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I Livelli di Complessità degli Agenti AI

Dal semplice LLM ai sistemi multi-agente: cosa funziona davvero in produzione e come scegliere il livello di complessità giusto per i tuoi progetti AI.

Ogni settimana esce un nuovo framework per agenti AI. Ogni settimana qualcuno annuncia “il paradigma definitivo”. E ogni settimana, in produzione, i sistemi più affidabili restano quelli più semplici. Non è un caso. È un pattern.

La decisione più critica quando si progetta un sistema AI non è quale modello usare. È decidere quanta complessità serve davvero. La differenza tra una singola chiamata API e un’architettura multi-agente può significare settimane di sviluppo in più, costi 10 volte superiori e un sistema impossibile da debuggare.

Eppure la tentazione di partire con l’architettura più sofisticata è forte. La realtà che vediamo nei progetti con i nostri clienti è diversa: i livelli di complessità degli agenti AI vanno scelti con criterio, non con entusiasmo.

I livelli: dal semplice LLM al multi-agente

Esiste una tassonomia chiara. Cinque livelli, dal più semplice al più complesso. Ogni livello aggiunge potenza - ma anche costi, latenza e complessità di manutenzione. Capire dove ti posizioni è il primo passo per evitare di sovra-ingegnerizzare.

I 5 livelli di complessità
1

LLM aumentato

Singola chiamata API, output strutturato

2

DAG deterministico

Classifica, instrada, percorsi if/else

3

Tool calling agentico

L’AI decide quali strumenti usare in un loop

4

Agent harness

Runtime completo: bash, file system, web, API

5

Multi-agente

Orchestratore + sotto-agenti con contesti separati

Semplicità → ComplessitàAffidabilità → Potenza

Ogni livello aggiunge capacità. Ma anche costi, latenza e superficie di errore.

Livello 1: LLM aumentato

Una singola chiamata API. Structured output. Classificazioni, estrazioni dati, generazione di testo. Costo basso, latenza minima, facilissimo da testare. Se il problema si risolve così, non serve andare oltre. E sorprendentemente spesso si risolve così.

Livello 2: DAG con routing deterministico

Qui si entra nei grafi aciclici diretti (Directed Acyclic Graph). Il sistema classifica l’input - un ticket di assistenza, una richiesta commerciale - e segue un percorso deterministico con regole if/else. Questo è ancora il fondamento dei sistemi AI affidabili in produzione.

Il problema? Quando il DAG cresce, diventa un mostro di Frankenstein. Venti rami, trenta rami, sviluppatori diversi che lavorano su parti diverse del grafo. Il debugging diventa un incubo. Ma è un incubo gestibile - molto più di un agente che “ragiona” in modo imprevedibile.

Livello 3: tool calling agentico

Invece di codificare ogni decisione, dai al modello una serie di tool - database, policy aziendali, invio email - e lasci che l’AI decida quale usare. L’agente ragiona in un loop. È qui che il sistema diventa “agentico” nel senso vero del termine.

Lo sweet spot nella pratica? Combinare livelli 2 e 3. DAG deterministico come struttura portante, tool call solo ai nodi periferici dove la complessità lo richiede. Classificare e instradare in modo deterministico, lasciare autonomia all’AI solo dove serve.

Livello 4: agent harness

Un salto significativo. Non è più solo un LLM con dei tool - è un modello con accesso a un runtime completo: esecuzione bash, file system, ricerca web, API esterne via server MCP. È ciò che alimenta strumenti come Claude Code.

Il Claude Agent SDK permette di replicare queste capacità nelle proprie applicazioni. Potente? Enormemente. Rischioso? Altrettanto. Dare a un’AI accesso al file system e alla rete in produzione senza limiti è come lasciare le chiavi dell’ufficio a un nuovo dipendente il primo giorno - senza supervisione.

Livello 5: orchestrazione multi-agente

L’orchestratore delega a sotto-agenti, ciascuno con la propria finestra di contesto separata. Il problema che risolve è reale: nei task lunghi, il contesto si gonfia al 70-80%. Con i sotto-agenti, ognuno parte fresco, fa la sua ricerca e riporta solo il risultato. Il contesto dell’orchestratore resta pulito.

Ma è ancora molto presto. Chi lo sta testando in produzione riporta inaffidabilità e costi significativi. Un’area in evoluzione rapida, non ancora matura per sistemi business-critical.

