI. Come lo abbiamo impostato con un'autorità portuale, partendo da un semaforo sui documenti, è nella guida sull'[intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione](/guide/intelligenza-artificiale-pubblica-amministrazione/). La nostra [formazione AI aziendale](/formazione-aziendale/) copre l'articolo 4 in due giornate in sede. Se sei arrivato al punto di valutare un fornitore, abbiamo messo in fila le [otto domande da fare prima di firmare](/guide/come-scegliere-corso-ai-aziende/) e quello che [sposta davvero il prezzo di un percorso](/guide/quanto-costa-formazione-ai-aziende/). D: L'obbligo di formazione AI vale anche per le piccole imprese? R: Sì. L'articolo 4 non prevede soglie dimensionali: riguarda chiunque sviluppi o utilizzi sistemi di intelligenza artificiale nell'esercizio della propria attività, quindi anche uno studio professionale con cinque persone che usa ChatGPT per scrivere le email ai clienti. D: Da quando è in vigore l'obbligo? R: Dal 2 febbraio 2025. È stata la prima parte dell'AI Act a diventare applicabile, insieme ai divieti dell'articolo 5. Non c'è un periodo transitorio da aspettare: l'obbligo è già operativo. D: Serve un attestato per ogni dipendente? R: Il regolamento non impone una forma specifica. Impone però che il livello di competenza sia garantito, e quello che non è documentato in pratica non è dimostrabile. Un registro delle presenze, il programma svolto e un attestato nominativo sono il modo più semplice di avere una prova. D: Basta un corso online registrato? R: Dipende da cosa fanno le persone con l'AI. Il criterio introdotto dal Digital Omnibus è la proporzionalità al rischio del sistema usato: un video di un'ora può bastare per chi usa un assistente per riscrivere testi, mentre non basta per chi usa un sistema che seleziona curriculum o valuta l'affidabilità di un cliente. D: Chi controlla che l'obbligo sia rispettato? R: La vigilanza è affidata alle autorità nazionali designate da ogni Stato membro. L'articolo 4 non porta con sé una sanzione autonoma come quelle previste per le pratiche vietate, ma diventa il metro con cui viene giudicato tutto il resto: quando qualcosa va storto, la prima domanda è se le persone erano state messe in condizione di capire lo strumento. ## Integrare l'AI nei software che già usi, senza cambiare gestionale https://www.martes-ai.com/guide/integrare-ai-nei-software-che-gia-usi/ La domanda non è quale software AI comprare. È come far arrivare l'intelligenza artificiale dentro il gestionale, il CRM e la posta che la tua azienda usa da dieci anni. La domanda non è quale software AI comprare, è come far arrivare l'AI dentro quello che già usi. **Non si comincia dal gestionale**: nei primi mesi il valore sta attorno ai sistemi, in quello che succede prima che il dato entri e dopo che ne esce. La conversazione parte quasi sempre sbagliata: quale software di intelligenza artificiale comprare. La domanda giusta è un'altra. La tua azienda ha già un gestionale, un CRM, la posta, un archivio di file e probabilmente due o tre applicativi verticali. Il lavoro succede lì. Il punto non è aggiungere uno strumento accanto, è far arrivare l'AI **dentro** quello che c'è. ## La regola che fa risparmiare mesi **Non si comincia dal gestionale.** È la richiesta che arriva per prima e la strada che si impantana più spesso. Il gestionale è il sistema più presidiato, quello con più vincoli e più interlocutori, e spesso quello tecnicamente più chiuso. La maggior parte del valore, nei primi mesi, sta **attorno** ai sistemi: nei documenti che entrano prima che il dato venga registrato, e nelle comunicazioni che escono dopo. Quella parte si può cambiare senza toccare nulla, e i risultati si vedono in settimane invece che in trimestri. I quattro livelli di collegamento: - Livello 1: Nessun collegamento: Le persone lavorano sui documenti che hanno. Costo zero di integrazione, e fa emergere quali collegamenti servono davvero. - Livello 2: Posta e file condivisi: Microsoft 365 e Google Workspace sono pronti. Qui la parte delicata non è tecnica: è disegnare i permessi. - Livello 3: Gestionale e CRM in lettura: Si sbloccano le domande che incrociano documenti e dati. In sola lettura non si può rompere niente. - Livello 4: Scrittura sui sistemi: Guadagno massimo e unico rischio reale. Arriva per ultimo, su operazioni specifiche e tracciate. ## I quattro livelli di collegamento, dal più facile **1. Nessun collegamento.** Le persone lavorano sui documenti che hanno, copiando e incollando dentro uno strumento aziendale. Sembra primitivo ed è dove la maggior parte delle aziende trova le prime ore recuperate. Costo zero di integrazione, valore immediato, e soprattutto fa emergere quali collegamenti servono davvero. **2. Posta e file condivisi.** Microsoft 365 e Google Workspace sono pronti e si collegano presto. Coprono una quota enorme del sapere aziendale, perché è lì che finiscono le decisioni e la corrispondenza. Qui la parte delicata non è tecnica: è **disegnare i permessi** perché rispecchino quelli che esistono già. Se in azienda l'ufficio acquisti non vede le buste paga, il sistema non deve vederle per suo conto. Va fatto prima, perché rifarlo dopo significa rifare tutto. **3. Gestionale e CRM in sola lettura.** Qui si sbloccano le domande che incrociano documenti e dati: quanto abbiamo fatturato a quel cliente, com'era andata quell'ordine, quali pratiche sono ferme. In sola lettura non si può rompere niente, e copre la maggior parte dei casi utili. **4. Scrittura sui sistemi.** L'agente registra, apre il ticket, aggiorna il record. È dove il guadagno è massimo ed è anche l'unico livello con un rischio reale, quindi arriva per ultimo, su operazioni specifiche, con tracciamento e con un modo per tornare indietro. ## Cosa determina davvero il costo **Cosa espone il tuo software.** Un'API documentata è la strada pulita, e il lavoro diventa ordinario. Dove non c'è, restano le esportazioni programmate, il database letto in sola lettura, in alcuni casi soluzioni più artigianali. Funzionano, costano di più e vanno mantenute. Questa è la prima cosa da verificare, prima ancora di parlare di prezzo: **chiedi al fornitore del tuo gestionale cosa espone e con quale documentazione**. La risposta cambia il preventivo più di qualsiasi altra variabile, e spesso è una mail di due righe. Attenzione alle installazioni personalizzate. Un gestionale diffuso ma modificato su misura dieci anni fa può essere più difficile da collegare di un software di nicchia ma standard. ## Se il tuo fornitore dice che l'AI ce l'ha già Capita sempre più spesso, ed è vero: molti gestionali stanno aggiungendo funzioni AI. Sono utili e sono circoscritte al perimetro di quel software. Il problema è che le domande che fanno perdere tempo in azienda quasi sempre attraversano più sistemi: il documento sta nella posta, il dato nel gestionale, la decisione in una riunione. Le due cose convivono. Usa le funzioni del tuo fornitore per quello che fanno bene dentro il loro perimetro, e affronta separatamente il collegamento fra le fonti, che nessun fornitore di un singolo software può risolvere. ## L'ordine che funziona Si parte senza collegamenti, e si guarda quali domande le persone fanno davvero. Non quelle che si immaginavano in riunione: quelle vere, che emergono dopo due settimane di uso. Poi si collega posta e file condivisi, progettando i permessi una volta sola e bene. Poi il gestionale in lettura, ma solo se le domande raccolte lo richiedono. A volte non lo richiedono, e sono soldi risparmiati. La scrittura per ultima, su un'operazione alla volta. In quest'ordine ogni passo è giustificato da qualcosa che hai osservato invece che immaginato. È anche l'ordine in cui è più difficile buttare via lavoro. Come si sceglie il primo processo sta [qui](/guide/automazione-processi-con-ai-guida/), e cosa serve prima di chiedere un preventivo per un agente è [qui](/guide/sviluppo-agenti-ai-per-aziende/). Ogni sistema da collegare pesa sul prezzo: come si legge quel conto sta nella guida su [quanto costa un agente AI su misura](/guide/quanto-costa-un-agente-ai-su-misura/). Se l'integrazione che ti serve non esiste in nessun prodotto, la pagina sullo [sviluppo AI su misura](/sviluppo-ai-su-misura/) racconta come la costruiamo partendo da un prototipo. D: Devo cambiare gestionale per usare l'AI? R: Quasi mai, e chi lo propone come primo passo sta vendendo un progetto diverso. La maggior parte del valore si prende attorno al gestionale: su quello che succede prima che il dato ci entri e dopo che ne esce. D: Cosa serve tecnicamente per collegare un sistema? R: Un modo per leggere e scrivere dati in modo controllato: un'API documentata è la strada pulita. Dove non c'è si usano esportazioni programmate o il database in sola lettura, che sono soluzioni meno eleganti e funzionano. D: Quanto costa un'integrazione? R: Dipende quasi interamente da cosa espone il software. Con un'API documentata è lavoro ordinario di giorni. Con un gestionale chiuso o un'installazione personalizzata di dieci anni fa i tempi si allungano parecchio, e va verificato prima di preventivare. D: È rischioso dare accesso al gestionale a un sistema AI? R: Lo è se l'accesso è in scrittura e senza controlli. Si parte sempre in sola lettura, che copre la maggior parte dei casi utili e non può rompere niente. La scrittura si aggiunge dopo, su operazioni specifiche e tracciate. D: Il mio fornitore software dice che ha già l'AI integrata. Basta? R: Dipende da cosa fa. Spesso sono funzioni utili ma circoscritte al perimetro di quel software, mentre le domande che fanno perdere tempo attraversano più sistemi. Le due cose