Il 28 maggio 2026 Anthropic ha aperto il suo primo ufficio in Italia, a Milano. Non è la notizia più grande che riguarda questa azienda - ma è un buon punto di partenza per capire chi è davvero Anthropic, chi la possiede, e come è arrivata a una valutazione di $380 miliardi in soli quattro anni.
Il fondatore e CEO Dario Amodei, italoamericano di padre toscano, ha detto ai suoi investitori qualcosa che raramente si sente nel settore tech: “Avevamo pianificato una crescita di 10x. Ne abbiamo ottenuta una di 80x.” A maggio 2026 l’azienda è in trattative per un round che la valuterebbe oltre $900 miliardi - più di OpenAI. Un IPO è atteso per ottobre.
Chi possiede Anthropic? In sintesi: nessun singolo azionista. I fondatori detengono circa il 17%, Amazon circa il 17%, Google circa il 14%, i dipendenti il 15%, fondi istituzionali e sovrani il rimanente. Nessuno di questi - compreso Amazon e Google - ha diritti di voto o seggi nel board. La governance è nelle mani di un organismo indipendente chiamato Long-Term Benefit Trust.
Chi ha lasciato OpenAI e perché
Febbraio 2021. Dario Amodei era VP of Research di OpenAI, il ruolo tecnico più alto dopo Sam Altman. Aveva guidato lo sviluppo di GPT-2 e GPT-3. A fine 2020, dopo il partnership da $1 miliardo con Microsoft e la svolta commerciale che ne seguì, presenta le dimissioni.
La sua posizione: OpenAI stava subordinando la ricerca sulla sicurezza a lungo termine ai cicli di prodotto. Nei mesi successivi, altri colleghi senior fanno lo stesso. Daniela Amodei, sorella di Dario e VP of Operations. Tom Brown, lead author del paper originale di GPT-3. Jared Kaplan, il fisico che ha scoperto le scaling laws - le leggi matematiche che descrivono come i modelli migliorano con più dati e compute. Jack Clark, Sam McCandlish, Ben Mann, Christopher Olah (il ricercatore più noto nel campo dell’interpretabilità delle reti neurali).
Dario e Daniela sono figli di Riccardo Amodei, nato a Massa Marittima in Toscana. Aprire un ufficio a Milano nel 2026, forse, non è solo una decisione di mercato.
Non è una storia di soldi. Dario sarebbe diventato miliardario restando a OpenAI. È una storia di priorità: quanto sei disposto a rallentare quando pensi che la velocità corrente sia rischiosa? La risposta di Anthropic è stata: abbastanza da fondare una nuova azienda.
Chi possiede Anthropic: la struttura societaria
Anthropic è strutturata come Public Benefit Corporation - una forma societaria che obbliga statutariamente a considerare l’interesse collettivo oltre al profitto. Ma la vera anomalia è il Long-Term Benefit Trust: un organismo di governance con diritti di voto speciali, composto da fiduciari indipendenti focalizzati sulla missione di AI safety. Può eleggere e rimuovere i membri del board. In pratica, nessun investitore - neanche i fondatori - può prendere decisioni strategiche senza il suo consenso.
La struttura proprietaria stimata di Anthropic nel 2026. Nessun azionista ha il controllo singolo.
La parte che fa alzare le sopracciglia: Amazon e Google hanno investito miliardi in un competitor diretto. Amazon ha impegnato fino a $33 miliardi (in cash e cloud compute su AWS). Google fino a $43 miliardi. Entrambe senza un singolo seggio nel board, senza diritti di voto, senza influenza nelle decisioni strategiche.
Perché? Perché in un mercato dove Claude vince circa il 70% dei confronti diretti in ambito enterprise, nessuno dei due poteva permettersi di non esserci. Amazon offre Claude su Bedrock. Google lo integra su Google Cloud. Sono diventati distributori del modello di un competitor. Una situazione senza precedenti nell’industria tecnologica - e un segnale chiaro di dove si trova il potere contrattuale nel 2026.