Cosa funziona davvero in produzione

Dopo un anno e mezzo di ottimizzazione su sistemi reali di customer care, il pattern che emerge è chiaro.

Il pattern ibrido: DAG + tool call periferici

Input: ticket / richiesta

Classificazione LLM

Deterministica: fatturazione / tecnico / generico

Ramo A

if/else

Ramo B

if/else

Ramo C

tool call

80% deterministico
20% agentico

Il sistema migliore non è il più complesso. È quello che usa il livello giusto per ogni nodo.

DAG deterministico + tool call ai nodi periferici. Il sistema classifica il ticket, lo instrada lungo un percorso definito, e solo quando serve flessibilità - consultare le policy specifiche, richiedere informazioni mancanti - il nodo periferico ha accesso a tool.

Perché funziona?

  • Il DAG è testabile - puoi scrivere unit test per ogni ramo
  • Il debugging è localizzato - sai esattamente dove il flusso ha preso la strada sbagliata
  • I costi sono prevedibili - meno chiamate API, meno token consumati
  • La latenza è bassa - percorsi deterministici senza loop di ragionamento

L’agent harness è il vero differenziatore

Un punto che sfugge nella discussione sugli agenti AI autonomi: non sono i modelli a fare la differenza. È l’harness intorno al modello - l’infrastruttura che gestisce tool, permessi, contesto, retry, sicurezza.

Claude Code non è superiore ad altri strumenti solo per il modello sottostante. È l’agent harness - il modo in cui gestisce file system, permessi, contesto - a renderlo efficace. Per chi costruisce sistemi AI aziendali, investire tempo nella comprensione degli harness disponibili - Claude Agent SDK, LangGraph, Pydantic AI - è più produttivo che inseguire l’ultimo modello. I modelli migliorano ogni mese. Un buon harness resta valido molto più a lungo.

La regola: il livello più semplice che funziona

La tentazione di usare un sistema multi-agente per ogni progetto è comprensibile. È più affascinante, più “all’avanguardia”. Ma in produzione, la complessità ha un costo reale: in latenza, in budget, in ore di debugging.

  • Si risolve con una singola chiamata API? Livello 1
  • Serve classificare e instradare? DAG deterministico
  • Troppi casi limite per il DAG? Aggiungi tool call ai nodi periferici
  • Serve un runtime completo? Agent harness - con estrema cautela
  • Il contesto esplode? Multi-agente - solo se necessario

I livelli si combinano. Il sistema migliore non è quello che usa il livello più alto - è quello che usa il livello giusto per ogni nodo. Tre righe di if/else spesso battono un agente con cinque tool. Non è meno sofisticato. È più intelligente.

Quali sono i livelli di complessità degli agenti AI?

I livelli di complessità degli agenti AI vanno dal più semplice al più avanzato: LLM aumentato (singola chiamata API), DAG con routing deterministico, tool calling agentico, agent harness con accesso a runtime completo e orchestrazione multi-agente. Ogni livello aggiunge capacità ma anche costi, latenza e complessità di manutenzione. In produzione, il pattern più affidabile combina DAG deterministici con tool call solo ai nodi periferici.

Cos'è un agent harness e perché è importante?

Un agent harness è l'infrastruttura che circonda un modello AI dandogli accesso a un runtime completo: esecuzione bash, file system, ricerca web, API esterne. È ciò che rende strumenti come Claude Code così efficaci - non è solo il modello, ma l'harness intorno ad esso.

I DAG sono ancora utili per l'automazione AI aziendale?

Sì, i grafi aciclici diretti (DAG) con routing deterministico restano il fondamento dei sistemi AI affidabili in produzione. Sono più facili da mantenere, testare e debuggare rispetto ai sistemi completamente agentici. I tool call vanno introdotti solo quando la complessità lo richiede davvero.

Come scegliere il livello giusto di complessità per un agente AI?

La regola è usare sempre il livello più semplice che risolve il problema. Partire con un DAG deterministico, introdurre tool call solo ai nodi periferici quando servono, e riservare i sistemi multi-agente ai casi dove il contesto di una singola finestra non è sufficiente.

Qual è la differenza tra un agente AI con tool e un sistema multi-agente?

Un agente con tool usa un singolo LLM che ragiona su quali strumenti chiamare in un loop. Un sistema multi-agente ha un orchestratore che delega a sotto-agenti, ciascuno con la propria finestra di contesto separata. Il contesto dell'orchestratore resta pulito, ma i costi e i tempi di esecuzione aumentano significativamente.