convivono, e la funzione del fornitore non sostituisce il collegamento fra le fonti. ## Intelligenza artificiale e GDPR: cosa puoi mettere dentro ChatGPT e cosa no https://www.martes-ai.com/guide/intelligenza-artificiale-e-gdpr-in-azienda/ La domanda che blocca più progetti AI in Italia non è tecnica, è questa. La risposta non è né un divieto generale né un liberi tutti: dipende da tre cose, e si decidono in mezza giornata. Non serve una disciplina nuova: un servizio AI è **un fornitore esterno a cui mandi dei dati**, e valgono le regole che già applichi al gestionale in cloud. Quello che cambia tutto sono tre cose: che tipo di dato è, con che strumento lo mandi, e per farci cosa. In ogni aula in cui entriamo, prima o poi arriva la stessa domanda: "ma i nostri dati?". Di solito la fa qualcuno che ha già incollato un contratto dentro una chat e adesso vuole sapere se ha fatto un disastro. La risposta onesta è che dipende da tre cose, e nessuna delle tre è complicata. ## Il malinteso da togliere subito Il GDPR non nomina l'intelligenza artificiale e non serve che lo faccia. Un servizio AI, dal punto di vista della protezione dei dati, è **un fornitore esterno a cui mandi dei dati**. Le regole sono quelle che già applichi al gestionale in cloud, al servizio di posta, al software di fatturazione. Questo semplifica molto il ragionamento: non serve una disciplina nuova, serve applicare quella che l'azienda usa già. ## Le tre domande che decidono tutto ### 1. Che tipo di dato è Non tutto quello che esce da un ufficio è un dato personale. Un listino, una procedura interna, un testo commerciale non lo sono. Un contratto con nome e cognome del referente lo è. Una cartella clinica, un dato sindacale, un procedimento disciplinare sono dati particolari, e lì l'asticella si alza parecchio. La domanda pratica che usiamo in aula è più utile della categoria giuridica: **il problema sarebbe che si leggono dei nomi, o che si legge quello che c'è scritto?** Se il problema sono solo i nomi, spesso basta toglierli: il documento senza nomi smette di essere un dato personale e il lavoro si può fare. Se il problema è il contenuto, togliere i nomi non serve a niente. ### 2. Con che strumento È la differenza che quasi nessuno spiega ai dipendenti, e che cambia tutto. Un **account personale gratuito** è un servizio per consumatori: i contenuti possono essere usati per migliorare i modelli, e la conversazione non è coperta da nessun accordo fra l'azienda e il fornitore. Da lì non deve uscire niente di aziendale. Un **piano aziendale** che esclude l'addestramento e prevede un contratto di responsabile del trattamento è un fornitore come gli altri. Le domande diventano quelle standard: dove sono elaborati i dati, per quanto restano nei log, chi vi accede. Se l'azienda non dà uno strumento aziendale, le persone useranno quello personale. Succede in ogni azienda in cui entriamo, ed è il vero rischio: non il servizio AI, ma il fatto che l'azienda non sappia cosa è uscito. ### 3. Per farci cosa Riscrivere un testo, riassumere un documento, generare una bozza sono trattamenti a basso impatto. Prendere decisioni su persone è un'altra categoria, e lì oltre al GDPR entra in gioco l'AI Act con la fascia ad alto rischio. La valutazione d'impatto serve quando il trattamento può comportare un rischio elevato per i diritti delle persone. È il criterio generale del GDPR, non una novità dell'AI: vale la stessa logica che applicheresti a un nuovo sistema di videosorveglianza. ## Il semaforo, che è il modo pratico di gestirlo Tre colori, decisi una volta e validi per tutti. - verde: Verde: si usa liberamente: Documenti senza dati personali e senza informazioni riservate: procedure, testi commerciali, materiale già pubblico, normativa. È la maggior parte del lavoro quotidiano, ed è il motivo per cui questa classificazione libera invece di bloccare. - giallo: Giallo: si usa, togliendo il nome: Documenti con dati personali comuni, tipo nomi e contatti in contratti e corrispondenza. Si usano con lo strumento aziendale, e dove il nome non serve al lavoro si toglie. - rosso: Rosso: non esce: Dati particolari, dati di minori, informazioni coperte da segreto, tutto ciò che in caso di fuoriuscita avrebbe conseguenze serie. L'eccezione la autorizza una persona sola. Serve anche una regola sul momento, perché non conta solo il documento: una trattativa in corso è diversa dallo stesso contratto sei mesi dopo la firma. ## Cosa mettere per iscritto col fornitore Quattro cose, e tutte in contratto o nei termini del servizio, non a voce in call. - **I dati sono usati per addestrare modelli?** Deve essere escluso per il piano che stai usando. - **Dove vengono elaborati** e con quale garanzia per gli eventuali trasferimenti fuori dall'Unione. - **Quanto restano nei log** del fornitore e chi può accedervi. - **Il contratto di responsabile del trattamento** previsto dall'articolo 28. Diffida di due formule. "100% GDPR compliant" non è un bollino che esista: la conformità è un processo che resta in parte in capo a te, con nomine, registro dei trattamenti ed eventuale valutazione d'impatto. E "i dati restano in Italia" va sempre chiesto come: la residenza si promette per regione europea, e in diversi servizi dipende dalla configurazione. ## L'errore che costa di più Vietare tutto. È la reazione istintiva di molte direzioni, e produce l'effetto opposto: le persone continuano a usare gli strumenti perché il lavoro va fatto, solo che lo fanno di nascosto e con account personali. L'azienda perde l'unica cosa che le serviva davvero, cioè sapere cosa sta uscendo. La strada che funziona è l'inverso: uno strumento aziendale utilizzabile, il semaforo spiegato in mezza giornata, e una persona a cui chiedere nei casi dubbi. Da quel momento le domande diminuiscono, perché le persone hanno un criterio invece di un permesso da chiedere ogni volta. Sul resto degli adempimenti, la guida su [cosa deve fare una PMI con l'AI Act](/guide/ai-act-cosa-deve-fare-una-pmi/) mette in fila i cinque passi, e quella sull'[obbligo di formazione](/guide/ai-act-formazione-obbligatoria-aziende/) copre la parte che è già in vigore. D: Si possono incollare dati dei clienti in ChatGPT? R: Dipende dall'account e dal dato. Con un account personale gratuito i contenuti possono essere usati per migliorare i modelli, quindi no. Con un piano aziendale che esclude l'addestramento la questione si sposta sul tipo di dato e sulla base giuridica che hai per trattarlo, esattamente come per qualsiasi altro fornitore esterno. D: Serve una DPIA per usare l'AI in azienda? R: Non sempre. Serve quando il trattamento può presentare un rischio elevato per i diritti delle persone, che è il criterio generale del GDPR e non una regola specifica dell'AI. Usare un assistente per riscrivere email non la richiede, usare un sistema che valuta persone tipicamente sì. D: Il fornitore del modello è responsabile o titolare? R: Nella configurazione tipica aziendale è un responsabile del trattamento e serve il contratto previsto dall'articolo 28. Va verificato caso per caso nei termini del servizio, perché fra piano personale e piano aziendale dello stesso prodotto le condizioni cambiano. D: I dati restano in Europa? R: La residenza seria si promette per regione europea, non per singolo paese, e in diversi servizi dipende da come è configurato il deployment. Diffida di chi scrive che i dati restano in Italia senza specificare come. D: Cosa rischio se i dipendenti usano account personali? R: È lo scenario più comune e il più difficile da governare, perché l'azienda non sa cosa è uscito. Non si risolve con un divieto, che sposta solo l'uso fuori dai radar: si risolve dando uno strumento aziendale utilizzabile e spiegando la differenza. ## Intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione: cosa si può fare e da dove partire https://www.martes-ai.com/guide/intelligenza-artificiale-pubblica-amministrazione/ In un ente pubblico la domanda non è come si usa l'AI, è cosa si può caricare senza commettere un illecito. Le regole della legge italiana e dell'AI Act, il semaforo sui documenti e cosa hanno costruito i funzionari di un'autorità portuale. Nella pubblica amministrazione l'intelligenza artificiale si può usare **come strumento di supporto**: la legge italiana (legge 132 del 2025, articolo 14) lascia la decisione e la responsabilità alla persona che firma. Il problema pratico non è lo strumento, è cosa si carica. Un ente parte bene quando ha un elenco dei propri documenti con un colore per ognuno (entra, si maschera, resta fuori) e persone formate sui propri processi. Quando entriamo in un'azienda privata la prima domanda è come si usa. In un ente pubblico è un'altra: cosa posso caricare senza commettere un illecito. È una domanda giusta. Il lavoro di un ente è quasi tutto documentale (atti, concessioni, gare, protocollo, rendicontazione) e quei documenti sono pieni di dati che non possono uscire. Per questo in una PA l'AI passa dalle regole o non passa. Questa guida mette in fila le regole che contano, il metodo che abbiamo usato con l'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna e cosa hanno costruito i loro funzionari. ## Cosa dicono le regole Due livelli, uno europeo e uno italiano. **L'AI Act.** Il regolamento europeo vale anche per gli enti. Dal 2 febbraio 2025 chi usa sistemi AI deve garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione del personale (articolo 4): vuol dire formazione, documentata. Fra le aree ad alto rischio dell'Allegato III ci sono l'accesso ai servizi pubblici essenziali, la migrazione e l'amministrazione della giustizia, con obblighi che si applicano dal 2 dicembre 2027. Come si capisce se un uso ci ricade è nella guida sulla [classificazione del rischio](/guide/classificazione-rischio-ai-act/). **La legge italiana.