Da $0 a $380 miliardi: la crescita finanziaria
Anthropic ha raccolto oltre $72 miliardi in più di 18 round di finanziamento. La traiettoria di valutazione è verticale: $4 miliardi nel 2022, $61 miliardi a marzo 2025, $183 miliardi a settembre 2025, $380 miliardi a febbraio 2026. A maggio 2026, secondo Bloomberg e CNBC, è in trattative per un round che valorizzerebbe l’azienda oltre $900 miliardi - più di OpenAI ($852 miliardi). Se chiuso, sarebbe l’ultima raccolta privata prima dell’IPO di ottobre.
Revenue run rate di Anthropic da gennaio 2024 ad aprile 2026.
I numeri del revenue sono ancora più sorprendenti della valutazione. A gennaio 2024, Anthropic fatturava $87 milioni all’anno. Ad aprile 2026, $30 miliardi. Lo stesso modello, la stessa azienda, 18 mesi. Il driver principale è l’enterprise: oltre 300.000 aziende usano Claude tramite API o integrazioni. Più di 1.000 spendono oltre $1 milione all’anno. Tra i clienti: Netflix, Spotify, KPMG, L’Oréal, Salesforce.
Questo livello di concentrazione B2B (80% del revenue da clienti business) è atipico per un’azienda AI. La maggior parte dei competitor genera la quota principale dal consumer. Anthropic ha scelto - o è arrivata - da una posizione diversa: la fiducia degli sviluppatori e dei CTO prima della fiducia degli utenti finali. È una differenza strutturale, non solo di marketing.
Claude: i modelli e il posizionamento competitivo
La famiglia Claude si divide in tre livelli: Haiku (veloce ed economico, per task ad alto volume), Sonnet (bilanciato per la maggior parte dei casi d’uso), Opus (il più potente, per task complessi). Ogni livello viene aggiornato con cadenza regolare. A maggio 2026 la famiglia attiva è Claude 4.x.
La quota di mercato nei chatbot generali è intorno al 10% (contro il 64-68% di ChatGPT e il 18-21% di Gemini). In ambito enterprise però il rapporto si ribalta: Claude vince circa il 70% dei confronti diretti nei deal B2B. Claude Code, lo strumento di coding AI, ha raggiunto $2,5 miliardi di ARR a febbraio 2026. Questi numeri raccontano un’azienda che ha scelto profondità su un segmento specifico invece di inseguire la quota di mercato generale.
Perché Anthropic è diversa (o almeno prova a esserlo)
La differenziazione di Anthropic non è puramente tecnica, ma strutturale. La Constitutional AI è un approccio all’addestramento che incorpora principi etici nel modello stesso, non come filtro esterno. La Responsible Scaling Policy è una politica pubblica che vincola l’azienda a non addestrare o distribuire modelli oltre certi livelli di rischio senza adeguate salvaguardie, definite come AI Safety Levels. Queste non sono dichiarazioni di marketing: sono impegni formali e verificabili.
Il problema - che vale la pena nominare - è che un’azienda con $30 miliardi di revenue run rate e in trattative a $900 miliardi di valutazione ha incentivi strutturali che tendono a competere con la prudenza. La tensione tra “safe AI” come missione e “safe AI” come vantaggio competitivo è reale, e i fondatori lo sanno. La buona notizia è che i due obiettivi non sono necessariamente in contraddizione. La cattiva notizia è che non lo sappiamo ancora per certo.
Quello che sappiamo è che una startup nata nel 2021 per rallentare lo sviluppo dell’AI è oggi una delle aziende tecnologiche a crescita più rapida della storia. E che Amazon e Google - i due maggiori produttori di infrastruttura cloud al mondo - hanno entrambi scommesso su di lei rinunciando a qualsiasi forma di controllo. Vale la pena chiedersi: stanno distribuendo il futuro, o stanno semplicemente comprando un’assicurazione?