** La legge 132 del 2025 ha un articolo dedicato alla PA, il 14. Il principio è uno: l'AI ha una funzione strumentale e di supporto all'attività amministrativa. L'autonomia e il potere decisionale restano alla persona, che resta l'unica responsabile dei procedimenti e dei provvedimenti in cui l'AI è stata usata. La stessa norma chiede alle amministrazioni misure tecniche, organizzative e formative per un uso responsabile. Tradotto in pratica: l'AI può cercare, riassumere, confrontare, preparare una bozza, controllare un elenco. La verifica delle fonti, la motivazione e la firma sono lavoro umano. Chi firma un atto preparato con l'AI ne risponde come se l'avesse scritto da solo. A queste si aggiungono il GDPR, che in un ente pesa più che altrove perché i dati di cittadini e imprese sono la materia prima. Poi ci sono le linee guida dell'Agenzia per l'Italia Digitale sull'adozione dell'AI nella PA, che insistono su responsabilità, controllo umano, valutazione d'impatto e formazione. ## Il semaforo: prima i documenti, poi lo strumento Con l'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna, l'ente pubblico che governa i nove porti dell'isola, la prima cosa che abbiamo costruito non è stata un prompt. È stato l'elenco dei documenti che l'ente tratta davvero, ufficio per ufficio, ognuno con un colore: oltre centocinquanta voci, validate con loro riga per riga prima di entrare in aula. - verde: Verde: entra com'è: Atti già pubblicati, normativa, circolari, modelli senza dati dentro. Si caricano senza pensarci. È una parte del lavoro più grande di quanto si creda. - giallo: Giallo: prima si maschera: Documenti con nomi, codici fiscali, indirizzi, numeri di protocollo. Sono i documenti di tutti i giorni. Si caricano solo dopo aver sostituito i dati personali con dei segnaposto. - rosso: Rosso: resta fuori: Security, dati sanitari, offerte di gara prima dell'aggiudicazione, contenzioso in corso. Non si caricano. Non è una questione di strumenti. Il colore non si impara a memoria. Si decide con una domanda sola: se questo documento finisse domani sul giornale, cosa farebbe il danno, i dati di qualcuno o quello che c'è scritto? Se il danno sono i dati, il documento è giallo. Se è il contenuto, è rosso. Senza quell'elenco si insegna l'AI in generale. E l'AI in generale dentro una PA non si può usare. ## Il giallo passa da uno strumento, non dalla buona volontà Il giallo è la fetta più grande ed è quella dove si sbaglia. Chiedere a cento persone di cancellare a mano i codici fiscali da ogni determina non funziona: dopo una settimana qualcuno salta un passaggio. Per l'ente abbiamo costruito un mascheratore che gira sul computer di chi lo usa, senza rete e senza servizi esterni. Sostituisce ogni dato personale con un segnaposto, il documento mascherato va sull'assistente AI e alla fine un dizionario rimette i valori veri al loro posto. Lo abbiamo adattato al lavoro di un ente: apre i file firmati digitalmente, legge Word ed Excel oltre ai PDF e toglie davvero il testo invece di coprirlo con un rettangolo nero. L'originale firmato resta intatto e continua a fare fede. Non è un pezzo di intelligenza artificiale. È la condizione perché un ufficio pubblico possa usarla su un documento vero. ## Da dove si parte: il metodo Il percorso con un ente: - 1: Assessment prima dell'aula: Ogni persona dice dove finisce il suo tempo, attività per attività. Nell'autorità portuale circa un terzo del gruppo dichiarava oltre cinque ore su una sola attività. Quasi metà usava già un assistente tutti i giorni. - 2: Plenaria per tutti: Mezza giornata per portare l'ente allo stesso punto: come funziona un modello, dove finisce quello che si incolla, il semaforo, l'AI Act. Cento persone, una quarantina in sala e gli altri collegati dagli altri porti. - 3: Laboratorio con gli AI Champion: Un gruppo stretto scelto nelle direzioni tecnica, amministrativa e operativa. Ognuno arriva con un proprio processo e se lo porta via funzionante. - 4: Il passo dopo: Un serbatoio unico dove confluiscono documenti e posta, con la ricerca e i cruscotti per la direzione, installato sull'infrastruttura dell'ente. Due cose dell'assessment valgono per quasi ogni ente. La prima: le stesse attività ripetute in uffici che non si parlano, come adempimenti monitorati ricopiando dati a mano, posta da smistare, documenti standard rifatti cambiando il destinatario, verifiche di copertura contabile. La seconda: una parte del personale è già avanti, spesso con account personali. Una giornata che parte da "cos'è un modello linguistico" la perde subito. ## Cosa costruiscono i funzionari Nelle quattro giornate di laboratorio i 34 AI Champion dell'autorità portuale hanno costruito, sui propri processi: | Cosa | A cosa serve | Colore tipico dei documenti | |---|---|---| | Agenti che cercano i bandi | Trovare i finanziamenti pertinenti senza scorrere i portali a mano | Verde | | Cruscotti sui propri dati | Leggere a colpo d'occhio lo stato di pratiche e scadenze | Giallo, dopo il mascheratore | | Il registro degli appalti che si aggiorna da solo | Tenere l'elenco delle procedure senza ricopiarlo | Giallo | | Skill sui documenti che si rifanno uguali | Lettere, relazioni e atti standard partendo da un modello | Verde o giallo | Nessuna di queste attività l'abbiamo scelta noi. Erano nella lista uscita dall'assessment, scritta da chi quelle attività le fa. Il Segretario Generale, Alessandro Becce, l'ha detta così: le persone si sono rese conto che questi strumenti possono migliorare la qualità della vita sul posto di lavoro. Il racconto completo è nel [caso dell'AdSP del Mare di Sardegna](/casi-studio/formazione-ai-adsp-mare-di-sardegna/). ## Gli errori che vediamo più spesso **Partire dallo strumento.** Comprare licenze prima di sapere cosa si può caricare. Le persone non le usano per paura oppure le usano su tutto. **Vietare.** Il lavoro va fatto comunque e chi era già avanti continua dal telefono personale. L'ente perde l'unica cosa che gli serviva: sapere cosa sta uscendo. Ne parliamo nella guida sulla [shadow AI](/guide/shadow-ai-in-azienda/). **Fare formazione generica.** Un corso uguale per tutti non dice al funzionario dell'ufficio gare cosa fare della sua determina. Gli esempi devono venire dai documenti dell'ente. **Lasciare la decisione alla macchina.** Anche quando lo strumento scrive una bozza perfetta, la verifica delle fonti e la motivazione restano di chi firma. È la legge. È anche l'unico modo per accorgersi quando lo strumento sbaglia. ## Come si sceglie chi accompagna l'ente Le domande sono le stesse che faremmo a qualsiasi fornitore. - Parte dai vostri documenti?: Chi propone un programma uguale per tutti gli enti non ha guardato il vostro lavoro. Chiedete se prima dell'aula costruisce l'elenco dei documenti con voi. - Cosa succede ai dati personali?: Serve una risposta concreta: quale strumento, dove gira, cosa esce dalla macchina. Una raccomandazione a stare attenti non è una risposta. - Le persone escono con qualcosa di funzionante?: Una skill, un agente, un cruscotto sul proprio processo. Un attestato da solo copre l'obbligo, non cambia il lavoro. - Chi resta dopo?: Gli AI Champion interni sono quelli che fanno adottare gli strumenti ufficio per ufficio. Il percorso dovrebbe formarli per quel ruolo. Martes AI fa formazione AI in aula per aziende ed enti e sviluppa le soluzioni che ne escono: oltre 850 figure chiave formate in più di 65 aziende. Come impostiamo i percorsi per le grandi organizzazioni è nella pagina sulla [formazione AI enterprise](/formazione-ai-enterprise/). Cosa chiede l'obbligo di formazione, ente o azienda che sia, è nella guida sulla [formazione AI obbligatoria](/guide/ai-act-formazione-obbligatoria-aziende/). D: Un dipendente pubblico può usare ChatGPT o Claude per lavoro? R: Sì, come strumento di supporto. La legge italiana sull'intelligenza artificiale (legge 132 del 2025, articolo 14) ammette l'uso dell'AI nella PA in funzione strumentale: la decisione e la responsabilità restano della persona che firma. Il punto pratico è cosa si carica: atti pubblicati e normativa sì, dati personali solo dopo averli mascherati, dati riservati mai. D: L'intelligenza artificiale può prendere decisioni amministrative? R: No. L'articolo 14 della legge 132 del 2025 dice che l'autonomia e il potere decisionale restano in capo alla persona, unica responsabile dei procedimenti e dei provvedimenti in cui l'AI è stata usata. L'AI può preparare, cercare, riassumere e controllare. La motivazione e la firma sono umane. D: Chi fa formazione sull'intelligenza artificiale per la pubblica amministrazione? R: Ci sono i percorsi istituzionali per i dipendenti pubblici, le università, le società di consulenza e i fornitori specializzati che lavorano sui documenti dell'ente. Martes AI fa formazione AI in aula per aziende ed enti: con l'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna abbiamo formato 100 persone e 34 AI Champion partendo dal semaforo dei documenti dell'ente. D: Quali dati di un ente pubblico non si possono caricare su un'AI? R: Nel semaforo che abbiamo costruito con un'autorità portuale restano fuori la security, i dati sanitari, le offerte di gara prima dell'aggiudicazione e il contenzioso in corso. I documenti con nomi, codici fiscali e indirizzi si caricano solo dopo averli mascherati. Atti pubblicati, normativa e modelli vuoti entrano così come sono. D: L'AI Act si applica anche agli enti pubblici? R: Sì. L'obbligo di formazione dell'articolo 4 vale per chiunque usi sistemi AI, enti compresi, dal 2 febbraio 2025. Fra le aree ad alto rischio dell'Allegato III ci sono l'accesso ai servizi pubblici essenziali, la migrazione e l'amministrazione della giustizia, che riguardano direttamente molte amministrazioni. ## Le migliori aziende di consulenza AI in Italia? Prima capisci quale dei sei tipi ti serve https://www.martes-ai.com/guide/migliori-aziende-consulenza-ai-italia/ Cerchi le migliori aziende di consulenza AI in Italia? Una classifica onesta non esiste: esistono sei tipi di fornitore, dalle grandi consulenze ai consulenti indipendenti. Cosa fa bene ognuno, dove delude e le domande per giudicarli. Noi siamo uno dei sei e lo dichiariamo. Sotto "consulenza AI" il mercato mette **sei mestieri diversi**, che costano e consegnano cose diverse. Non esiste una classifica onesta: mancano dati pubblici confrontabili. Il criterio che vale più della categoria è uno: **alla fine, cosa resta all'azienda che funziona senza il consulente?** Se cerchi una società di consulenza sull'intelligenza artificiale in Italia trovi elenchi di "migliori aziende", quasi sempre pubblicati da una delle aziende elencate. Anche questa pagina la scriviamo noi, che facciamo questo lavoro, quindi lo dichiariamo subito: **siamo nella sesta categoria**. Per questo non troverai una classifica. Troverai le sei famiglie di fornitore, cosa fanno bene e dove deludono, più le domande con cui giudicare chiunque. Da dove viene questa pagina: Le categorie vengono da quello che vediamo nelle aziende in cui entriamo: chi è venuto prima di noi, cosa ha lasciato, cosa si è fermato. Non citiamo nomi di concorrenti: sarebbe una classifica travestita. ## 1. Grandi società di consulenza Team numerosi, metodo strutturato, accesso diretto al vertice. Sono la scelta naturale quando l'AI tocca l'organizzazione intera: governance, ridisegno dei processi, piani pluriennali per gruppi con molte società. Dove deludono: il costo per giornata è alto e il prodotto tipico è un documento. Tra la strategia approvata e il primo strumento che il team usa davvero passa spesso molto tempo. La parte operativa finisce a un altro fornitore. ## 2. System integrator Conoscono i sistemi aziendali (gestionali, CRM, infrastruttura) e sanno integrarci l'AI dentro. Sono forti quando il progetto è soprattutto tecnico e l'azienda ha già un'architettura complessa. Dove deludono: partono dal sistema, non dalle persone. Si ottiene un'integrazione ben fatta che il team usa poco, perché nessuno ha lavorato sull'adozione. ## 3. Business school e osservatori Danno il quadro: tendenze, dati di mercato, casi di altre aziende, formazione manageriale. Sono utili per allineare il vertice e per capire cosa succede fuori. Dove deludono: non entrano nei processi della singola azienda. Si esce con una visione più chiara e senza niente che giri sul proprio lavoro il lunedì dopo. ## 4. Consulenti indipendenti Una persona esperta, spesso molto preparata, con un costo contenuto e una relazione diretta. Funzionano bene su un'esigenza precisa e su aziende piccole. Dove deludono: la capacità è quella di una persona. Quando il progetto cresce o serve manutenzione continua, il collo di bottiglia è la sua agenda. ## 5. Fornitori di software che fanno anche consulenza Il produttore di una piattaforma (oppure un suo partner) che accompagna l'adozione del proprio strumento. Conoscono il prodotto meglio di chiunque. Dove deludono: la risposta è quasi sempre il loro prodotto. Va bene se hai già scelto lo strumento, meno se la domanda è ancora quale strumento scegliere. ## 6. Società che formano e poi costruiscono È la nostra categoria. Si parte da una misura del lavoro del team, si formano le persone sulle loro attività reali, poi si sviluppano gli strumenti che dalla formazione emergono: agenti, automazioni, applicazioni collegate ai sistemi aziendali. Lo sviluppo continua con un team di ingegneri a pacchetti di ore, come [spieghiamo qui](/sviluppo-ai-su-misura/). Dove deludono: non sono la scelta giusta per un piano di trasformazione su un gruppo con decine di società né per chi cerca solo un documento di strategia. Lavorano meglio dove il valore sta nel lavoro quotidiano delle persone. Cosa chiedere a qualunque consulente: - Cosa avete in produzione da almeno sei mesi - Cosa si è rotto nel frattempo - Come misurate il punto di partenza prima di proporre - Cosa resta all'azienda se il rapporto finisce - Chi mantiene quello che costruite Segnali da non sottovalutare: - Una proposta prima di aver visto un solo processo - Solo slide e nessun esempio funzionante - Nessuna risposta su manutenzione e costi di esercizio - Promesse di risultato senza una misura di partenza ## Le domande che valgono per tutti **Hanno guardato il tuo lavoro prima di quotare?** Un preventivo arrivato prima di qualunque domanda sul processo è la stessa proposta fatta all'azienda precedente. **Come misurano il ritorno?** Chi non chiede quante ore vanno oggi in lavoro ripetitivo non potrà dirti alla fine se è servito. **Chi forma le persone?** Uno strumento che il team non sa usare resta una licenza pagata. Se il consulente non se ne occupa, qualcuno dovrà farlo. **Cosa succede dopo la consegna?** Modelli e sistemi cambiano ogni pochi mesi. Un progetto senza manutenzione smette di funzionare, spesso senza che nessuno se ne accorga. ## Il criterio che vale più della categoria Alla fine del lavoro, cosa funziona in azienda senza il consulente? Se la risposta è un documento, hai comprato una strategia. Se è un team che usa gli strumenti e un sistema che gira, hai comprato un cambiamento. Tutte e due le cose possono servire: conviene sapere quale stai comprando. Se sei ancora nella fase di capire da dove partire, la guida sull'[AI adoption in azienda](/guide/ai-adoption-aziende/) racconta le fasi in ordine. Per scegliere un percorso di formazione ci sono [i criteri per giudicare qualsiasi corso](/guide/come-scegliere-corso-ai-aziende/). Se il progetto è soprattutto sviluppo, abbiamo diviso allo stesso modo [chi sviluppa agenti AI per le aziende in Italia](/guide/migliori-aziende-agenti-ai-italia/). Se è soprattutto formazione, servono la mappa di [chi fa formazione AI in Italia](/guide/migliori-aziende-formazione-ai-italia/) e quella dei [cinque formati di corso per aziende](/guide/migliori-corsi-intelligenza-artificiale-aziende/). D: Esiste una classifica affidabile delle aziende di consulenza AI in Italia? R: No. Non esistono dati pubblici confrontabili su progetti, risultati e prezzi, quindi qualunque classifica trovi è un'opinione di parte, questa pagina compresa. Dividere il mercato per categoria è più utile perché dice chi risolve il tuo tipo di problema. D: Serve una consulenza strategica prima di partire con l'AI? R: Serve sapere su quali attività finisce il tempo del team e quali processi valgono un'automazione. Un documento di strategia senza quella misura resta sulla carta. Per molte aziende il primo passo utile è una ricognizione sul lavoro reale, non un piano triennale. D: Quanto costa una consulenza AI? R: Dipende molto dalla categoria: le grandi consulenze lavorano a giornate di team senior, i consulenti indipendenti a giornata singola, chi costruisce lavora a progetto o a pacchetti di ore. Il confronto giusto non è sul prezzo della giornata ma su cosa resta all'azienda alla fine. D: Meglio un consulente che conosce il mio settore? R: Aiuta. Conta però di più che sappia leggere un processo e che faccia domande prima di proporre. Un consulente che conosce il settore ma non guarda il tuo processo ti propone la soluzione dell'azienda precedente. D: Come capisco se un consulente AI ha esperienza vera? R: Chiedi cosa ha in produzione da almeno sei mesi presso un cliente. Poi chiedi cosa si è rotto nel frattempo. Chi ha fatto solo presentazioni e prototipi non ha la seconda risposta. ## Microsoft Copilot o Claude in azienda: come si sceglie e quando si usano insieme https://www.martes-ai.com/guide/microsoft-copilot-o-claude-in-azienda/ Copilot vive dentro Word, Outlook e Teams e lavora sui contenuti di Microsoft 365. Claude è un assistente a sé che si collega ai software con i connettori. Dal 2025 i modelli Claude sono anche dentro Copilot. Come si decide, con quali domande e cosa controllare sui dati. Fra **Microsoft Copilot e Claude** in azienda si sceglie guardando dove lavora il team. Copilot vive dentro Word, Excel, Outlook e Teams e usa i contenuti di Microsoft 365 che la persona può già vedere: rende di più su posta, riunioni e documenti della suite. Claude è un assistente a sé che si collega ai software con i connettori e rende di più su documenti lunghi, analisi e compiti in più passaggi con Cowork e Claude Code. Dal 2025 i modelli Claude sono anche dentro Copilot, quindi spesso la domanda vera è chi usa cosa. La domanda arriva quasi sempre da aziende che hanno già Microsoft 365. Qualcuno nel team usa Claude con un abbonamento personale e ne parla bene. L'informatica fa notare che Copilot è già nel contratto Microsoft o lo sarà presto. Chi decide si trova in mezzo. Lo diciamo subito, così il resto si legge con il filtro giusto: Martes AI fa formazione su Claude per le aziende che l'hanno scelto. Non vendiamo licenze né di Microsoft né di Anthropic. Proprio per questo questa guida non dice quale dei due è migliore. Dice come si decide, con criteri che valgono anche se alla fine scegliete l'altro. ## La differenza di fondo: dentro la suite o accanto I confronti online mettono in fila funzioni e prezzi. La differenza che conta è un'altra: dove vive lo strumento. **Copilot sta dentro le applicazioni.** Si apre in Outlook, in Teams, in Word e in Excel. Lavora sui contenuti di Microsoft 365 a cui la persona ha già accesso: la posta, le riunioni, i file condivisi. Il suo vantaggio è il contesto. Non bisogna portargli niente. **Claude lavora accanto.** È un assistente a sé, con la sua app e il suo ambiente. Arriva a posta, calendario e archivi di file con i connettori, Microsoft 365 compreso, che l'amministratore decide di autorizzare. Il suo vantaggio è il lavoro lungo: documenti di decine di pagine, analisi che richiedono più passaggi, procedure che diventano skill da rilanciare. Con [Cowork](/guide/claude-cowork-in-azienda/) e con [Claude Code](/guide/claude-code-in-azienda/) porta a termine un compito intero invece di rispondere a una domanda. Il resto viene da qui. Copilot è comodo dove il lavoro è già dentro la suite. Claude è più forte dove il lavoro è leggere, confrontare, scrivere e costruire. ## Dove rende ognuno | Criterio | Microsoft Copilot | Claude | |---|---|---| | Dove si usa | Dentro Outlook, Teams, Word, Excel, PowerPoint | App propria, con connettori verso posta, calendario e file | | Contesto aziendale | Automatico sui contenuti Microsoft 365 che la persona vede | Su quello che i connettori autorizzati portano dentro | | Riunioni e posta | Il terreno dove parte avvantaggiato | Funziona con il connettore, con un passaggio in più | | Documenti lunghi e testi formali | Buono, dentro il documento aperto | È dove lo vediamo rendere meglio: contratti, verbali, relazioni | | Compiti in più passaggi | Agenti costruiti con Copilot Studio | Cowork per chi non programma, Claude Code per chi costruisce procedure | | Procedure riusabili | Agenti e prompt condivisi nell'ecosistema Microsoft | Progetti e skill, raccolte in plugin | | Amministrazione | Dentro il Microsoft 365 admin center | Console propria del piano Team o Enterprise | Due avvertenze. La tabella è scritta da chi lavora tutti i giorni con Claude e la riga sui testi formali riflette quello che vediamo in aula, non un test di laboratorio. E tutti e due i fornitori rilasciano qualcosa ogni poche settimane: prima di decidere, verificate sulla documentazione ufficiale le funzioni che vi servono. ## Claude dentro Copilot: cosa cambia Dal 2025 la scelta non è più solo uno o l'altro. Nell'[annuncio di Anthropic del 24 settembre 2025](https://claude.com/it/blog/claude-now-available-in-microsoft-365-copilot) i modelli Claude entrano in Microsoft 365 Copilot in due punti: l'agente Researcher per le ricerche lunghe su più fonti e Copilot Studio, dove si costruiscono agenti. L'accesso lo abilita un amministratore dal Microsoft 365 admin center. Due cose da sapere prima di dire "allora li abbiamo tutti e due". **Non è Claude con tutte le sue funzioni.** Dentro Copilot si usano i modelli Claude nelle esperienze di Microsoft. Le funzioni del piano Claude restano fuori: i progetti, le skill dell'organizzazione, Claude Code. Chi vuole quelle ha bisogno di un piano Claude. **I dati fanno un giro diverso.** Nell'annuncio i modelli di Anthropic risultano ospitati fuori dagli ambienti gestiti da Microsoft. Secondo la [documentazione Microsoft sui modelli Anthropic](https://learn.microsoft.com/en-us/microsoft-365/copilot/connect-to-ai-subprocessor), per i clienti dell'Unione europea sono disattivati di default e restano fuori dall'EU Data Boundary. Per un'azienda italiana è la prima cosa da verificare con chi segue privacy e IT, perché queste condizioni cambiano. L'interruttore che nessuno guarda: In molte aziende l'accesso ai modelli Anthropic dentro Copilot viene acceso o lasciato spento senza una decisione scritta. È lo stesso problema della [shadow AI](/guide/shadow-ai-in-azienda/) in versione amministrativa: lo strumento c'è ma nessuno sa chi l'ha deciso. Chiedete all'IT come è impostato oggi e scrivetelo nelle regole d'uso. ## Le quattro domande che decidono - Dove passa la giornata il team: Contate le ore, non le funzioni. Se il grosso è posta, riunioni e file condivisi della suite, Copilot parte avvantaggiato. Se il grosso è leggere, confrontare e scrivere documenti lunghi o costruire analisi, pesa di più Claude. - Con quali software deve parlare oltre Microsoft: Fate l'elenco delle tre o quattro applicazioni in cui il team lavora. Se sono quasi tutte Microsoft, Copilot ci arriva senza configurare niente. Se ci sono gestionali e archivi esterni, contano i connettori e chi li costruisce. - Chi lo amministra: Se l'IT gestisce già Microsoft 365 con regole consolidate, Copilot si aggiunge a quello che conosce. Un piano Claude vuol dire una seconda console e una seconda serie di regole: va messo nel conto. - Chi insegna a usarlo: Lo strumento comprato senza formazione viene usato come un motore di ricerca. Vale per tutti e due. Prima di firmare, sappiate chi accompagnerà le persone nei primi mesi. La prima domanda elimina quasi sempre metà del dubbio. La seconda e la terza decidono i casi in bilico. La quarta non sceglie lo strumento: decide se verrà usato. ## Quando ha senso usarli tutti e due Nelle aziende che usano Microsoft 365 la combinazione più sensata che vediamo è con ruoli chiari. Copilot per tutti sulla posta, sulle riunioni e sui documenti della suite. Claude per i reparti che lavorano su documenti lunghi e procedure: amministrazione, controllo di gestione, ufficio legale, chi sviluppa. È quello che è successo in aula con i 16 manager di Farvima Medicinali. Abbiamo lavorato due giornate in sede su Claude Code e ognuno ha costruito almeno tre skill sul proprio lavoro: parte del controllo di gestione, l'analisi di bilancio, il recupero crediti, le dashboard su vendite e concorrenti. Sono attività che vivono su dati e procedure, non dentro la casella di posta. Il costo vero di avere due strumenti non sono le licenze. Sono due serie di regole su cosa si carica, due console, due percorsi di formazione e due posti dove finiscono le procedure costruite dal team. Ha senso quando i ruoli sono netti. Non ha senso come compromesso per lasciare a ognuno lo strumento che preferisce. ## La prova che vale più dei confronti Se dopo le quattro domande siete ancora in bilico, fate una prova breve su lavoro vero, come per [ChatGPT e Claude](/guide/chatgpt-o-claude-per-aziende/). **Cinque compiti ripetitivi** di due o tre reparti: la sintesi della riunione settimanale, il confronto di due versioni di un contratto, il report mensile che oggi si compone a mano. **Persone diverse con tutti e due gli strumenti**, per due settimane, sui piani aziendali. **Tre misure:** tempo, numero di correzioni, facilità di rifare lo stesso compito la volta dopo. Il test vero non è la persona più appassionata di tecnologia. È il collega che oggi non usa nessun assistente. ## Quello che resta vero qualunque sia la scelta L'articolo 4 dell'AI Act chiede che chi usa questi strumenti per lavoro sia formato, che si usi Copilot o Claude. I dettagli sono nella guida sulla [formazione AI obbligatoria per le aziende](/guide/ai-act-formazione-obbligatoria-aziende/). Le regole su cosa può entrare in un assistente sono nella guida su [intelligenza artificiale e GDPR](/guide/intelligenza-artificiale-e-gdpr-in-azienda/). Se avete scelto Claude, da solo o accanto a Copilot, il piano da cui partire è descritto nella guida su [Claude Team](/guide/claude-team-piano-aziendale/). Come lo portiamo nel lavoro di ogni reparto è nella pagina sulla [formazione su Claude per aziende](/formazione-claude-aziende/): assessment prima, due giornate in sede con ognuno al proprio computer, su Claude, Cowork e Claude Code. Martes AI ha formato così oltre 850 figure chiave in più di 65 aziende. D: Meglio Microsoft Copilot o Claude per un'azienda? R: Dipende da dove passa la giornata il team. Se il lavoro vive in Outlook, Teams e SharePoint, Copilot ha un vantaggio di contesto perché lavora sui contenuti di Microsoft 365 che la persona può già vedere. Se il lavoro è su documenti lunghi, analisi, procedure in più passaggi o sviluppo, Claude con Cowork e Claude Code di solito rende di più. Molte aziende finiscono per usarli tutti e due con ruoli diversi. D: Claude si può usare dentro Microsoft 365 Copilot? R: Sì. Da settembre 2025 Anthropic e Microsoft hanno annunciato i modelli Claude dentro Microsoft 365 Copilot, prima nell'agente Researcher e in Copilot Studio. L'accesso lo abilita un amministratore dal Microsoft 365 admin center. Nell'annuncio i modelli di Anthropic risultano ospitati fuori dagli ambienti gestiti da Microsoft: per un'azienda europea va verificato con l'IT prima di accenderli. D: Chi ha già Microsoft 365 deve per forza prendere Copilot? R: No. Claude si collega a Microsoft 365 con un connettore, quindi lavora anche su posta, calendario e file di chi usa la suite Microsoft. La differenza è che Copilot sta dentro le applicazioni, Claude lavora accanto e ci arriva con i collegamenti che l'amministratore autorizza. D: Come si sceglie fra Copilot e Claude prima di comprare? R: Con una prova di due settimane su compiti veri: cinque attività ripetitive di due o tre reparti, fatte con tutti e due gli strumenti da persone diverse, sui piani aziendali. Si misurano il tempo, le correzioni necessarie e quanto è stato facile rifare il compito la volta dopo. D: I dati aziendali restano in Europa con Claude dentro Copilot? R: Non va dato per scontato. Secondo la documentazione Microsoft sui modelli Anthropic, per i clienti dell'Unione europea questi modelli sono disattivati di default e restano fuori dall'EU Data Boundary. Prima di attivarli serve una verifica con chi segue privacy e IT. ## Quanto costa la formazione AI per un'azienda, e da cosa dipende il prezzo https://www.martes-ai.com/guide/quanto-costa-formazione-ai-aziende/ Le proposte di formazione sull'intelligenza artificiale in Italia vanno da qualche centinaio di euro a persona a percorsi da decine di migliaia. La forbice è larga perché sotto ci sono cose diverse: ecco cosa sposta davvero il prezzo. Il mercato italiano ha **tre fasce** che sembrano confrontabili e non lo sono, perché sotto la stessa parola ci sono cose diverse. Il prezzo lo spostano cinque fattori, e il modo giusto di guardarlo non è in assoluto: è contro il tempo che l'azienda sta già perdendo. È la prima domanda che ci fanno in call, e la risposta onesta è che dipende. Non per reticenza: è che sotto la stessa parola "formazione AI" il mercato italiano mette cose che non si somigliano per niente, e confrontarle a prezzo è come confrontare un taxi e un'auto a noleggio perché entrambi si muovono. Questa guida serve a capire cosa stai comprando, così il preventivo che ricevi diventa leggibile. ## Le tre fasce del mercato italiano Sono ordini di grandezza, non listini. Servono a orientarsi. **Corsi a catalogo e webinar aperti.** Qualche centinaio di euro a persona. Una o più sessioni, spesso online, con un programma uguale per tutti i partecipanti che arrivano da aziende diverse. Funzionano per dare un vocabolario comune e per mettersi in regola con l'obbligo di alfabetizzazione di base. **Giornate in aula generaliste.** Qualche migliaio di euro a giornata, per tutto il gruppo. Il formatore viene in sede con un programma preparato, adattato nei riferimenti ma non nella sostanza. È la fascia più affollata del mercato. **Percorsi su misura.** Dalle diverse migliaia alle decine di migliaia, a seconda di quante persone, quante giornate e cosa resta installato dopo. Qui dentro c'è una ricognizione preliminare, un programma costruito sul lavoro vero di quelle persone e di solito un presidio nelle settimane successive. La forbice larga dentro l'ultima fascia è quella che confonde di più, e dipende da cinque cose. - Catalogo: qualche centinaio di euro a persona - Giornata in aula: qualche migliaio di euro a giornata - Su misura: dalle migliaia alle decine di migliaia ## Cosa sposta davvero il prezzo **Quanto è su misura.** Il costo vero di un percorso su misura non è la giornata d'aula, è tutto quello che c'è prima: capire su che software lavorano le persone, dove perdono tempo, cosa usano già di nascosto. Sono giornate di lavoro che non si vedono in agenda. **Quante persone, e in quanti gruppi.** Sopra le venti persone in una sala sola la parte pratica non regge, perché il formatore non riesce a passare fra le postazioni. Dividere in gruppi raddoppia le giornate, quindi il costo. È un vincolo fisico, non commerciale. **In sede o da remoto.** Le trasferte pesano, e non solo come rimborso: una giornata in sede a cinquecento chilometri impegna il formatore per due. **Cosa resta installato.** C'è differenza fra consegnare le slide e lasciare in azienda un setup già configurato sui software che si usano, con dentro il contesto dell'azienda. La seconda cosa richiede lavoro tecnico e si paga. **Cosa succede dopo.** Un percorso che finisce l'ultimo giorno costa meno di uno che prevede un presidio nei due mesi successivi. Ed è anche quello che rende più spesso, perché è nelle settimane dopo che le cose si perdono. ## Il modo giusto di guardare il prezzo Non in assoluto, ma contro il tempo che l'azienda sta già perdendo. Il conto è più semplice di quanto sembra. Prendi il numero di persone del gruppo, moltiplicalo per le ore a settimana che ognuna passa su attività ripetitive, e moltiplica per il costo orario aziendale. Quello che esce è quanto ti costa oggi, ogni settimana, la cosa che stai pensando di risolvere. Il numero delle ore non lo devi indovinare: lo dichiarano le persone stesse, e di solito è più alto di quello che immagina la direzione. Questo è anche il motivo per cui la ricognizione iniziale serve a te prima che al fornitore. A quel punto la domanda non è più "quanto costa il corso". È "in quante settimane rientro", e diventa una domanda con una risposta. ## I fondi, che cambiano il conto Molte aziende italiane versano già ai fondi interprofessionali e non li usano. La formazione sull'intelligenza artificiale rientra fra le attività finanziabili, e a questo si aggiungono voucher e bandi regionali che nel 2026 sono parecchi. Due cose pratiche. La prima: i tempi di presentazione vanno rispettati, quindi la verifica si fa prima di fissare le date, non dopo. La seconda: alcuni fondi chiedono requisiti specifici al fornitore, quindi conviene chiedere in anticipo se li ha. ## Le due domande da fare a chi ti manda un preventivo **"Cosa avete capito della nostra situazione prima di scrivere questa cifra?"** Se la risposta è generica, il preventivo è un listino con sopra il tuo nome. **"Se fra tre mesi non fosse cambiato niente, cosa avremmo sbagliato?"** Un fornitore che ha erogato molti percorsi sa rispondere, perché ha visto i casi in cui non ha funzionato. Chi non sa rispondere non ne ha visti abbastanza. Se vuoi andare più a fondo sui criteri di scelta, li abbiamo messi in fila nella guida su [come si sceglie un corso di AI per l'azienda](/guide/come-scegliere-corso-ai-aziende/). Come lavoriamo noi è scritto nella pagina della [formazione AI aziendale](/formazione-aziendale/). D: La formazione sull'AI si può finanziare? R: Spesso sì, almeno in parte. I fondi interprofessionali a cui l'azienda già versa, i voucher e i bandi regionali coprono percorsi formativi sull'intelligenza artificiale. I requisiti cambiano da fondo a fondo e i tempi di presentazione vanno rispettati, quindi conviene verificarlo prima di fissare le date, non dopo. D: Conviene di più un corso a catalogo o uno su misura? R: Dipende dall'obiettivo. Per dare una base comune a molte persone, un corso a catalogo costa molto meno a testa e va benissimo. Per cambiare come lavora un ufficio, il corso a catalogo non basta, perché nessuno in aula apre i file di quell'ufficio. D: Il prezzo si calcola a persona o a giornata? R: A catalogo si paga a persona, su misura si paga a giornata o a percorso. La differenza pratica è che nel secondo caso aggiungere tre partecipanti al gruppo cambia poco il costo, mentre nel primo lo aumenta in proporzione. D: Quanto dovrebbe durare un percorso per lasciare qualcosa? R: Sotto una giornata piena si fa sensibilizzazione, che è una cosa legittima ma diversa. Perché le persone cambino il modo di lavorare servono almeno due giornate, e soprattutto un presidio nelle settimane dopo, quando l'entusiasmo si scontra con il lavoro arretrato. ## Quanto costa un agente AI su misura, e perché i preventivi sono così diversi fra loro https://www.martes-ai.com/guide/quanto-costa-un-agente-ai-su-misura/ Due fornitori possono quotare lo stesso agente con una differenza di cinque volte. Non è che uno sta rubando: stanno quotando due cose diverse. Ecco cosa guardare per capire quale. Due fornitori possono quotare lo stesso agente con una differenza di cinque volte, e quasi sempre non è che uno sta rubando: **stanno quotando due cose diverse**. Il costo non è il codice, è capire il processo e gestire i casi limite. Un preventivo senza la voce manutenzione non è più economico, è incompleto. È la domanda che riceviamo più spesso subito dopo "si può fare", e la risposta è frustrante quanto onesta: lo stesso agente può valere poche migliaia di euro o dieci volte tanto, a seconda di dettagli che dalla descrizione iniziale non si vedono. Questa guida serve a capire quali sono quei dettagli, così quando arrivano due preventivi molto diversi sai cosa stai confrontando. ## Cosa stai comprando davvero Il costo di un agente non è il codice. In un progetto tipico il lavoro si distribuisce più o meno così. **Capire il processo.** Come funziona davvero, non come è scritto nella procedura. Chi fa cosa, quali sono le eccezioni, cosa succede quando arriva il caso strano. È la parte che le aziende considerano gratis e che di solito prende più tempo di tutte. **Collegare i sistemi.** Posta e file condivisi sono rapidi. Gestionale, CRM e software verticali dipendono da cosa espongono: se c'è un'API documentata è lavoro ordinario, se non c'è servono strade alternative che costano. **Costruire.** La parte che tutti immaginano quando pensano al prezzo, ed è spesso la più breve. **Collaudare con chi lo userà.** Non con chi lo ha commissionato: con chi lo aprirà ogni mattina. È il passaggio che separa gli agenti che vengono usati da quelli che restano lì. **Tenerlo vivo.** Modelli che cambiano, API che si aggiornano, processi che si modificano. È una voce ricorrente e va prevista. Il preventivo senza manutenzione non è più economico: È incompleto. Modelli e API cambiano ogni pochi mesi, e la differenza la paghi la prima volta che qualcosa si aggiorna. Chiedi sempre cosa comprende la manutenzione e cosa no: aggiornamenti dei modelli, modifiche alle API e cambi di processo sono tre voci diverse. ## Le tre fasce, per ordine di grandezza Non sono listini, sono fasce per orientarsi. **Automazione singola su sistemi che parlano.** Un compito, ingresso e uscita definiti, sistemi con API pronte: leggi la mail, apri il ticket. Qualche migliaio di euro, settimane di lavoro. **Agente su processo reale con integrazioni.** Più fonti, casi limite veri, un gestionale di mezzo, collaudo con gli utenti. Qui la forbice si allarga parecchio e dipende quasi tutto da quanti rami deve gestire. **Sistema che decide percorsi o tocca più funzioni.** Ogni decisione possibile è un ramo da collaudare, e il costo cresce più che proporzionalmente. È anche la fascia dove più spesso conviene fermarsi e chiedersi se servono davvero tre automazioni semplici al posto di una complessa. ## I cinque fattori che spostano il prezzo **Quanti rami ha il processo.** Un flusso con tre eccezioni costa una frazione di uno con quindici. È il fattore numero uno e si scopre solo guardando il lavoro vero. **Cosa espongono i tuoi software.** Un gestionale con API documentate è un conto. Uno chiuso, o con un'installazione personalizzata di dieci anni fa, è un altro. **Quanto è alto il costo di un errore.** Se l'agente prepara una bozza che una persona controlla, i controlli sono leggeri. Se scrive direttamente su un sistema contabile, servono validazioni, tracciamento e modi per tornare indietro. Cambia il preventivo, e giustamente. **Chi tiene le chiavi.** Se i permessi li ottieni tu in due giorni è un conto. Se ogni accesso passa da un fornitore IT esterno, il calendario si allunga e il calendario è costo. **Cosa succede dopo la consegna.** Un preventivo senza la voce manutenzione non è più economico: è incompleto, e la differenza la pagherai la prima volta che qualcosa cambia. ## Il costo che quasi nessuno mette nel conto **Il tempo delle tue persone.** Un agente ha bisogno di qualcuno in azienda che risponda alle domande, provi le versioni intermedie e dica cosa non va. Sono ore vere, tipicamente della persona più occupata dell'ufficio, perché è quella che conosce il processo. Se nel piano non c'è, il progetto rallenta e nessuno capisce perché. ## Come leggere due preventivi diversi Quattro domande, le stesse a entrambi. **Cosa avete capito del nostro processo?** Chi ha guardato risponde con dettagli tuoi, chi non ha guardato risponde con la sua metodologia. **Quali casi limite avete previsto?** Se la risposta è "li vediamo strada facendo", il prezzo che stai leggendo non è il prezzo finale. **Cosa comprende la manutenzione e cosa no?** Aggiornamenti dei modelli, modifiche alle API, cambi di processo. Tre voci diverse. **Se ci lasciamo, cosa resta a noi?** Dove gira, di chi è il codice, se i contenuti sono esportabili. Sono cose da chiarire prima, non quando serve. ## La domanda da farsi prima di tutte Il conto va fatto all'inizio, non alla consegna: ore che l'agente toglie ogni settimana, per il costo orario, per le settimane lavorative. Se non torna con numeri prudenti, non tornerà nemmeno dopo. E se il processo che vuoi automatizzare lo fanno uguale anche tutti gli altri, guarda prima se esiste un prodotto già pronto. Su misura conviene quando il processo è il modo particolare in cui lavori tu, che è anche il motivo per cui nessun prodotto standard lo copre. I quattro livelli di agente e dove si bloccano i progetti stanno nella guida su [quale agente AI serve alla tua azienda](/guide/sviluppo-agenti-ai-per-aziende/). Come si misura se ha funzionato è [qui](/guide/come-misurare-roi-ai-azienda/). Per una piccola azienda il conto è diverso: la pagina sugli [agenti AI per PMI](/agenti-ai-pmi/) mostra due agenti che si leggono in bilancio. D: Perché due preventivi per la stessa cosa sono così diversi? R: Quasi sempre perché uno include i casi limite, il collaudo con chi userà lo strumento e la manutenzione, e l'altro quota il percorso pulito. Il secondo costa meno e finisce per costare di più, perché le varianti arriveranno comunque e si pagheranno a parte. D: Conviene pagare a progetto o a canone? R: A progetto per la costruzione, a canone per quello che viene dopo. Diffida di chi ti propone solo il progetto senza dire cosa succede quando il modello cambia o l'API del gestionale si aggiorna, perché quel momento arriva sempre. D: Quanto incide il costo dei modelli AI? R: Su un agente aziendale tipico è la voce più piccola, spesso poche decine di euro al mese. Il costo vero è il lavoro umano di capire il processo, collegare i sistemi e collaudare. Chi ti spaventa con i costi dei token sta guardando la parte sbagliata del conto. D: Posso farlo fare internamente? R: Se hai qualcuno che sa programmare e ha tempo dedicato, i casi semplici sì e spesso conviene. Il punto dove l'internalizzazione si rompe non è costruire: è mantenere, perché richiede di seguire un settore che cambia ogni pochi mesi. D: Quanto tempo prima che si ripaghi? R: Dipende dalle ore che toglie. Il conto si fa prima, non dopo: ore risparmiate a settimana per costo orario per settimane lavorative, confrontato con la spesa. Se il conto non torna con numeri prudenti, non tornerà nemmeno dopo. ## Secondo cervello: come si costruisce quello di una persona, prima di quello dell'azienda https://www.martes-ai.com/guide/secondo-cervello-aziendale-come-costruirlo/ Prima del cervello aziendale viene quello individuale: una cartella sul computer che conosce il tuo lavoro. Si costruisce in un pomeriggio, e senza quello nessun sistema aziendale viene interrogato. Prima del cervello aziendale viene quello individuale: **una cartella sul computer** che conosce il tuo lavoro, costruita in un pomeriggio. Senza quel passaggio nessun sistema aziendale viene interrogato, perché le persone non hanno ancora imparato cosa chiedere. Quando in azienda si parla di intelligenza artificiale si parte quasi sempre dall'alto: quale sistema, quale piattaforma, quale progetto. Poi il sistema arriva e nessuno lo interroga. Non perché sia fatto male: perché le persone non hanno ancora l'abitudine di chiedere, e soprattutto non hanno mai visto cosa succede quando lo strumento **conosce il loro lavoro**. Quel passaggio si fa prima, individualmente, e costa un pomeriggio. ## Il problema che risolve Chi usa un assistente AI per la prima volta lo tratta come un motore di ricerca che scrive. Fa una domanda generica, riceve una risposta generica, conclude che non serve granché. La cosa che cambia il giudizio non è un modello migliore. È che lo strumento sappia chi sei, cosa fai, con chi parli e com'è fatto un lavoro fatto bene nel tuo ruolo. Con quel contesto le risposte smettono di essere articoli da rivista e diventano utilizzabili. Il secondo cervello è il posto dove quel contesto vive, invece di essere rispiegato ogni volta. ## Cos'è, concretamente Una cartella sul computer con dentro dei file di testo. Niente di più. È importante che sia questo e non una configurazione dentro un prodotto, per un motivo pratico: gli strumenti cambiano ogni pochi mesi. Una cartella di testo si sposta sul modello nuovo, resta leggibile fra tre anni e non è ostaggio di nessuno. - Chi sei e cosa fai davvero: Non il mansionario: la giornata vera. Quali decisioni prendi, chi ti chiede cosa, su cosa vieni valutato. - Gli interlocutori: Con chi parli e come cambia il registro. Il messaggio a un fornitore storico non è quello a un cliente nuovo. - I vincoli: Cosa non si può dire, quali informazioni non escono, quali passaggi richiedono un'autorizzazione. - Com'è fatto un buon risultato: La parte più preziosa e la più saltata: i criteri che hai in testa e non hai mai scritto. - Gli esempi: Tre o quattro cose fatte da te e che consideri buone. Valgono più di tutte le spiegazioni messe insieme. ## Cosa ci va dentro Cinque cose, in ordine di utilità. **Chi sei e cosa fai davvero.** Non il mansionario: la giornata vera. Quali decisioni prendi, quali no, chi ti chiede cosa, su cosa vieni valutato. **Gli interlocutori.** Con chi parli e come cambia il registro. Il messaggio a un fornitore storico non è quello a un cliente nuovo. **I vincoli.** Cosa non si può dire, quali informazioni non escono, quali formati sono obbligatori, quali passaggi richiedono un'autorizzazione. **Com'è fatto un buon risultato.** La parte più preziosa e la più saltata. Cosa distingue un preventivo ben fatto da uno mediocre, nel tuo mestiere. Sono i criteri che hai in testa e che non hai mai scritto. **Gli esempi.** Tre o quattro cose che hai fatto tu e che consideri buone. Valgono più di tutte le spiegazioni messe insieme, perché il tuo tono si impara leggendoti. ## Come si costruisce senza bloccarsi L'errore che ferma tutti è cercare di scriverlo completo prima di usarlo. Non funziona, perché metà delle cose che serviranno emergono solo mentre lo usi. Il modo che funziona è **farsi intervistare**. Apri l'assistente e chiedigli di farti domande sul tuo lavoro, una alla volta, per capire come lavori. Rispondi parlando normalmente. Alla fine chiedi di organizzare le risposte in un documento. Il risultato dopo un'ora è già utilizzabile, ed è tuo: due persone dello stesso ufficio escono con due documenti diversi, perché fanno lavori diversi anche quando hanno lo stesso ruolo sul biglietto da visita. Da lì si aggiorna mentre si usa. Ogni volta che ti ritrovi a rispiegare qualcosa, quella cosa va aggiunta: è il segnale che mancava. ## Perché viene prima del sistema aziendale Per tre motivi, e sono tutti pratici. **Le persone imparano cosa chiedere.** Una settimana di uso sul proprio lavoro insegna più di qualsiasi spiegazione su cosa questi strumenti sanno e non sanno fare. Quando poi arriva il sistema aziendale, sanno interrogarlo. **Emerge cosa serve davvero.** Le domande che le persone fanno al proprio assistente sono le stesse che faranno a quello aziendale. Raccoglierle è il modo più onesto di decidere quali fonti collegare per prime, molto meglio di una riunione in cui si immagina. **Si vede chi tiene in mano la cosa.** In ogni gruppo emergono due o tre persone che vanno più avanti delle altre. Sono quelle su cui conviene investire, perché saranno loro a tenere viva la cosa quando il fornitore se ne va. ## Il confine con l'azienda Il secondo cervello individuale contiene il modo di lavorare di una persona, e può contenere informazioni aziendali. Valgono le regole di sempre: strumento aziendale e non account personale, e la regola sui dati che non escono. E c'è una domanda da porsi presto, perché diventa scomoda dopo: se quella persona lascia l'azienda, cosa resta? La forma "cartella di file" aiuta, perché è materiale che si può tenere nei sistemi aziendali invece che sul portatile di qualcuno. Cos'è il livello aziendale sta nella guida sul [Company Brain](/guide/company-brain-cosa-e/), e la differenza con un chatbot è [qui](/guide/company-brain-vs-chatbot-aziendale/). Le regole su cosa può uscire stanno nella guida su [AI e GDPR](/guide/intelligenza-artificiale-e-gdpr-in-azienda/). D: Che differenza c'è fra un secondo cervello e il Company Brain? R: La scala e il proprietario. Il secondo cervello è individuale, sta sul computer della persona e conosce il suo lavoro. Il Company Brain è aziendale, collegato ai sistemi dell'organizzazione e governato da permessi. Il primo si costruisce in un pomeriggio, il secondo in settimane. D: Serve saper programmare? R: No. Nella forma base è una cartella con dei documenti di testo che spiegano come lavori, che passi all'assistente all'inizio di ogni conversazione. La parte difficile non è tecnica, è scrivere cosa fai in modo che un altro lo capisca. D: Quanto tempo serve per costruirlo? R: Un pomeriggio per la prima versione utile, e poi si aggiorna mentre lo usi. Chi cerca di scriverlo completo prima di cominciare non lo finisce, perché metà delle cose che serviranno emergono solo usandolo. D: Cosa ci metto dentro? R: Come lavori, con che vincoli, chi sono gli interlocutori, com'è fatto un buon risultato nel tuo ruolo, e gli esempi di cose fatte bene. Gli esempi valgono più delle spiegazioni: un testo che hai scritto tu insegna il tuo tono meglio di qualsiasi descrizione. D: Se cambio strumento devo rifarlo? R: No, ed è il motivo per cui conviene che sia una cartella di file di testo e non una configurazione dentro un prodotto. Il contenuto resta tuo e si sposta, anche quando cambia il modello o l'assistente che usi. ## Shadow AI: cosa fare quando scopri che i dipendenti la usano già https://www.martes-ai.com/guide/shadow-ai-in-azienda/ In quasi tutte le aziende in cui entriamo le persone usano già strumenti AI con account personali, e la direzione non lo sa. Vietare peggiora le cose: ecco cosa funziona. Le persone usano già strumenti AI con account personali, e la direzione quasi sempre non lo sa. **Vietare non funziona**: sposta l'uso fuori dai radar e l'azienda perde l'unica cosa che le serviva, cioè sapere cosa sta uscendo. Quello che funziona è dare uno strumento aziendale e spiegare la differenza. C'è una scena che si ripete in quasi tutte le aziende in cui entriamo. Durante la ricognizione iniziale chiediamo quali strumenti AI usano le persone. Le risposte arrivano, e sono molte più di quante la direzione si aspettasse. Poi mostriamo il quadro complessivo a chi ha commissionato il percorso, e la reazione è quasi sempre la stessa: non lo sapevo. Si chiama shadow AI, e non è un problema di disciplina. È un problema di informazione che l'azienda non ha. ## Perché succede Non per leggerezza. Succede perché queste persone hanno un lavoro da fare e hanno trovato uno strumento che le aiuta. Nella maggior parte dei casi l'hanno scoperto fuori dal lavoro, hanno provato a usarlo su qualcosa di professionale, ha funzionato, e hanno continuato. Nessuno ha mai detto loro che non si poteva, perché nessuno ha mai detto niente. Questo è il punto: **il vuoto di regole non produce astensione, produce uso non tracciato.** ## I tre rischi veri **Le informazioni che escono.** Un account personale gratuito è un servizio per consumatori: i contenuti possono essere usati per migliorare i modelli, e non c'è nessun accordo fra l'azienda e il fornitore. Se qualcuno ci incolla un contratto, un listino o una posizione di un cliente, quell'informazione è uscita e l'azienda non lo sa. **Le decisioni prese su risposte non verificate.** Chi non ha mai ricevuto una spiegazione su come funzionano questi strumenti tende a fidarsi. Il numero inventato, il riferimento normativo che non esiste, il dato plausibile e sbagliato: succede a chi usa lo strumento senza sapere che può succedere. **La dipendenza invisibile.** Processi che ormai passano per uno strumento che l'azienda non conosce, non paga e non controlla. Se quel servizio cambia prezzo, condizioni o sparisce, qualcuno si blocca e nessuno aveva previsto il rischio. Cosa funziona: - Chiedere dentro una ricognizione sul lavoro - Dare uno strumento aziendale utilizzabile - Spiegare la differenza fra account personale e aziendale - Scrivere la regola in tre righe - Mettere al centro chi era già avanti Cosa peggiora le cose: - Vietare: sposta l'uso fuori dai radar - Aprire un'indagine disciplinare - Fare i conti col passato ## Cosa non fare **Vietare.** È la reazione istintiva e produce l'effetto opposto a quello voluto. Il lavoro va fatto comunque, quindi le persone continuano con il telefono personale o da casa. L'uso non diminuisce, diventa solo invisibile, e l'azienda perde l'unica cosa che le serviva davvero. **Aprire un'indagine.** Se la domanda "cosa state usando" arriva come controllo disciplinare, la risposta sarà che non usa niente nessuno. E a quel punto hai chiuso l'unico canale che avevi. **Fare i conti col passato.** Fino a quando l'azienda non ha dato uno strumento e una regola, quelle persone stavano cercando di lavorare meglio senza indicazioni. Il punto di partenza sono le regole da oggi. ## Cosa funziona **Chiedere nel contesto giusto.** La domanda va dentro una ricognizione sul lavoro, non dentro un'ispezione. Formulata come "quali strumenti ti aiutano e su cosa", ottiene risposte vere, perché le persone sono orgogliose di quello che hanno risolto e vogliono raccontarlo. **Dare uno strumento aziendale utilizzabile.** È la mossa che risolve più di tutte le altre messe insieme. Se esiste un account aziendale, con l'addestramento escluso e un contratto in ordine, le persone ci passano da sole: è più comodo, non devono nascondersi e funziona uguale. Se invece lo strumento aziendale è più scomodo di quello personale, torneranno al personale. Vale la pena spendere qualcosa in più perché sia buono. Se il dubbio è quale strumento aziendale dare, i criteri per scegliere fra i due più usati sono nella guida [ChatGPT o Claude per aziende](/guide/chatgpt-o-claude-per-aziende/). **Spiegare la differenza.** Quasi nessuno sa che fra un account gratuito e un piano aziendale cambia cosa succede ai contenuti. Non è una nozione difficile e cambia il comportamento più di qualsiasi divieto, perché le persone capiscono il perché. **Scrivere la regola in tre righe.** Quali strumenti si usano, cosa non esce mai, chi autorizza le eccezioni. Una policy di venti pagine non la legge nessuno. **Mettere al centro chi era già avanti.** Le persone che usavano gli strumenti di nascosto sono le stesse che porteranno avanti la cosa. Trattarle come un problema è uno spreco: sono la risorsa più utile che hai in quel momento. Negli enti pubblici il problema è più acuto, perché i documenti sono pieni di dati di cittadini e imprese. Lì si parte da un elenco dei documenti con un colore per ognuno, come raccontiamo nella guida sull'[AI nella pubblica amministrazione](/guide/intelligenza-artificiale-pubblica-amministrazione/). ## L'incastro con gli obblighi Fare questa operazione non serve solo a dormire tranquilli. È anche il primo dei cinque passi previsti dall'AI Act per una PMI: senza sapere cosa si usa davvero, non si può classificare niente e la valutazione dei rischi resta teoria. Nella [checklist AI Act per le aziende](/guide/ai-act-checklist-compliance-aziende/) l'inventario è il primo controllo, con la prova da conservare e chi se ne occupa. E l'obbligo di formazione dell'articolo 4, in vigore dal 2 febbraio 2025, è esattamente la risposta al secondo dei tre rischi: le persone devono essere messe in condizione di capire lo strumento che hanno in mano. I cinque passi in ordine stanno nella guida su [cosa deve fare una PMI](/guide/ai-act-cosa-deve-fare-una-pmi/), e il semaforo su cosa può uscire è nella guida su [AI e GDPR](/guide/intelligenza-artificiale-e-gdpr-in-azienda/). Il passo dopo le regole è far usare gli strumenti aziendali a tutti: ne parliamo nella guida sull'[AI adoption in azienda](/guide/ai-adoption-aziende/). D: Quanto è diffusa davvero la shadow AI? R: Nelle ricognizioni che facciamo prima dei percorsi, la larga maggioranza dei gruppi dichiara di usare già strumenti AI, quasi sempre con account personali e quasi sempre senza che la direzione lo sappia nei numeri reali. D: Vietare gli strumenti AI risolve? R: No, sposta il problema fuori dai radar. Il lavoro va fatto comunque, quindi le persone continuano a usarli dal telefono o da casa. L'azienda perde l'unica cosa che le serviva: sapere cosa sta uscendo. D: Qual è il rischio concreto? R: Che informazioni aziendali finiscano in servizi per consumatori dove i contenuti possono essere usati per migliorare i modelli, senza contratto e senza tracciabilità. Più il rischio che decisioni vengano prese su risposte mai verificate. D: Come faccio a sapere cosa usano? R: Chiedendolo dentro un contesto che non sembri un'indagine disciplinare. Se la domanda arriva come controllo, la risposta è che non usa niente nessuno. Se arriva dentro una ricognizione sul lavoro, le persone rispondono, perché sono orgogliose di quello che hanno risolto. D: Devo sanzionare chi l'ha usata finora? R: È la strada più rapida per non sapere mai più niente. Fino a quando l'azienda non ha dato uno strumento e una regola, quelle persone stavano solo cercando di lavorare meglio. Il punto di partenza sono le regole da oggi, non i conti col passato.